Garner “Queste soffiate sono utili per spingere il regime a trattare”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Lo scopo di quanto sta accadendo è evidente: mettere la massima pressione sull’Iran, anche o soprattutto dal punto di vista militare, per spingerlo a cedere nel negoziato e accettare le condizioni degli Stati Uniti». Così la pensa il generale Jay Garner, che conosce bene la regione per esperienza personale, avendo fatto il “governatore” dell’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein.
Perché stiamo tornando alla guerra, dopo un accordo che lo stesso presidente Trump aveva presentato come un successo storico?
«Faccio una premessa, per onestà intellettuale: io ho sempre pensato che il cambio di regime a Teheran fosse l’unica soluzione credibile di lungo termine, perché la Repubblica islamica ha obiettivi opposti a quelli dell’intero Occidente e non ci rinuncerà mai, in cambio di una convivenza pacifica. Perciò ho sperato che quando il presidente aveva ordinato l’attacco iniziale facesse sul serio e puntasse davvero alla capitolazione. Non è successo e non credo che questo sia…
NEW YORK – Lo scopo di quanto sta accadendo è evidente: mettere la massima pressione sull’Iran, anche o soprattutto dal punto di vista militare, per spingerlo a cedere nel negoziato e accettare le condizioni degli Stati Uniti». Così la pensa il generale Jay Garner, che conosce bene la regione per esperienza personale, avendo fatto il “governatore” dell’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein.
Perché stiamo tornando alla guerra, dopo un accordo che lo stesso presidente Trump aveva presentato come un successo storico?
«Faccio una premessa, per onestà intellettuale: io ho sempre pensato che il cambio di regime a Teheran fosse l’unica soluzione credibile di lungo termine, perché la Repubblica islamica ha obiettivi opposti a quelli dell’intero Occidente e non ci rinuncerà mai, in cambio di una convivenza pacifica. Perciò ho sperato che quando il presidente aveva ordinato l’attacco iniziale facesse sul serio e puntasse davvero alla capitolazione. Non è successo e non credo che questo sia più l’obiettivo dell’amministrazione, ammesso che lo sia mai stato».
I servizi di intelligence israeliani avrebbero rivelato a quelli americani che l’Iran ha preparato i piani per assassinare il capo della Casa Bianca. Questa non rappresenta un’escalation che punta riprendere la guerra?
«In realtà non lo dicono solo gli israeliani e non è una grande novità. L’intelligence americana aveva appurato con certezza l’esistenza di complotti di Teheran per uccidere il segretario di Stato Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale Bolton, quindi sarebbe sorprendente se non avessero cercato di fare lo stesso col presidente. Il punto non è l’intenzione della Repubblica islamica di eliminare quelli che considera i suoi nemici mortali».
Quindi è giusto interpretare questa notizia come un tentativo del premier israeliano Netanyahu di spingere Trump a cancellare l’accordo e tornare a combattere per rovesciare il regime?
«È possibile, ma francamente non c’è bisogno di Netanyahu per avere il sospetto che Teheran sarebbe felice di eliminare il capo della Casa Bianca, già informato in maniera approfondita dalla nostra intelligence».
Quale è dunque il punto?
«L’accordo non sta funzionando, per le differenze di interpretazione legate in particolare alle modalità della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, e questo ha portato agli scontri degli ultimi giorni. Non è chiaro però che Donald Trump voglia davvero l’escalation, per tornare ad un conflitto aperto finalizzato a far cadere il regime. Io sarei favorevole a questa opzione, ma non mi sembra sia quella preferita dal presidente».
Quindi cosa sta accadendo?
«Trump vuole che il suo accordo funzioni, ma non può accettare le condizioni dell’Iran o dare l’impressione di cedere. Allo stesso tempo sappiamo come l’unico linguaggio che capiscono in quella regione è la forza. Quindi la sta applicando, per vedere se è possibile tornare a negoziare una soluzione accettabile».
Tanto i nuovi bombardamenti, quanto le rivelazioni sui complotti per ucciderlo, avrebbero questo scopo?
«Il presidente ha detto che il cessate il fuoco per lui è finito, ma gli iraniani hanno chiesto di negoziare e lui non è contrario. Il messaggio quindi è abbastanza chiaro: è pronto a combattere ed è tornato a farlo, perché Teheran a suo avviso non sta rispettando l’accordo. Continuerà così, per alzare la pressione al massimo. Se gli ayatollah capiranno il linguaggio della forza e torneranno a trattare, si potrà riprendere il dialogo. Altrimenti proseguirà la guerra».