ANKARA – Non sorprende, in realtà, che Trump insista sulla Groenlandia, perché la Casa Bianca aveva anticipato che lo avrebbe fatto già nel briefing tenuto con i giornalisti per presentare il vertice di Ankara. Lo fa per motivi di carattere, perché non gli piace sentirsi disobbedito, ma anche per ragione geopolitiche, strategiche e soprattutto economiche. Questi interessi secondo lui vengono prima della sopravvivenza del rapporto con i migliori alleati storici degli Stati Uniti, che peraltro non considera più tali.
Durante il briefing con i giornalisti, due alti funzionari dell’amministrazione avevano annunciato il problema così: «La nostra posizione resta che lo sbocco migliore sarebbe l’acquisto della Groenlandia. Rimaniamo disponibili ad ascoltare le soluzioni alternative proposte dal segretario generale della Nato Rutte, ma continuiamo a pensare che la questione verrebbe risolta nell’interesse di tutti solo se gli Usa prendessero il controllo diretto della regione».
ANKARA – Non sorprende, in realtà, che Trump insista sulla Groenlandia, perché la Casa Bianca aveva anticipato che lo avrebbe fatto già nel briefing tenuto con i giornalisti per presentare il vertice di Ankara. Lo fa per motivi di carattere, perché non gli piace sentirsi disobbedito, ma anche per ragione geopolitiche, strategiche e soprattutto economiche. Questi interessi secondo lui vengono prima della sopravvivenza del rapporto con i migliori alleati storici degli Stati Uniti, che peraltro non considera più tali.
Durante il briefing con i giornalisti, due alti funzionari dell’amministrazione avevano annunciato il problema così: «La nostra posizione resta che lo sbocco migliore sarebbe l’acquisto della Groenlandia. Rimaniamo disponibili ad ascoltare le soluzioni alternative proposte dal segretario generale della Nato Rutte, ma continuiamo a pensare che la questione verrebbe risolta nell’interesse di tutti solo se gli Usa prendessero il controllo diretto della regione».
Il primo motivo per cui Trump ci tiene è la semplice ambizione personale di diventare il presidente che ha allargato i confini del paese più di ogni altro predecessore. Sarebbe un’eredità storica indelebile, che lo metterebbe davanti a tutti i colleghi.
Il secondo è che in Groenlandia ci sarebbero enormi affari da concludere grazie allo sfruttamento delle risorse naturali, e nella sua mente solo Washington ha i mezzi per farlo. Questo sviluppo infatti richiederebbe ricerche scientifiche e poi attività sul terreno che gli europei non vogliono e non possono condurre, mentre le aziende americane nei settori dell’energia e dei minerali sarebbero pronte.
Il terzo è geopolitico, perché Trump è convinto che se non lo faranno gli Stati Uniti, alla fine Russia e Cina riusciranno a mettere le mani sulla Groenlandia. Inoltre lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo rotte commerciali e militari finora inesistenti, o comunque molto difficili da utilizzare, e lasciarle indifese consentirebbe agli avversari di prenderne il controllo, partendo proprio da Pechino e Mosca.
In realtà, se la questione fosse solo strategica e geopolitica, la soluzione sarebbe a portata di mano. I trattati già esistenti con la Danimarca consentono infatti agli Usa di costruire tutte le basi che vogliono in Groenlandia, e anzi negli ultimi anni è stato proprio il Pentagono a decidere di chiuderle, invece di potenziarle. Gli alleati della Nato poi si offrono di aiutare Copenaghen a potenziare le difese, partecipando alla protezione dell’intera regione. Trump però ha forti ambizioni personali ed economiche che non possono essere risolte con questa logica.