✕

Nuova ondata di bombardamenti Usa, si riaccende la guerra in Iran

Ondata di attacchi Usa contro l’Iran: “Non finirà presto”. L’offensiva della notte in risposta agli assalti dei pasdaran contro tre navi
2 minuti di lettura

Nel Golfo del petrolio si riaccende la guerra. Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro l’Iran in risposta agli attacchi dei pasdaran che martedì hanno colpito tre navi nello Stretto di Hormuz. I raid americani sono cominciati con grande violenza e si annunciano più lunghi delle precedenti incursioni: “Saranno quattro o cinque volte più potenti”, hanno fatto sapere fonti del Pentagono. Le stesse che hanno dichiarato alla Cnn: “Si tratta di una punizione, non di una ritorsione proporzionale. Non finirà presto”. L’operazione sarebbe stata ordinata dal presidente Donald Trump durante il vertice Nato in Turchia.

L’iniziativa ha colto di sorpresa le difese iraniane: nei filmati dei raid non si vedono raffiche della contraerea. Sono stati bersagliati numerosi obiettivi – almeno 80 - a Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: postazioni di missili antinave e antiaerei, sistemi di sorveglianza, basi dei droni. Le immagini mostrano incendi nel porto dei pescatori…

Nel Golfo del petrolio si riaccende la guerra. Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro l’Iran in risposta agli attacchi dei pasdaran che martedì hanno colpito tre navi nello Stretto di Hormuz. I raid americani sono cominciati con grande violenza e si annunciano più lunghi delle precedenti incursioni: “Saranno quattro o cinque volte più potenti”, hanno fatto sapere fonti del Pentagono. Le stesse che hanno dichiarato alla Cnn: “Si tratta di una punizione, non di una ritorsione proporzionale. Non finirà presto”. L’operazione sarebbe stata ordinata dal presidente Donald Trump durante il vertice Nato in Turchia.

L’iniziativa ha colto di sorpresa le difese iraniane: nei filmati dei raid non si vedono raffiche della contraerea. Sono stati bersagliati numerosi obiettivi – almeno 80 - a Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: postazioni di missili antinave e antiaerei, sistemi di sorveglianza, basi dei droni. Le immagini mostrano incendi nel porto dei pescatori di Bandar Abbas dove sarebbero stati ormeggiati i barchini d’assalto dei pasdaran. Due ore più tardi sono state segnalate esplosioni pure a Kharg, il cuore delle esportazioni petrolifere della Repubblica islamica.

Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi, definendoli “una violazione degli accordi di tregua”. Nel comunicato scrive di ritenere “responsabile il governo statunitense”: una frase che fa temere una rappresaglia missilistica contro le infrastrutture Usa nella regione. Fonti dei pasdaran hanno fatto sapere che sono stati lanciati droni e missili contro la flotta statunitense “nel mare dell’Oman” e contro Kuwait e Bahrein. In totale, hanno dichiarato le autorità iraniane, sono state presi di mira 85 siti americani.

Nel corso di giugno gli scontri a Hormuz non hanno interrotto le trattative tra Washington e Teheran, condotte in questa fase soprattutto con la mediazione del Qatar. Adesso però potrebbe esserci un’escalation. Gli Stati Uniti infatti hanno ripristinato da mezzanotte le sanzioni sulle esportazioni di greggio, che dal 21 giugno hanno ridato fiato all’economia della Repubblica islamica. Il provvedimento concede una sorta di ultimatum: entrerà in vigore il 17 luglio per “dare il tempo di portare a termine le transazioni autorizzate finora”. Non è chiaro se alla scadenza la Us Navy tornerà a imporre il blocco navale contro le petroliere che salpano dal terminale di Kharg o dagli porti iraniani. C’è grande preoccupazione per l’impatto dei combattimenti e dell’embargo sul prezzo del barile, che è immediatamente aumentato del 3 per cento.

L’offensiva statunitense è scattata nel mezzo delle cerimonie solenni per il funerale della guida suprema Alì Khamenei, uccisa in un bombardamento il 28 febbraio all’esordio del conflitto. Dopo due giorni di mobilitazione popolare nella capitale la salma ieri mattina è stata trasferita in Iraq nella città santa di Qom. Poi ha raggiunto Karbala, dove sorgono i santuari del terzo imam sciita, Hussein, e di suo fratello Abbas. Domani ci sarà il rientro in Iran per l’ultimo saluto a Mashad.

I Guardiani della Rivoluzione hanno interrotto la tregua proprio durante le celebrazioni, confermando le divisioni interne alla teocrazia sciita. Hanno preso di mira tre navi, di cui una saudita e una qatarina, che non avevano concordato con il loro comando marittimo il transito attraverso lo Stretto. I pasdaran non intendono rinunciare al controllo di Hormuz e a condizionare il passaggio delle petroliere. Mohsen Rezaei, consigliere della nuova guida suprema Mojtaba Khamenei, il figlio di Alì, ha detto alla tv di Stato che i tentativi americani di creare una rotta alternativa “condurranno i negoziati al fallimento”.

A complicare lo scenario, oggi è attesa la prima visita del ministro della Guerra Pete Hegseth in Israele dove incontrerà il premier Netanyahu.

Leggi i commenti