Vertice contro Antifa, i dubbi dei Paesi Ue e il pressing degli Usa: “Riunione tra ministri”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Il segretario Rubio ospiterà una riunione ministeriale sulla rinascita del terrorismo politico il 16 luglio a Washington. Inviterà oltre 60 paesi da varie regioni, incluso l’emisfero occidentale, l’Europa e l’Asia». L’enfasi va posta sulla parola “ministeriale”, in questo commento che un portavoce del dipartimento di Stato ha rilasciato a Repubblica, mentre il governo italiano stava decidendo se partecipare e come al vertice contro i gruppi antifa in programma giovedì.
La nostra domanda riguardava in maniera specifica il livello della presenza, e la risposta faceva capire chiaramente quale fosse l’aspettativa dell’amministrazione Trump, a cui nel frattempo Roma si è adeguata inviando un sottosegretario. Passo importante e atteso dagli Usa, che il 13 novembre scorso avevano designato due gruppi italiani, la Federazione Anarchica Informale e il Fronte Rivoluzionario Internazionale, come organizzazioni terroristiche. Il livello ministeriale però spiega anche l’importanza poli…
NEW YORK – «Il segretario Rubio ospiterà una riunione ministeriale sulla rinascita del terrorismo politico il 16 luglio a Washington. Inviterà oltre 60 paesi da varie regioni, incluso l’emisfero occidentale, l’Europa e l’Asia». L’enfasi va posta sulla parola “ministeriale”, in questo commento che un portavoce del dipartimento di Stato ha rilasciato a Repubblica, mentre il governo italiano stava decidendo se partecipare e come al vertice contro i gruppi antifa in programma giovedì.
La nostra domanda riguardava in maniera specifica il livello della presenza, e la risposta faceva capire chiaramente quale fosse l’aspettativa dell’amministrazione Trump, a cui nel frattempo Roma si è adeguata inviando un sottosegretario. Passo importante e atteso dagli Usa, che il 13 novembre scorso avevano designato due gruppi italiani, la Federazione Anarchica Informale e il Fronte Rivoluzionario Internazionale, come organizzazioni terroristiche. Il livello ministeriale però spiega anche l’importanza politica che Washington attribuisce a questa offensiva, proprio mentre il capo della Casa Bianca sta facendo della lotta ai comunisti di ritorno uno dei suoi argomenti chiave per non perdere le elezioni midterm di novembre.
L’incontro di giovedì, secondo il Washington Post, è stato pensato e voluto da Sebastian Gorka, zar anti-terrorismo dell’amministrazione Trump. Di origini ungheresi, nel primo mandato Gorka aveva lavorato alla Casa Bianca alle dipendenze di Steve Bannon. Nella strategia anti-terrorismo pubblicata dall’amministrazione Trump a maggio, molta enfasi era stata posta sulla necessità di identificare e contrastare «i gruppi politici violenti e secolari, la cui ideologia è anti-americana, radicalmente transgender o anarchica, come Antifa», acronimo di antifascista. Il documento garantiva che «non permetteremo l’uso come arma a scopi faziosi di parte delle capacità americane senza pari contro il terrorismo». Durante una tavola rotonda tenuta ad ottobre dell’anno scorso, però, lo stesso Trump aveva avvertito che «abbiamo un serio problema di minaccia terroristica di sinistra nel nostro paese: radicali associati con i gruppi terroristici domestici antifa». Un allarme che si collega ora a quello lanciato nelle ultime settimane sul ritorno dei comunisti, sfruttando la vittoria dei candidati democratici socialisti nelle primarie per le midterm. Infatti il vertice è stato organizzato con grande fretta nel giro di pochi giorni, mandando la “concept note” e la richiesta di confermare la presenza entro venerdì. Lo scopo sarebbe creare un fronte comune per condividere le informazioni di intelligence e le operazioni di pubblica sicurezza, enfatizzando la minaccia proprio alla vigilia del voto.
Il problema è che molti paesi europei non vedono la questione negli stessi termini e non ritengono di avere un’emergenza antifa. L’Italia ad esempio considera la Fai-Fri pericolosa ma con letalità bassa. Gli europei temono che il vero scopo dell’amministrazione sia stabilire collegamenti tra i suoi oppositori interni di sinistra e gruppi terroristici stranieri, in modo da poterli perseguire con gli strumenti riservati a queste operazioni di sicurezza. Ciò attiverebbe sistemi di sorveglianza che scavalcherebbero le leggi ordinarie, per la necessità di contrastare una straordinaria minaccia terroristica in arrivo dall’estero. Secondo il Washington Post diversi paesi europei si sono rifiutati di partecipare, o hanno sollevato obiezioni, non perché prendano alla leggera la minaccia dell’estremismo di sinistra o di destra, come l’Italia che purtroppo ha alle spalle una drammatica stagione di terrorismo superata nel rispetto della Costituzione e delle sue leggi, ma perché temono la strumentalizzazione partitica di una questione così delicata.
Anche molti funzionari americani si sono opposti, perché temono che una volta superata questa linea rossa, nulla potrà impedire a future amministrazioni, anche democratiche, di usare gli strumenti anti terrorismo per perseguitare senza ragione gli oppositori politici.