Nuovi attacchi Usa-Iran, che cosa è successo e le possibili conseguenze sui negoziati
di Natasha CaragnanoGli Stati Uniti che colpiscono oltre 80 obiettivi iraniani, l’Iran che risponde prendendo di mira 85 strutture militari americane in Bahrein e Kuwait. Gli attacchi di questa notte sono solo gli ultimi di una serie di violazioni del cessate il fuoco tra le due parti, nonostante la tregua entrata in vigore ad aprile e la firma, il mese scorso, di un memorandum d'intesa che ha dato inizio a 60 giorni di negoziati per risolvere la questione del programma nucleare iraniano e porre fine in modo definitivo alle ostilità.
Che cosa è successo
Dal vertice Nato ad Ankara, in Turchia, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato il piano di attacco contro l’Iran come risposta all'ultima offensiva iraniana contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. Ieri, tre petroliere sono state colpite vicino all'Oman, che ha proposto un nuovo corridoio di navigazione in prossimità delle sue coste. Una proposta a cui l'Iran si oppone poiché intende imporre un pedaggio alle navi pe…
Gli Stati Uniti che colpiscono oltre 80 obiettivi iraniani, l’Iran che risponde prendendo di mira 85 strutture militari americane in Bahrein e Kuwait. Gli attacchi di questa notte sono solo gli ultimi di una serie di violazioni del cessate il fuoco tra le due parti, nonostante la tregua entrata in vigore ad aprile e la firma, il mese scorso, di un memorandum d'intesa che ha dato inizio a 60 giorni di negoziati per risolvere la questione del programma nucleare iraniano e porre fine in modo definitivo alle ostilità.
Che cosa è successo
Dal vertice Nato ad Ankara, in Turchia, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato il piano di attacco contro l’Iran come risposta all'ultima offensiva iraniana contro navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz. Ieri, tre petroliere sono state colpite vicino all'Oman, che ha proposto un nuovo corridoio di navigazione in prossimità delle sue coste. Una proposta a cui l'Iran si oppone poiché intende imporre un pedaggio alle navi per l'utilizzo della via navigabile.
In risposta a questo attacco, il Comando delle Forze armate degli Stati Uniti (Centcom) ha colpito 80 obiettivi, tra cui i sistemi di difesa aerea iraniani, le reti di comando e controllo, le postazioni radar costiere, le capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze. Oltre a questo, gli Stati Uniti hanno revocato la licenza generale che autorizzava la vendita di petrolio iraniano.
Il massimo comando militare iraniano ha promesso che "le Forze armate della Repubblica Islamica daranno una risposta schiacciante ai più recenti atti terroristici degli Stati Uniti contro l'Iran". Poco dopo l’esercito iraniano ha attaccato oltre 85 siti militari degli Stati Uniti in Bahrein e Kuwait.
Il memorandum e la violazione della tregua
Prima gli Stati Uniti e poi l’Iran hanno accusato il nemico di aver violato la tregua in questo modo. Per Washington le azioni iraniane nello Stretto sono del tutto “inaccettabili”. “Come hanno ripetutamente affermato il Presidente Trump e l'amministrazione, il memorandum d'intesa in vigore con l'Iran è interamente basato sui risultati. L'Iran otterrà benefici solo se darà prova di una condotta corretta”, ha affermato un funzionario. americano ad Axios.
Teheran, da parte sua, ha accusato gli Usa “dell’ingerenza nello Stretto, gli attacchi israeliani in Libano e quelli contro l’Iran meridionale”. Secondo gli iraniani, gli sforzi Usa per aprire nuove rotte attraverso lo Stretto costituiscono una violazione del memorandum d'intesa firmato dalle due parti perché è formulato in modo da lasciare ad essa, in consultazione con l'Oman, il compito di gestire la riapertura dello stretto con l'obiettivo di riportare il traffico commerciale ai livelli prebellici entro 30 giorni.
Gli esperti hanno affermato che la formulazione vaga del protocollo d'intesa ha portato entrambe le parti a interpretare l'accordo in modi diversi, e i ripetuti malintesi rappresentano una minaccia continua per il cessate il fuoco.
A che punto sono i negoziati
Dopo settimane di intensi combattimenti, il 18 giugno Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa a distanza. Non si tratta di un accordo di pace definitivo ma di un documento in 14 punti siglato per sancire la cessazione definitiva delle ostilità e avviare un negoziato di pace permanente.
L'intesa prevede la sospensione delle operazioni militari, il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz per un periodo iniziale di 60 giorni, la ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane sotto specifiche condizioni e l'avvio di negoziati per un accordo più ampio sul programma nucleare di Teheran, sul regime delle sanzioni e sulla sicurezza regionale.
La firma era stata accolta come il primo passo verso una possibile normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, pur lasciando irrisolte molte delle questioni più controverse. I negoziati per raggiungere un accordo definitivo dovrebbero iniziare dopo la sepoltura dell’ex Guida suprema dell’Iran Ali Khamenei, uccisa nel raid Usa-Israele di febbraio, che avverrà il 9 luglio.
Le possibili conseguenza
Dal vertice Nato ad Ankara il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito l’Iran "malato" e "bugiardo" e ha annunciato che per lui il Memorandum d’intesa e il cessate il fuoco “è finito”. Se l'Iran vuole negoziare "possono farlo con Steve Witkoff e Jared Kushner ma loro dopo devono riportare a me e, per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo perché sono dei bugiardi. Avevamo fatto un accordo, c'è qualcosa che non va nelle loro menti". Mentre Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore, ha assicurato che “l’era delle prepotenze e delle estorsioni è finita. Non porta da nessuna parte. Noi non ci arrendiamo”.
Nonostante le frasi di Trump, i negoziati non sembrano essersi interrotti. Già stanotte funzionari americani hanno specificato ai media che “sono ancora in corso”. Bisogna poi ricordare che i negoziati hanno già superato le schermaglie precedenti. Una serie analoga di attacchi iraniani contro il traffico marittimo e di successive rappresaglie americane si era verificata a fine giugno, provocando allora nuovi raid iraniani contro Bahrain e Kuwait. Entrambe le parti hanno concordato di cessare le ostilità dopo essersi attacate mentre in corso i negoziati per porre fine alla guerra.
Gli scontri non rappresentano, almeno per il momento, un ritorno a un conflitto aperto, ma di sicuro aumentano il livello di instabilità nell'area. Sul piano economico, l'attenzione resta puntata sul mercato energetico. Eventuali interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz potrebbero determinare un aumento del prezzo del petrolio e incidere sui costi dei trasporti marittimi e dell'energia a livello globale.