PARIGI – A poche ore dalla decisione della Corte d’appello sull’ineleggibilità di Marine Le Pen, il Rassemblement National ha annunciato alcuni tasselli della squadra per le presidenziali. Il direttore della campagna sarà l’eurodeputato Julien Sanchez, mentre la comunicazione sarà affidata a Nolwenn Olivier, nipote di Le Pen ed ex compagna di Jordan Bardella. È il tentativo di rassicurare il clan lepenista, nel caso in cui la leader fosse costretta a fare un passo indietro. Sarebbe un passaggio clamoroso, per un partito a egemonia familiare dal lontano 1972.
«È qualcosa di inimmaginabile. Molti di noi hanno quasi un blocco psicoanalitico a visualizzare questo scenario», confida un lepenista in un café parigino, chiedendo riservatezza. Dietro le quinte, la …
PARIGI – A poche ore dalla decisione della Corte d’appello sull’ineleggibilità di Marine Le Pen, il Rassemblement National ha annunciato alcuni tasselli della squadra per le presidenziali. Il direttore della campagna sarà l’eurodeputato Julien Sanchez, mentre la comunicazione sarà affidata a Nolwenn Olivier, nipote di Le Pen ed ex compagna di Jordan Bardella. È il tentativo di rassicurare il clan lepenista, nel caso in cui la leader fosse costretta a fare un passo indietro. Sarebbe un passaggio clamoroso, per un partito a egemonia familiare dal lontano 1972.
«È qualcosa di inimmaginabile. Molti di noi hanno quasi un blocco psicoanalitico a visualizzare questo scenario», confida un lepenista in un café parigino, chiedendo riservatezza. Dietro le quinte, la battaglia tra i due clan è cominciata e nonostante i comizi insieme, l’ultimo questo weekend, la distanza è anche fisica. Le Pen è sempre in Parlamento a guidare il gruppo dei “suoi” deputati mentre Bardella ha preso le redini del partito, risanando i conti e proseguendo il percorso di normalizzazione. Lei, pur azzoppata in questi mesi dal processo, si è battuta per mantenere il controllo del Rn e restarne la “leader naturale”. Ma se oggi pomeriggio i magistrati confermeranno una condanna superiore a due anni di ineleggibilità, la figlia di Jean-Marie Le Pen dovrà cedere il posto al giovane erede di origini italiane.
Qualcuno nel suo entourage dubita anche che abbia voglia di fare la campagna elettorale di Bardella che ha cominciato a prepararsi da mesi. «È serena, ma evita di parlarne di quello che farà in quel caso», ammette il consigliere, che invita a non sottovalutare l’impatto emotivo della sentenza e vede anche un possibile gesto più eclatante. «Marine potrebbe dire: sono trent’anni che mi faccio il mazzo, adesso vedetevela voi, ciao». Di sicuro, nessuno la vede nei panni della premier, sotto un Bardella all’Eliseo. «È stata la numero uno per vent’anni e non diventerà mai l’esecutrice di qualcuno. Per di più di qualcuno che lei ha creato e lanciato». I fedelissimi della leader storica temono una progressiva epurazione se Bardella dovesse conquistare definitivamente la guida del partito. L’eventuale candidato avrà bisogno di smarcarsi. «Se fa esattamente come lei, i nostri avversari diranno che è una marionetta. Se invece se ne distanzia troppo, diranno che è un traditore» sottolinea il dirigente lepenista che però continua a proiettarsi solo nell’opzione in cui «Marine» possa, nonostante tutto, rimanere la candidata all’Eliseo. A quel punto, bisognerà scrutare la reazione di Bardella che in alcuni sondaggi ha superato la sua mentore e viene inseguito dai paparazzi per la relazione con la principessa Maria Carolina Borbone delle Due Sicilie.