In Brasile liberata una schiava di 62 anni: viveva in una prigionia domestica da quando aveva 7 anni
di Bernardo TombariL’equivalente di 35.000 euro, divisi tra l’acquisto di un appartamento e un risarcimento in denaro. È questo il valore di 55 anni di schiavitù. A Fortaleza, nel Brasile nordorientale, gli ispettori del ministero del Lavoro hanno liberato una donna di 62 anni, di cui per privacy non è stato rivelato il nome, da una famiglia locale che la teneva come domestica senza un salario, ferie o contatti con il mondo esterno. Un pratica che nel Paese non è mai sparita e sopravvive nascosta nelle case. Il caso è venuto alla luce grazie a una denuncia anonima.
Vita in catene
Anche la madre era una schiava della famiglia Brasil (questo il cognome). Una bambina nata in catene, che ha iniziato a fare i lavori di casa a 7 anni. Lavare i vestiti, pulire per terra, occuparsi dei bambini, cucinare, la donna non ha mai conosciuto un’altra vita: non ha mai imparato a leggere e scrivere, non ha mai maneggiato soldi né è mai andata in giro da sola. In questi casi, le vittime non sono nemmeno coscienti degli a…
L’equivalente di 35.000 euro, divisi tra l’acquisto di un appartamento e un risarcimento in denaro. È questo il valore di 55 anni di schiavitù. A Fortaleza, nel Brasile nordorientale, gli ispettori del ministero del Lavoro hanno liberato una donna di 62 anni, di cui per privacy non è stato rivelato il nome, da una famiglia locale che la teneva come domestica senza un salario, ferie o contatti con il mondo esterno. Un pratica che nel Paese non è mai sparita e sopravvive nascosta nelle case. Il caso è venuto alla luce grazie a una denuncia anonima.
Vita in catene
Anche la madre era una schiava della famiglia Brasil (questo il cognome). Una bambina nata in catene, che ha iniziato a fare i lavori di casa a 7 anni. Lavare i vestiti, pulire per terra, occuparsi dei bambini, cucinare, la donna non ha mai conosciuto un’altra vita: non ha mai imparato a leggere e scrivere, non ha mai maneggiato soldi né è mai andata in giro da sola. In questi casi, le vittime non sono nemmeno coscienti degli abusi che stanno subendo.
Una normalità sconosciuta
Secondo gli esperti di schiavitù domestica, in casi come questo è necessario un complesso lavoro di reinserimento sociale. Per questo le autorità hanno preso la decisione, estremamente contestata, che la donna rimanga almeno momentaneamente nella casa in cui era tenuta come schiava, fino a che non abbia raggiunto un’indipendenza che renda meno traumatico il distacco La 62enne non è mai stata autonoma e non ha contatti con la famiglia d’origine. I suoi aguzzini hanno patteggiato risarcendola con un appartamento completamente ammobiliato e fornito di elettrodomestici, più una cifra equivalente a circa 8.500 euro. Anche se il salario medio in Brasile è di 3.750 real (meno di 500€) l’indennizzo per 55 anni di lavoro non pagato non appare così alto.
Una famiglia come tante
Tre generazioni della famiglia Brasil dal 1971 hanno sfruttato i servigi della donna: una coppia di pensionati, un’altra formata da un avvocato e una funzionaria pubblica e l’ultima formata da un veterinario e un’altra funzionaria. Benestanti, bianchi, i Brasil si passavano la schiava come un’eredità. In un comunicato del loro team di avvocati, si sono difesi affermando che “le accuse non riflettono il rapporto di convivenza, cura e affetto costruito nel corso dei decenni con la signora coinvolta”.
Una pratica mai morta
Formalmente in Brasile la schiavitù è stata abolita nel 1888, gli ultimi in America del Sud a bandirla. Di fatto, però, sopravvive come retaggio di una cultura coloniale e razzista: per le ricche famiglie bianche è normale che i neri, discendenti degli schiavi portati dall’Africa, vivano per servirli. Ed è normale anche per quegli uomini e soprattutto donne che sin dall’infanzia sono confinati nelle case padronali a lavorare senza salario o diritti. Lo scorso anno sono state 2.700 le persone salvate da quello che viene definito “lavoro in stato di schiavitù”, quasi tutte grazie a segnalazioni anonime. Se nessuno denuncia, infatti, le autorità non possono fare controlli nei domicili, resi inviolabili dalla costituzione brasiliana.
Storie di rinascita
Nel 2021 fece scalpore il caso di Madalena Gordiano, molto simile a quello della donna di Fortaleza: rapita da una famiglia abbiente mentre chiedeva l’elemosina a soli 8 anni, tenuta come schiava fino ai 46, quando è finalmente riuscita a denunciare e liberarsi. Ora è una donna libera ed è riuscita a costruirsi una normalità. Secondo il governo brasiliano è soprattutto grazie a lei se dal 2022 sono notevolmente aumentate le denunce di condizioni di schiavitù. A dimostrazione che anche i peggiori incubi finiscono.