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Pressing per riprendere i negoziati, ma l’America: “La tregua è finita”

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I mediatori provano a ricucire la tela, possibile un nuovo round in Svizzera la settimana prossima. L’Iran però nega
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NEW YORK – Un’altra giornata di annunci e smentite tra Washington e Teheran riguardo possibili negoziati. Poche ore dopo aver dichiarato sul social Truth che l’Iran aveva chiesto di «continuare i colloqui», il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato smentito da Teheran. Il tycoon aveva accompagnato il messaggio lanciando nuove minacce: «Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato». L’ipotesi della ripresa dei colloqui era stata rilanciata dal sito Axios, da tempo vicino alla Casa Bianca, secondo cui un nuovo round di incontri era previsto in Svizzera la prossima settimana. «È chiaro che entrambe le parti vogliono tornare al memorandum d’intesa», ha rivelato una fonte diplomatica all’agenzia.

Nel frattempo Qatar ed Egitto hanno invocato la ripresa dei negoziati, mentre una delegazione qatariota è partita per Teheran e il premier pakistano e mediatore Shehbaz Sharif ha parlato al telefono con il pre…

NEW YORK – Un’altra giornata di annunci e smentite tra Washington e Teheran riguardo possibili negoziati. Poche ore dopo aver dichiarato sul social Truth che l’Iran aveva chiesto di «continuare i colloqui», il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato smentito da Teheran. Il tycoon aveva accompagnato il messaggio lanciando nuove minacce: «Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato». L’ipotesi della ripresa dei colloqui era stata rilanciata dal sito Axios, da tempo vicino alla Casa Bianca, secondo cui un nuovo round di incontri era previsto in Svizzera la prossima settimana. «È chiaro che entrambe le parti vogliono tornare al memorandum d’intesa», ha rivelato una fonte diplomatica all’agenzia.

Nel frattempo Qatar ed Egitto hanno invocato la ripresa dei negoziati, mentre una delegazione qatariota è partita per Teheran e il premier pakistano e mediatore Shehbaz Sharif ha parlato al telefono con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.

Persone vicine ai negoziatori iraniani, secondo l’agenzia Fars, hanno smentito l’ipotesi dei negoziati. Lo stesso presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf, che guida il team negoziale, ha ribadito la linea dura di Teheran, fedele agli accordi fissati nel memorandum d’intesa siglato a giugno: «Se gli americani dovessero tradire l’accordo in qualsiasi momento, siamo pronti a difenderci su vasta scala. Tutti - ha aggiunto - devono sapere che questo conflitto non finirà mai con la resa dell’Iran». Ghalibaf ha anche chiesto ai Paesi musulmani di «sollevarsi» contro Usa e Israele.

Intanto il conflitto, seppure a intermittenza, continua: secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr, la raffineria di Pol-e Dokhtar, nella provincia del Lorestan, in Iran, è stata attaccata. Le autorità locali hanno parlato fiamme nell’impianto. L’episodio si inserisce in una serie di misteriosi attacchi aerei che hanno colpito l’Iran giovedì dopo che gli Stati Uniti avevano dichiarato di aver concluso i bombardamenti, sollevando interrogativi su chi li abbia compiuti.

Gli attacchi di giovedì notte hanno preso di mira molti obiettivi nel sud dell’Iran, e tra questi anche il sito nucleare di Bushehr, dove ieri sono tornati sei tecnici russi che erano stati evacuati all’inizio della guerra. L’episodio ha spinto il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi ad affermare che attaccare qualsiasi centrale nucleare sarebbe inaccettabile.

Come risposta Teheran ha ordinato un’ondata di attacchi contro Bahrein, Giordania, Kuwait e Qatar. Il rischio di un allargamento del conflitto resta alto: Trump, secondo la Cnn, sarebbe contrario a una partecipazione di Israele ai raid, ma quanto questa posizione possa frenare la mano di Teheran non è chiaro. Anche perché l’Iran ha avvertito: «Se attaccati risponderemo anche contro Israele».

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