Potrebbe essere una svolta. O l’ennesima cortina di fumo. Hamas ha annunciato ieri la dissoluzione dell’esecutivo che controlla Gaza per fare spazio al comitato di tecnocrati palestinesi indicato mesi fa dal Board of Peace, l’ente internazionale incaricato di sovraintendere al futuro della Striscia e ai piani di ricostruzione secondo il cessate il fuoco mediato da Donald Trump. Da mesi il comitato è bloccato al Cairo in attesa di entrare nella Striscia. Ismail al-Thawabta, funzionario del governo di Hamas, ha sottolineato che «il personale tecnico e professionale» rimarrà al proprio posto per gestire le attività quotidiane.
L’uomo non ha però specificato se il passaggio è preliminare al disarmo o al trasferimento della gestione della sicurezza a una forza internazionale: è sulle armi, infatti, che da mesi si gioca il braccio di ferro con Israele. Il governo di Netanyahu rifiuta di far partire la ricostruzione e anche di far entrare i macchinari necessari allo sgombero delle macerie se…
Potrebbe essere una svolta. O l’ennesima cortina di fumo. Hamas ha annunciato ieri la dissoluzione dell’esecutivo che controlla Gaza per fare spazio al comitato di tecnocrati palestinesi indicato mesi fa dal Board of Peace, l’ente internazionale incaricato di sovraintendere al futuro della Striscia e ai piani di ricostruzione secondo il cessate il fuoco mediato da Donald Trump. Da mesi il comitato è bloccato al Cairo in attesa di entrare nella Striscia. Ismail al-Thawabta, funzionario del governo di Hamas, ha sottolineato che «il personale tecnico e professionale» rimarrà al proprio posto per gestire le attività quotidiane.
L’uomo non ha però specificato se il passaggio è preliminare al disarmo o al trasferimento della gestione della sicurezza a una forza internazionale: è sulle armi, infatti, che da mesi si gioca il braccio di ferro con Israele. Il governo di Netanyahu rifiuta di far partire la ricostruzione e anche di far entrare i macchinari necessari allo sgombero delle macerie se non ci sarà un disarmo effettivo da parte di Hamas. Il risultato è uno stallo che, giorno dopo giorno, complica una già difficile situazione. E che potrebbe non sbloccarsi neanche ora: «Le presunte dimissioni del governo di Hamas, con tutti i membri del movimento che restano al loro posto, sono una manovra mediatica priva di significato», ha detto un funzionario israeliano all’agenzia Reuters.
La maggior parte della popolazione di Gaza - 2,1 milioni di persone - vive nella metà del territorio controllata da Hamas. Oltre la linea gialla – zona sotto controllo dell’esercito israeliano – ci sono solo i gruppi di combattenti considerati vicini a Israele. Secondo l’agenzia umanitaria Onu per le emergenze, Ocha, gli abitanti di Gaza «sono ancora privi dell’essenziale: sicurezza, un riparo, acqua pulita, assistenza sanitaria e istruzione».