Revolver in dono ai leader della Nato. E no, non si tratta del celebre album dei Beatles. Ma di un “souvenir” a dir poco esplosivo, che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto trovare nelle scatole rosse foderate di nero, distribuite a capi di Stato e di governo in partenza da Ankara, al termine del summit dove si è discusso soprattutto di armamenti, oltre che di Ucraina, Iran e del futuro dell’Alleanza Atlantica. In ogni cofanetto, c’era una rara Gumusay 357 Magnum, revolver da collezione a sei colpi prodotto dall’azienda turca Mke negli anni Novanta, con tanto di nome del destinatario inciso sopra, kit di pulizia, e un permesso d’esportazione.
Apriti cielo! L’arma, distribuita carica ai 32 ospiti eccellenti, ha provocato sconcerto e imbarazzo tra i beneficiari, forse memori del più celebre principio della drammaturgia, quello coniato dallo scrittore russo Anton Čechov: «Se in un racconto compare una pistola, bisogna che prima o poi spari». Un invito neanche troppo velato a…
Revolver in dono ai leader della Nato. E no, non si tratta del celebre album dei Beatles. Ma di un “souvenir” a dir poco esplosivo, che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto trovare nelle scatole rosse foderate di nero, distribuite a capi di Stato e di governo in partenza da Ankara, al termine del summit dove si è discusso soprattutto di armamenti, oltre che di Ucraina, Iran e del futuro dell’Alleanza Atlantica. In ogni cofanetto, c’era una rara Gumusay 357 Magnum, revolver da collezione a sei colpi prodotto dall’azienda turca Mke negli anni Novanta, con tanto di nome del destinatario inciso sopra, kit di pulizia, e un permesso d’esportazione.
Apriti cielo! L’arma, distribuita carica ai 32 ospiti eccellenti, ha provocato sconcerto e imbarazzo tra i beneficiari, forse memori del più celebre principio della drammaturgia, quello coniato dallo scrittore russo Anton Čechov: «Se in un racconto compare una pistola, bisogna che prima o poi spari». Un invito neanche troppo velato a intraprendere azioni più decise per risolvere i conflitti odierni? Una sfida a prendere letteralmente in mano le sorti dell’Alleanza? O un ironico suggerimento per risolvere in maniera spiccia le controversie interne? In realtà l’ipotesi più accreditata è che Erdogan abbia voluto sponsorizzare l’industria della difesa del suo Paese, specializzata in semiautomatiche. I produttori turchi si sono infatti da tempo imposti sul mercato europeo con le loro armi a basso costo: sfidando aziende storiche fino a diventare il terzo esportatore mondiale di armi leggere dopo Stati Uniti e Italia.
Certo, scoprirsi un’arma carica nella valigia diplomatica, per qualcuno è stata davvero una sgradevole sorpresa. Il premier belga Bart De Wever se n’è addirittura accorto in aeroporto, rientrando in patria. Spiazzato, ha affidato la pistola alla polizia di frontiera. Altri hanno aperto il regalo nella capitale turca, lasciandola lì: fra questi, il premier britannico Keir Starmer, che ha provveduto a farlo sapere ai giornalisti mentre era ancora in volo verso Londra, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e all’olandese Rob Jetten. Il canadese Mark Carney ha preferito lasciarsi indietro i proiettili, tenendo la pistola: «Mi sono reso conto che il mio dono di sciroppo d’acero non era all’altezza» ha riso, alludendo al suo dolce omaggio. Aggiungendo che darà la Gumusay al museo della guerra, come farà anche l’omologo greco Kyriakos Mitsotakis e pure la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, unica ad aver pubblicamente ringraziato Erdogan per il gesto.
Anche la premier italiana Giorgia Meloni ha tenuto la pistola: sarà custodita a Palazzo Chigi, insieme agli altri doni di Stato. Allo stesso modo, lo spagnolo Pedro Sánchez ha affidato la sua alla Guardia Civil. Il presidente polacco Karol Nawrocki ha preso cautele particolari, memore del lanciagranate anticarro ricevuto in Ucraina dal capo della polizia Jarosław Szymczyk: l’ordigno esplose nel suo ufficio, ferendolo. Insomma, è corsa a liberarsi del “pensierino”: nessun leader vuol farsi trovare con una pistola fumante in mano.