✕

“Non ci intimidiscono”, ma a Palazzo Chigi l’allerta resta massima

(ansa)

Ascolta l'audio

Dopo l’attacco la premier si consulta con la Farnesina. Tajani non esclude la convocazione dell’ambasciatore
2 minuti di lettura

Quando il fotomontaggio che ritrae Giorgia Meloni in tuta arancione diventa virale, Palazzo Chigi si allerta. Non solo il governo, a dire il vero: anche i servizi di sicurezza attivano la macchina delle verifiche. Parallelamente, anche il ministero degli Esteri viene investito del dossier. C’è da rispondere innanzitutto a un quesito: chi c’è dietro il quotidiano che minaccia, tra gli altri, la presidente del Consiglio? Che legame ha con il regime? O, detta ancora meglio: è legittimato a parlare a nome del regime che in questo momento guida Teheran? Perché se quella pagina parla a nome di chi comanda, Roma reagirà per via diplomatica, probabilmente iniziando con la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia.

È la ragione per cui, almeno fino al…

Quando il fotomontaggio che ritrae Giorgia Meloni in tuta arancione diventa virale, Palazzo Chigi si allerta. Non solo il governo, a dire il vero: anche i servizi di sicurezza attivano la macchina delle verifiche. Parallelamente, anche il ministero degli Esteri viene investito del dossier. C’è da rispondere innanzitutto a un quesito: chi c’è dietro il quotidiano che minaccia, tra gli altri, la presidente del Consiglio? Che legame ha con il regime? O, detta ancora meglio: è legittimato a parlare a nome del regime che in questo momento guida Teheran? Perché se quella pagina parla a nome di chi comanda, Roma reagirà per via diplomatica, probabilmente iniziando con la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia.

È la ragione per cui, almeno fino alle 22, Meloni non reagisce direttamente. Si consulta però con Tajani e affida a lui una prima replica. «Massima solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire», dice il ministro degli Esteri. Il sentimento, almeno quello a caldo, include anche una dose di rabbia: i danni della sortita di Mark Rutte, che ha sostenuto che l’Italia, insieme con gli altri partner europei, abbia contribuito agli attacchi contro il Paese mediorientale, sono evidenti. Tra i frutti, si ragiona a Palazzo Chigi, c’è anche questo nuovo caso. C’è un problema immediato, intanto: è sabato sera e in Iran c’è un’ora e mezza di fuso orario. Quando a Roma si attiva la macchina, sono da poco passate le nove di sera. E dunque l’ambasciata italiana in Iran può consultare archivi e fonti, ma non entrare subito in collegamento diretto con le autorità, chiedere spiegazioni, conoscere le reali intenzioni dell’intimidazione.

Le prime verifiche dell’intelligence danno qualche elemento: non è detto, anzi, che quella pubblicazione possa essere considerata la posizione ufficiale del governo iraniano. Hamshari è infatti un quotidiano legato alla municipalità di Teheran e il suo orientamento dipende dall’amministrazione cittadina, oggi guidata dal sindaco Alireza Zakani, esponente dell’area ultraconservatrice. Le elezioni municipali avrebbero dovuto svolgersi a marzo, ma sono state rinviate a causa della guerra. Anche la capitale vive dunque una stagione di forte competizione politica interna e il giornale parla soprattutto all’elettorato più radicale. Bisogna però comprendere fino a che punto quella iniziativa sia soltanto propaganda interna e quanto, invece, sia tollerata o condivisa dai vertici che oggi governano il Paese. Non è un dettaglio. Anche per questo Palazzo Chigi procede con cautela. Da anni l’intelligence italiana mantiene con Teheran un canale di interlocuzione considerato affidabile. È un rapporto che, pur tra molte difficoltà, ha dimostrato la propria efficacia anche nella vicenda di Cecilia Sala. Quei contatti non si sono interrotti nemmeno in questo momento delicatissimo e vengono tuttora considerati un patrimonio da preservare. Prima di qualsiasi iniziativa diplomatica, l’obiettivo è quindi capire come debba essere realmente letto quell’attacco.

L’opzione di convocare l’ambasciatore resta ovviamente sul tavolo. Al pari di una reazione congiunta delle leadership europee, perché anche Francia, Regno Unito e Germania condividono la stessa sorte di Roma. Restano inoltre in agenda i colloqui di pace a Roma tra Israele e Libano, previsti per la prossima settimana. Al momento non si teme che questo attacco possa pregiudicare il percorso, nonostante l’influenza di Teheran sul governo di Beirut. Semmai, le trattative sono messe a repentaglio dalla rottura della tregua nello Stretto di Hormuz degli ultimi giorni.

Sul piano della sicurezza la soglia di attenzione è già al livello massimo. Da settimane il Viminale ha rafforzato il dispositivo di vigilanza su una parte dei circa 28 mila obiettivi sensibili censiti in Italia. L’attenzione è concentrata soprattutto sulle sedi diplomatiche dei Paesi coinvolti nella crisi, sugli interessi israeliani e statunitensi, sui luoghi di culto e sulle infrastrutture strategiche, ma anche sugli interessi dei Paesi arabi coinvolti nel conflitto, dall’Arabia Saudita al Qatar, dagli Emirati al Kuwait, fino a Oman, Bahrein, Libano e Cipro.

Leggi i commenti