✕

La donna dell’attentato di Monaco uccisa a Kiev: arrestati due agenti

(fotogramma)

Ascolta l'audio

Aveva collocato l’ordigno che ha ferito un’oligarca e la sua famiglia. Un ex poliziotto e un ufficiale in servizio, hanno confessato
2 minuti di lettura

Sei giorni dopo essere rientrata in Ucraina, Anastassia Berezovska è stata uccisa dagli stessi uomini che l’avevano reclutata per piazzare la bomba nel Principato di Monaco. Il cadavere della 39 enne è stato ritrovato nella periferia di Kiev. Le hanno sparato alla testa. Due uomini, un ex poliziotto e un ufficiale in servizio del Gur, l’intelligence militare del ministero della Difesa ucraino, sono stati arrestati e hanno ammesso il delitto. Una «camera delle torture» è stata scoperta. Ed è solo l’inizio di una spy story destinata a complicarsi.

La polizia ucraina, che indaga insieme ai servizi segreti e alla procura generale, non ha specificato il luogo dove è stato rinvenuto il corpo. Ha però sottolineato che, per terra, c’erano dei bossoli di pistola. La donna è sospettata di essere l’attentatrice che la mattina del 29 giugno scorso ha fatto esplodere un ordigno all’ingresso del palazzo di lusso dove vive, almeno dal 2021, il ricchissimo investitore cipriota di origini ucraine Vadi…

Sei giorni dopo essere rientrata in Ucraina, Anastassia Berezovska è stata uccisa dagli stessi uomini che l’avevano reclutata per piazzare la bomba nel Principato di Monaco. Il cadavere della 39 enne è stato ritrovato nella periferia di Kiev. Le hanno sparato alla testa. Due uomini, un ex poliziotto e un ufficiale in servizio del Gur, l’intelligence militare del ministero della Difesa ucraino, sono stati arrestati e hanno ammesso il delitto. Una «camera delle torture» è stata scoperta. Ed è solo l’inizio di una spy story destinata a complicarsi.

La polizia ucraina, che indaga insieme ai servizi segreti e alla procura generale, non ha specificato il luogo dove è stato rinvenuto il corpo. Ha però sottolineato che, per terra, c’erano dei bossoli di pistola. La donna è sospettata di essere l’attentatrice che la mattina del 29 giugno scorso ha fatto esplodere un ordigno all’ingresso del palazzo di lusso dove vive, almeno dal 2021, il ricchissimo investitore cipriota di origini ucraine Vadim Ermolaev, 58 anni, sanzionato da Kiev per le sue attività commerciali con la Crimea annessa dalla Russia. Tre feriti gravi, ricoverati all’ospedale di Nizza: Ermolaev, la sua compagna e il figlio di 13 anni.

La giustizia monegasca, dopo la visione dei nastri delle telecamere di sorveglianza che ha permesso di identificare l’attentatrice da un tatuaggio, ha lanciato una caccia internazionale per Berezovska, emettendo una red notice nel sistema Interpol. Secondo la polizia di Kiev, era tornata in Ucraina il primo luglio e si era messa in contatto con la famiglia e con i due uomini poi arrestati, i quali più volte avevano trasferito soldi sul suo conto corrente, anche in forma di criptovaluta. Sono accusati di essere gli organizzatori del tentato omicidio dell’oligarca.

Le autorità ucraine hanno inoltre riferito di aver scoperto, nel seminterrato della casa dell’ex poliziotto, una «camera delle torture». La Procura generale ha pubblicato un video che sembra mostrare quel luogo. Si vede una persona scendere in una cantina dove appaiono una piccola ascia e un piccone appoggiati a una parete, oltre a un telo di plastica verde sul pavimento. Nel video si notano delle macchie rosse sul pavimento.

«Tutte le informazioni di cui dispongono le forze dell’ordine ucraine sono state trasmesse ai servizi investigativi del Principato di Monaco». In un comunicato martedì sera, il procuratore generale di Monaco, Stéphane Thibault, ha confermato di essere stato informato «del ritrovamento del corpo di una donna che potrebbe essere quella indicata dal mandato d’arresto monegasco» e dell’arresto di due persone «che potrebbero essere intervenute» nella preparazione dell’attacco.

Anastassia Berezovska parlava tedesco. Il suo ultimo domicilio conosciuto era a Francoforte. Dopo l’attentato aveva attraversato a piedi la frontiera con la Francia nei pressi di Beausoleil, dove era salita su un’auto affittata in Germania e si era diretta in Italia. Dove sia stata e cosa abbia fatto è ancora oggetto di inchiesta. Venerdì, la Procura generale di Monaco aveva già dichiarato che gli elementi raccolti, in particolare la fattura sofisticata della bomba, sembravano indicare che la donna, che la sera dei fatti si era travestita da uomo indossando un cappello nero a tesa larga, non avesse agito da sola. Il sospetto, da subito, era che dietro a tutta questa storia ci fosse la mano di uno Stato estero.

Leggi i commenti