Trump, il 4 luglio come un comizio: “Identità Usa sotto attacco, non saremo mai un Paese comunista”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON - Ciò che minaccia gli Stati Uniti, nel loro duecentocinquantesimo compleanno, è il comunismo. Non quello della Guerra Fredda, in cui la superpotenza rivale sovietica voleva imporre il proprio modello al mondo, ma quello interno, incarnato dai democratici socialisti alla Zohran Mamdani che stanno vincendo le primarie del loro partito in vista delle elezioni midterm di novembre. Così almeno la pensa Donald Trump, che dopo aver inaugurato qualche giorno fa le celebrazioni per l’anniversario con un comizio elettorale, ieri sera ha usato il discorso tenuto a Mount Rushmore come strumento di propaganda per il prossimo voto. “Vogliono distruggere l’identità del nostro paese, ma non glielo permetteremo”.
Il capo della Casa Bianca è andato sotto alla montagna con i volti scolpiti di quattro predecessori, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln (a cui vorrebbe aggiungere il proprio), …
WASHINGTON - Ciò che minaccia gli Stati Uniti, nel loro duecentocinquantesimo compleanno, è il comunismo. Non quello della Guerra Fredda, in cui la superpotenza rivale sovietica voleva imporre il proprio modello al mondo, ma quello interno, incarnato dai democratici socialisti alla Zohran Mamdani che stanno vincendo le primarie del loro partito in vista delle elezioni midterm di novembre. Così almeno la pensa Donald Trump, che dopo aver inaugurato qualche giorno fa le celebrazioni per l’anniversario con un comizio elettorale, ieri sera ha usato il discorso tenuto a Mount Rushmore come strumento di propaganda per il prossimo voto. “Vogliono distruggere l’identità del nostro paese, ma non glielo permetteremo”.
Il capo della Casa Bianca è andato sotto alla montagna con i volti scolpiti di quattro predecessori, George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln (a cui vorrebbe aggiungere il proprio), per rivolgersi agli americani alla vigilia dell’appuntamento storico di oggi. Ancora una volta però, invece di parlare a tutto il Paese per provare ad unificarlo almeno in questa occasione, ha preferito la polarizzazione, perché lo aiuta sul piano elettorale.
All’inizio ha ripetuto un po’ di luoghi comuni sull’unicità dell’esperimento Usa, tipo "abbiamo la Costituzione più giusta e duratura della Terra. Siamo il Paese più forte e potente della Terra e, per grazia di Dio, gli Stati Uniti sono la nazione di maggior successo, dai risultati più straordinari e più apprezzati che siano mai esistiti nella storia dell'umanità. Ed è un onore essere vostro presidente". Quindi ha aggiunto: "Le parole della nostra Dichiarazione d’indipendenza hanno scatenato un terremoto: hanno avviato una rivoluzione che non si è mai conclusa e continua ancora oggi".
Compiuto questo dovere istituzionale, Trump è passato alla parte del discorso che più gli premeva, per avvertire che l'identità americana “è sotto un nuovo attacco di radicali ed estremisti interni. Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se ci comportiamo da stupidi”. Il presidente ha specificato quale sarebbe la minaccia: “Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non voglia lavorare. Il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora. È un fallimento totale. Guardate le persone che lo promuovono. Alla vigilia di questo duecentocinquantesimo anniversario della libertà americana, dichiariamo e giuriamo che l'America non sarà mai un Paese comunista”.
Trump ha avvertito che dopo aver “combattuto e vinto la Guerra Fredda contro il comunismo, assistiamo oggi a una recrudescenza di tale minaccia nella nostra terra, alimentata anche da chi è appena arrivato nel nostro Paese e abbraccia idee diametralmente opposte al nostro stile di vita. Non si tratta di semplici divergenze politiche, come quelle su tasse o regolamenti. Il comunismo rappresenta una minaccia mortale per la libertà americana. È la minaccia più grave che il nostro Paese abbia mai affrontato, superando persino la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, Pearl Harbor o l'11 settembre”.
Questo perché il comunismo “è nemico dei popoli liberi ovunque essi siano. È nemico della Costituzione. Soprattutto, è nemico del 4 luglio 1776. Mentre radicali ed estremisti attaccano a piè sospinto la nostra straordinaria storia, tacciono sulla storia nefasta del comunismo stesso. Il loro sistema ha causato più morte e distruzione di qualsiasi altro sistema mai sperimentato: nel secolo scorso ha ucciso 100 milioni di persone. Il comunismo è l'esatto opposto della vita, della libertà e della ricerca della felicità: è morte, tirannia e ricerca del male”.
E poi non ha religione: “La morale comunista, priva di Dio, sostiene che qualsiasi mezzo sia giustificato per realizzare le visioni disumane che propugna. Non nutre alcun rispetto per la legge, la giustizia, i principi, la tradizione o i diritti conferiti da Dio. È un'ideologia fondata su furto, controllo, menzogne e omicidi di massa. Tali dottrine non possono trovare spazio in una democrazia, poiché la prima cosa che fanno, una volta al potere, è distruggerla, proprio come hanno fatto i comunisti in altri Paesi di tutto il mondo. In altre parole, il comunismo incarna le idee e gli abusi peggiori della storia, perpetrati dalle persone peggiori. La fondazione dell'America rappresenta invece le idee e le tradizioni migliori della storia, opera delle persone migliori. Si può essere leali a Karl Marx oppure all'America. Si può essere comunisti o patrioti. Non si può essere entrambe le cose”.
La mossa del presidente è chiara: usare il discorso alla vigilia del 4 luglio a scopi elettorali, per impaurire gli americani e spingerli a votare per i repubblicani a novembre, anche se il Partito comunista non ha alcuna possibilità di vincere le midterm. A questo scopo è tornato a fare pressione sul Congresso affinché approvi il Save America Act, la legge con cui vuole influenzare la consultazione ostacolando gli avversari. Non c’è spazio per i temi o i valori comuni che uniscono. Lui è l’America, e quindi chiunque non stia con lui va emarginato.