Il futuro dell’Ucraina e dell’Europa non può essere deciso né da Donald Trump né da Vladimir Putin. L’Europa è costituita da nazioni sovrane che oggi più che mai devono unirsi e collaborare per non permettere a nessuno di prendere decisioni pericolose che non porteranno a una pace giusta. Non possono più stare a guardare, sperando che americani o russi non facciano loro del male. Devono organizzare la loro difesa». Il generale a riposo Ben Hodges è stato al vertice del Comando dell’esercito degli Stati Uniti in Europa fra il 2014 e il 2017, dopo aver guidato le truppe in Iraq e Afghanistan e ha rivestito anche il ruolo di “Nato Senior Mentor for Logistics”.
Cosa si aspetta dal vertice di Ankara?
«L’obiettivo numero uno dev’essere la coesione dell’alleanza: i leader devono uscirne più uniti e le eventuali discussioni devono essere costruttive: sarebbe un grave errore dare ai russi l’idea che manchi la reale volontà di difendersi a vicenda. Bisogna poi trasformare gli impegni finanziari…
Il futuro dell’Ucraina e dell’Europa non può essere deciso né da Donald Trump né da Vladimir Putin. L’Europa è costituita da nazioni sovrane che oggi più che mai devono unirsi e collaborare per non permettere a nessuno di prendere decisioni pericolose che non porteranno a una pace giusta. Non possono più stare a guardare, sperando che americani o russi non facciano loro del male. Devono organizzare la loro difesa». Il generale a riposo Ben Hodges è stato al vertice del Comando dell’esercito degli Stati Uniti in Europa fra il 2014 e il 2017, dopo aver guidato le truppe in Iraq e Afghanistan e ha rivestito anche il ruolo di “Nato Senior Mentor for Logistics”.
Cosa si aspetta dal vertice di Ankara?
«L’obiettivo numero uno dev’essere la coesione dell’alleanza: i leader devono uscirne più uniti e le eventuali discussioni devono essere costruttive: sarebbe un grave errore dare ai russi l’idea che manchi la reale volontà di difendersi a vicenda. Bisogna poi trasformare gli impegni finanziari dell’Aja in capacità operative: non per compiacere la Casa Bianca, ma perché è la cosa giusta da fare. Terzo, mi aspetto una forte dimostrazione di sostegno all’Ucraina: è nell’interesse di tutti che sconfigga la Russia».
Il presidente Trump sembra aver assunto di nuovo una posizione accondiscendente con il Cremlino.
«Quando Trump parla di pace con Putin bisogna essere molto scettici. Il leader russo vuole una pace che gli permetta di tenersi ciò che ha già preso con la forza. Purtroppo, l’amministrazione Usa ha sbagliato dall’inizio: comportandosi come se le rivendicazione russe sul territorio ucraino avessero una qualche validità, comportandosi come se Mosca fosse un membro onesto e responsabile della comunità internazionale».
La Nato è a una svolta decisiva, cui contribuisce l’annunciato disimpegno americano. L’Alleanza può sopravvivere a un minor coinvolgimento americano?
«Se si sommano le economie, le ricchezze, il numero di abitanti, le tecnologie a disposizione, gli eserciti e l’industria della difesa di tutti i Paesi membri, esclusi gli Stati Uniti, il risultato è di una potenza enorme, senza paragoni. Manca però la fiducia in sé stessi degli europei, insieme a una certa volontà politica. Ma si stanno facendo passi avanti ed entro un paio d’anni vi guarderete indietro dicendo: “Perché abbiamo avuto tanta paura della nostra ombra?”. Semmai mi turba un’altra cosa...»
Quale?
«È assolutamente appropriato che un’amministrazione riveda le proprie priorità globali, i propri interessi, e decida di redistribuire le proprie risorse militari in maniera lucida. È accaduto ogni singolo anno della mia carriera militare. Ciò che m’indispettisce è sentire il segretario alla guerra Hegseth parlare di punire o premiare gli alleati: come se la presenza di truppe statunitensi fosse una ricompensa per il buon comportamento di qualcuno o per l’essere pro-Trump. Mentre ritirarle è un modo per punire chi non è allineato. Un atteggiamento strategicamente ridicolo e infantile. Gli americani di stanza in Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, sono sì un contributo alla Nato: ma sono anche lì per proteggere gli interessi americani. Ritirare, che so, le truppe dalla Baviera perché si è scontenti del governo tedesco, danneggia innanzi tutto gli Stati Uniti. Il fatto che sia stata decisa la sospensione della rotazione in Polonia, salvo ripristinarla tre giorni dopo, dimostra che c’è troppo caos».
Trump è arrivato ad Ankara rivendicando di nuovo la Groenlandia. E alla vigilia del vertice ha attaccato un’altra volta la premier italiana Meloni. Un atteggiamento poco costruttivo.
«Trump ha reso Meloni la premier più popolare del pianeta, per come gli ha tenuto testa. Per la maggior parte degli americani il suo comportamento è imbarazzante. Non capisce le alleanza così come non comprende il calcio. Spero che si contenga e non rovini il vertice. Ma proprio per questo dico che l’Europa e i suoi leader devono agire con sicurezza e unirsi. Senza più umiliarsi con lui, cosa che mi sembra stiano imparando - più o meno a loro spese - tutti».
Come immagina la futura postura della Nato?
«Determinata da piani sviluppati per la difesa regionale del fronte orientale, con ampie risorse disponibili o che possono essere impiegate rapidamente. Bisogna solo augurarsi che le scelte future siano strategiche e non politiche».