“Kostyantynivka è stata liberata”. Alla presenza del generalissimo Gerasimov, ieri sera un gruppo di militari in tuta mimetica collegati dal fronte, ha annunciato a Putin la conquista della città-fortezza del Donetsk. Il presidente russo si è complimentato con i “coraggiosi” soldati: ha un disperato bisogno di una vittoria per risollevare la sua credibilità e la rodata macchina della propaganda si è subito dedicata ad amplificare la notizia. Kostyantynivka in effetti rappresenta una preda molto importante: è una delle quattro roccaforti che difendono l’ultima parte del Donbass in mani ucraine. La sua caduta aprirebbe la strada verso l’attacco a Kramatorsk, la capitale della zona che continua a resistere.
L’annuncio della conquista
Kostyantynivka è stata realmente occupata dai russi? Ieri pomeriggio due blogger moscoviti con grande seguito nell’esercito la indicavano ancora come una “zona grigia”, dove era in corso la “bonifica” dei quartieri. Le fonti di Kiev invece parlavano di unità…
“Kostyantynivka è stata liberata”. Alla presenza del generalissimo Gerasimov, ieri sera un gruppo di militari in tuta mimetica collegati dal fronte, ha annunciato a Putin la conquista della città-fortezza del Donetsk. Il presidente russo si è complimentato con i “coraggiosi” soldati: ha un disperato bisogno di una vittoria per risollevare la sua credibilità e la rodata macchina della propaganda si è subito dedicata ad amplificare la notizia. Kostyantynivka in effetti rappresenta una preda molto importante: è una delle quattro roccaforti che difendono l’ultima parte del Donbass in mani ucraine. La sua caduta aprirebbe la strada verso l’attacco a Kramatorsk, la capitale della zona che continua a resistere.
L’annuncio della conquista
Kostyantynivka è stata realmente occupata dai russi? Ieri pomeriggio due blogger moscoviti con grande seguito nell’esercito la indicavano ancora come una “zona grigia”, dove era in corso la “bonifica” dei quartieri. Le fonti di Kiev invece parlavano di unità attive ancora in tutto il centro urbano, soprattutto nel distretto nord, e impegnate a contrastare l’avanzata. Insomma, il proclama del Cremlino pare solo una mossa per puntellare l’immagine dello Zar e distrarre l’opinione pubblica interna dai raid dei droni ucraini che hanno reso introvabile la benzina. Già nello scorso autunno il generale Gerasimov aveva comunicato al presidente la capitolazione di Pokrovsk e di Kupyansk, dove invece gli scontri proseguono ancora oggi, anche se nella prima città sono ormai sempre più sporadici.
Il problema è che Kostyantynivka è sicuramente in una situazione critica, dove i difensori non sembrano avere speranze. E’ così da diverse settimane, perché i russi sono riusciti a penetrare nella zona da cui parte l’unica strada per ricevere rifornimenti e rinforzi. Da quasi due mesi per i veicoli è diventato impossibile percorrere questa arteria coperta di reti, perché il cielo è dominato dai droni russi: i soldati si muovono a piedi, camminando nei boschi accanto alla striscia d’asfalto, su cui corrono solo piccoli robot ruotati carichi di munizioni e cibo. Anche questo debole flusso di uomini e materiali da almeno due settimane si sarebbe interrotto.
Una terra desolata di macerie
Kostyantynivka non è più una città: prima dell’invasione aveva 70 mila abitanti, adesso è una terra desolata di macerie. In nove mesi di assedio è stata sbriciolata con centinaia di bombe plananti sganciate dai caccia, ordigni persino da una tonnellata e mezza; con il tiro ininterrotto di artiglieria e razzi; con le picchiate kamikaze di migliaia di droni onnipresenti nell’aria, giorno e notte. La guarnigione può sopravvivere soltanto nelle cantine e nelle condotte delle fogne, trasformate in collegamenti sotterranei. Nei rifugi sono state accumulate scorte di cibo e di proiettili. Ma quando una postazione nascosta nel sottosuolo viene individuata, i russi mandano subito i bombardieri a demolire il palazzo che c’è sopra e seppelliscono vivi i difensori.
I generali di Putin non hanno assaltato Kostyantynivka: l’hanno soffocata. Ogni tentativo di mandare avanti colonne di mezzi corazzati, seppur coperti di griglie e lance come i camion del film “Mad Max”, è stato stroncato dall’azione dei quadricotteri ucraini. Per questo hanno fatto muovere piccole pattuglie, due o cinque fanti per volta, che si sono infilate tra le case e le officine. In queste missioni hanno alternato squadre di volontari poco addestrati, trattati come carne da cannone, a nuclei di incursori preparati e armati fino ai denti. Uno stillicidio, con dozzine di puntate quotidiane. Tantissimi russi sono morti. Una piccola parte si è nascosta nei palazzi, ha piazzato trasmettitori per aumentare il raggio d’azione delle bombe volanti e ha atteso di essere raggiunta da altri compagni. Un edificio alla volta, sono andati a stanare i centri di resistenza.
Il duello per localizzare le centrali di pilotaggio dei droni
La fase decisiva della battaglia è stata un duello per localizzare le centrali di pilotaggio dei droni e le antenne usate per dirigerli. Mosca ha messo in campo reparti specializzati in questa caccia, chiamati Rubikon, che in quattro mesi sono riusciti a prendere il sopravvento: hanno ottenuto il dominio dell’aria, almeno fino a mille metri di quota, dove adesso ci sono solo velivoli teleguidati russi.
Grazie alla copertura degli sciami di quadricotteri, gli invasori si sono mossi sui fianchi dell’abitato, premendo poi verso il centro. A fine maggio hanno iniziato a sbarrare l’accesso all’unica strada per le retrovie, nel punto in cui la mappa dell’insediamento forma una “cuspide”. Lo hanno fatto dall’interno della zona urbana e dall’esterno, spingendo avanguardie verso est che oggi sono arrivate più di dieci chilometri oltre Kostyantynivka. Questa mossa ha di fatto chiuso il cappio. “Avanzando nelle periferie da varie direzioni, la guarnigione nemica è stata divisa in singoli focolai, che abbiamo distrutto uno dopo l’altro”, ha spiegato a Putin il generale Anton Grunis, al vertice della quarta brigata.
La risposta ucraina
Nei giorni scorsi il generale ucraino Viktor Nikoljuk, che comanda tutte le forze del fronte sud, ha detto che si stavano preparando azioni per risollevare la situazione. Nikoljuk non è un ufficiale da scrivania: combatte nel Donbass dal 2014 e sono tutti convinti che farà l’impossibile per non cedere Kostyantynivka a Putin. Le prospettive però sono molto difficili. Il Cremlino ha concentrato uomini, droni e bombe per raggiungere alcuni obiettivi strategici, senza curarsi delle perdite. Anche a Lyman, la cerniera che collega il Donetsk con il Nord, la pressione aumenta.
La città non cede e allora da due giorni i russi hanno lanciato un’offensiva più a sud lungo tre direttrici per isolarla. Più a Nord, da ieri c’è un tentativo di piombare su Sumy, città universitaria molto vicina al confine: sono a dieci chilometri dalla periferia e ieri il centro è stato colpito dalle bombe plananti. Mentre più a sud i combattimenti sono a Huljapole. Le statistiche dicono che negli ultimi due mesi l’avanzata russa è stata di una lentezza senza precedenti. Vero. Ma è avvenuta tutta nei punti chiave. Dal punto di vista militare, prendere Kostyantynivka potrebbe non servire ai russi. Sono state costruite altre linee difensive per fermare la marcia verso Kramatorsk. Occupare il resto del Donetsk è la condizione posta dal Cremlino per chiudere la guerra: tutti gli analisti militari credono che non richiederà mesi di battaglia ma anni.
L’ultima generazione di droni a medio e lungo raggio, diretti dall’intelligenza artificiale, sta concedendo un vantaggio agli ucraini. Che non basta per sconfiggere Mosca. Il Cremlino ha sul campo 640 mila soldati: nonostante la carneficina, sono più di quelli del 2025 perché riesce ancora a trovare volontari che si arruolano in cambio di paghe e benefit straordinari. E perché stanno cominciando a esserci giovani che indossano la divisa per patriottismo: dopo quattro anni e mezzo di slogan che rimpallano dalle scuole ai social, tanti ragazzi pensano che mettere l’uniforme e fare il dronista non sia così male. In Ucraina invece i patrioti combattono dal primo giorno ed è sempre più difficile trovare chi li rimpiazzi.