Più che dal Donbass, per Vladimir Putin le buone notizie ieri sono arrivate dalla Svizzera. A Losanna l’esecutivo del Comitato olimpico internazionale ha revocato provvisoriamente la sospensione del Comitato olimpico russo, in vigore dal 12 ottobre 2023 a seguito dell’invasione dell’Ucraina (o meglio, tecnicamente, del riconoscimento da parte di Mosca di Comitati olimpici russi nei territori occupati, su cui ora è stato fatto un passo indietro). Vengono così in parte meno le restrizioni imposte agli atleti russi, consentendo loro di tornare alle competizioni di squadra e di partecipare alle qualificazioni per le Olimpiadi del 2028 di Los Angeles, mentre nell’edizione di Parigi 2024 avevano gareggiato come individuali e “neutrali” e purché non appartenessero a gruppi legati all’esercito.
Il Cio spiega che non vuole «ritenere gli atleti responsabili delle azioni del loro governo», e aggiunge che non riacquisteranno subito l’uso dell’inno nazionale e della bandiera. Ma nel medagliere la Russia tornerà. E dunque Mosca festeggia un altro successo nella diplomazia dello sport, dopo che alle Paralimpiadi sei atleti avevano potuto partecipare con la bandiera, la divisa e l’inno, per decisione del Comitato paralimpico internazionale: «Il Cio invia un chiaro segnale, il movimento olimpico deve essere al di fuori della politica. Il ritorno del nostro Paese è un via libera per le federazioni internazionali al ripristino dei diritti di tutti i nostri atleti – dice il ministro dello Sport, Mikhail Degtyarev – Ad oggi oltre venti federazioni internazionali consentono agli juniores di partecipare alle competizioni sotto la bandiera russa e con l’inno nazionale, mentre dieci permettono a tutti gli atleti di partecipare senza restrizioni. La decisione del Cio accelererà notevolmente questo processo».
Il Cio ha dichiarato che continuerà a «non organizzare eventi in Russia, né a invitare funzionari governativi o statali russi ai propri eventi», e sottolineato che la decisione odierna non significa un mutamento di posizione sull’invasione dell’Ucraina, verso la quale resta una «ferma condanna». Gli atleti e le squadre russi, inoltre, potranno tornare a competere nelle qualificazioni olimpiche solo in base alle decisioni delle singole federazioni internazionali, mentre sulla bandiera e l’inno si valuterà al «momento opportuno». Un’espressione che lascia sicuramente ben sperare Mosca.
Le Olimpiadi si terranno infatti negli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump si è già espresso in favore del ritorno della Russia anche nel G7 e per la sua partecipazione ai massimi livelli – cioè con il capo del Cremlino in persona – al G20, il cui prossimo summit si terrà a dicembre proprio negli Stati Uniti, nella Miami a lui cara. Il leader della Casa Bianca farà pressioni sul Cio per lasciar partecipare a Los Angeles la Russia senza restrizioni? Già a marzo era stata da molti interpretato come un cedimento al tycoon la scelta del Cio di vietare la presenza di atleti transgender nelle gare femminili. E in questi giorni Trump – per un altro evento sportivo globale organizzato negli Usa, i Mondiali di calcio – ha telefonato al capo della Fifa Gianni Infantino per far revocare la squalifica del centravanti Usa Folarin Balogun, e la revoca è poi arrivata.
L’Ucraina ha criticato la decisione del Cio, definendola «prematura» e «infondata», mentre «la Federazione russa continua la sua aggressione armata su vasta scala». «È un segnale problematico per l’intera comunità internazionale», ha aggiunto il ministero degli Esteri. Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych – escluso dalle Olimpiadi invernali di Milano Cortina a causa di un casco recante un messaggio sull’Ucraina – ha definito «assolutamente vergognosa» la scelta e invocato un eventuale boicottaggio. Come quello che Mosca, ai tempi dell’Urss, attuò ai precedenti Giochi disputatisi a Los Angeles, quelli del 1984. Stavolta i russi potrebbero invece volare in California. E magari con tutti gli onori.