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De Blasio: “Per Trump esiste un solo tipo di rapporto: obbedienza e sottomissione”

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L’ex sindaco di New York: “La premier si è sbagliata pensava che restargli molto vicina le avrebbe garantito un rapporto stabile e coerente”
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Bill De Blasio ha lavorato con Donald Trump quando era sindaco di New York per i democratici. Ne conosce il carattere, i capricci, l’imprevedibilità, le strategie. Il presidente americano “è capace di essere amico di qualcuno, poi attaccarlo e poi tornare a essergli amico”, dice collegato da una strada di Manhattan, mentre sta per andare in palestra.

Al vertice di Ankara Trump ha fatto una dichiarazione più morbida rispetto al post in cui chiedeva un ordine restrittivo per Meloni. Che idea si è fatto di questa vicenda?

“Credo che Meloni abbia commesso un errore fondamentale: pensava che restargli molto vicina le avrebbe garantito un rapporto stabile e coerente. Ma chiunque abbia osservato Trump sa che con lui questo non è mai possibile. E penso che gli italiani abbiano detto col referendum quello che pensano di questa eccessiva vicinanza e di questa parziale cessione di autonomia”.

Il presidente degli Stati Uniti ha ripetuto che il motivo della distanza che si è creata tra loro è il m…

Bill De Blasio ha lavorato con Donald Trump quando era sindaco di New York per i democratici. Ne conosce il carattere, i capricci, l’imprevedibilità, le strategie. Il presidente americano “è capace di essere amico di qualcuno, poi attaccarlo e poi tornare a essergli amico”, dice collegato da una strada di Manhattan, mentre sta per andare in palestra.

Al vertice di Ankara Trump ha fatto una dichiarazione più morbida rispetto al post in cui chiedeva un ordine restrittivo per Meloni. Che idea si è fatto di questa vicenda?

“Credo che Meloni abbia commesso un errore fondamentale: pensava che restargli molto vicina le avrebbe garantito un rapporto stabile e coerente. Ma chiunque abbia osservato Trump sa che con lui questo non è mai possibile. E penso che gli italiani abbiano detto col referendum quello che pensano di questa eccessiva vicinanza e di questa parziale cessione di autonomia”.

Il presidente degli Stati Uniti ha ripetuto che il motivo della distanza che si è creata tra loro è il mancato appoggio dell’Italia alla guerra in Iran.

"Il che è incredibile, perché neanche gli americani sostengono quella guerra. Era naturale che Meloni prendesse la posizione che ha preso, ma penso che la lite fosse un esito inevitabile, perché è stata lei stessa a creare fin dall’inizio un rapporto sbilanciato”.

Che tipo di rapporti privilegia Trump?

“L’unica cosa che capisce è la totale sottomissione, come quella di Gianni Infantino. Il capo della Fifa è l’esempio perfetto. Offre l’unica cosa che Trump apprezza davvero: l’obbedienza assoluta”.

Meloni non ha corteggiato solo Trump, ma anche l’ideologia Maga, vicina , se non sovrapponibile quella che ha costruito per la sua destra. Un errore?

“Assolutamente sì, e il tempo sta dimostrando che è stata una strategia sbagliata. Credo che la destra abbia iniziato a convincersi che fosse arrivato il suo momento e che il mondo stesse andando definitivamente nella sua direzione. In realtà non è così. La Brexit si è rivelata sotto molti aspetti un fallimento. Lo stesso vale per l’esperienza di Orbán. E anche altrove si vede che la destra ha avuto un momento di slancio, ma non un successo duraturo, perché le sue strategie non funzionano. In Canada, il candidato conservatore ha cercato di assomigliare il più possibile a Trump, ma la strategia gli si è ritorta contro. Meloni ha creduto che Trump sarebbe stato coerente e che il movimento MAGA rappresentasse la maggioranza degli americani. Non è mai stato così”.

Ma lo ha portato a vincere le elezioni.

“Trump ha vinto entrambe le elezioni anche per i problemi del Partito Democratico e per il particolare momento storico. Ma sono sempre state elezioni molto combattute. E oggi il suo indice di approvazione è intorno al 30%. Se Meloni voleva costruire un rapporto con l’America, e non semplicemente con Trump, ha commesso un errore enorme”.

È mai stato possibile per Meloni fare da ponte tra Trump e l’Europa? L’impressione è che Trump, i ponti con l’Europa, li voglia demolire.

"Non credo fosse sbagliato tentare di svolgere un ruolo di mediazione. Pur non condividendo le sue idee, le riconosco il merito di averci provato. Lo stesso vale per Starmer. Ma pensare che potesse essere qualcosa di più di una soluzione temporanea era un errore. Trump non attribuisce alcun valore all’Europa e soprattutto non ha una strategia coerente. Se il suo vero obiettivo fosse contenere la Cina, la scelta più logica sarebbe rafforzare l’alleanza con l’Unione europea”.

Sembra più interessato ai rapporti con la Russia che con Italia, Francia o Gran Bretagna.

“Ci sono almeno due elementi. Non conosciamo tutti i fatti, ma è abbastanza evidente che il denaro russo lo abbia sostenuto nei momenti peggiori della sua carriera imprenditoriale ed è forte il sospetto che vi siano stati rapporti poco limpidi e che questo spieghi almeno in parte la sua vicinanza. Poi c’è un’evidente affinità con i dittatori, con gli uomini forti. Fa parte della sua personalità. Ma c’è anche un’altra componente: un anticomunismo molto antico. Come saprà, uno dei suoi grandi mentori fu Roy Cohn”.

L’avvocato newyorchese ossessionato dai comunisti e seguace del maccartismo.

“Trump ne è stato profondamente influenzato e non se n’è mai davvero liberato. Lo si vede ancora oggi. Basta ascoltare quello che dice sulle primarie democratiche di New York: descrive il Partito Democratico come se fosse sul punto di trasformarsi in un partito comunista deciso a conquistare il Paese. È un’idea completamente scollegata dalla realtà. Ha quindi una sorta di anticomunismo ancestrale che lo porta naturalmente verso le destre e gli fa vedere il mondo in modo profondamente distorto”.

Alcuni sostengono che non ragioni più lucidamente.

"Non credo sia pazzo. E non penso nemmeno che l’età sia il fattore decisivo. Ha sempre creduto che mantenere tutti nell’incertezza e comportarsi in modo imprevedibile fosse una strategia vincente. Quando si candidò la prima volta alle primarie repubblicane e fece dichiarazioni scioccanti, fu una scelta intelligente. Aveva capito che la base repubblicana voleva rompere con il passato. Quella imprevedibilità funzionava. Oggi invece siamo arrivati all’imprevedibilità fine a sé stessa. E questo non funziona più, anche perché le sue esigenze ormai entrano continuamente in conflitto tra loro”.

Quindi pensa stia pagando un prezzo politico?

“Senza alcun dubbio. Il prezzo potrebbe manifestarsi già alle prossime elezioni. Se dovesse perdere una delle due Camere del Congresso, perderebbe una parte importante del suo potere. Anche il suo partito sta iniziando a preoccuparsi. Si vedono piccoli segnali: molti repubblicani stanno prendendo lentamente le distanze da lui, soprattutto quelli che rappresentano Stati politicamente più equilibrati. Temono di essere troppo identificati con Trump. La sua strategia dell’imprevedibilità ha finito per creare un caos che non produce risultati. Non sta ottenendo successi sull’economia, né in politica estera. E gli americani lo vedono. Tutto questo sta già producendo conseguenze politiche molto rilevanti”.

Pensa che questo caos abbia creato anche paura tra i cittadini?

“Direi più ansia che paura. Trump genera una diffusa sensazione di ansia. Le sue politiche hanno fatto aumentare i prezzi, soprattutto quelli della benzina dopo la guerra con l’Iran, e molte persone si sentono meno sicure. Per altri, soprattutto a causa dei raid dell’ICE contro gli immigrati, si è diffusa la sensazione di un governo fuori controllo. Non parlerei di una paura generalizzata, ma certamente della convinzione che il mondo sia meno sicuro e che si stia andando nella direzione sbagliata. E anche questo ha enormi conseguenze politiche, perché quando gli elettori percepiscono una situazione del genere tendono a cambiare direzione molto rapidamente”.

È possibile che questo suo prendere le distanze da Meloni serva anche a favorire un’estrema destra ancora più radicale in Europa? Vannacci in Italia, l’AfD in Germania, a Farage. Trump è ancora vicino a Steve Bannon: potrebbero coltivare un’estrema destra alternativa a Meloni, oppure è fantapolitica?

“È possibile, ma non credo che sia la sua priorità. Trump improvvisa molto più di quanto si immagini e vive soprattutto nel momento presente. Ha una psicologia molto immatura e profondamente narcisistica. Credo che per lui la questione sia molto semplice: si aspettava che Meloni fosse con lui su qualsiasi tema, sempre. Quando lei ha giustamente detto di non poter condividere la sua posizione sull’Iran, lui l’ha vissuta come un tradimento”.

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