La tragedia di Biddeford, Maine, dove un giovane è stato ucciso da un agente dell’Ice, il reparto già responsabile dei due caduti in Minnesota, Alex Pretti e Renee Good, non indica la ripresa della mano forte della amministrazione repubblicana di Donald Trump, ma è sintomo della crescente lotta politica all’interno della coalizione Maga.
La Casa Bianca resta impegnata sul record di deportazioni, fondi all’Ice, arresti nelle metropoli, e Tom Homan, nuovo capo della milizia dopo la cacciata del duro Gregory Bovino, sostiene di aver semmai «alzato la pressione» contro gli illegal aliens, gli immigrati clandestini. La domanda da porsi non è se Trump ammorbidirà la linea, ma quale fazione all’interno del Department of Homeland Security (Dhs) prevarrà.
La “dottrina Homan” scomme…
La tragedia di Biddeford, Maine, dove un giovane è stato ucciso da un agente dell’Ice, il reparto già responsabile dei due caduti in Minnesota, Alex Pretti e Renee Good, non indica la ripresa della mano forte della amministrazione repubblicana di Donald Trump, ma è sintomo della crescente lotta politica all’interno della coalizione Maga.
La Casa Bianca resta impegnata sul record di deportazioni, fondi all’Ice, arresti nelle metropoli, e Tom Homan, nuovo capo della milizia dopo la cacciata del duro Gregory Bovino, sostiene di aver semmai «alzato la pressione» contro gli illegal aliens, gli immigrati clandestini. La domanda da porsi non è se Trump ammorbidirà la linea, ma quale fazione all’interno del Department of Homeland Security (Dhs) prevarrà.
La “dottrina Homan” scommette sulla visibilità, retate nei bar e nei luoghi di lavoro trasmesse in tv, convogli militari a stazionare in periferia, statistiche online, conferenze stampa show, per far scappare chi non è in regola e tenere a casa i poveri latinos in cerca di un salario. L’approccio di Homan combacia con l’istinto di Trump, che detesta la popolare ballata del cantante Bruce Springsteen in onore di “Renee e Alex”, temendo di non dominare più il ciclo delle notizie online e dar l’impressione di arretrare. Dopo la cacciata di Bovino, sempre in giro sulla neve con elmetto e mitra, all’interno del Dhs si è rafforzata una corrente pragmatica, per nulla moderata sul piano ideologico, che condivide le deportazioni di massa ma è cosciente che ogni vittima innesca indagini federali, come in queste ore in Maine, contenziosi civili, ira delle polizie locali, contromisure degli Stati democratici, immagini di sangue, paura al Congresso, con le elezioni di novembre ormai prossime. Tanto più che la Corte Suprema, con la sentenza pro Ius soli, e l’opinione pubblica, nei sondaggi, appoggiano la tradizionale emigrazione negli Usa. Contro Homan si schierano invece i militanti tutti d’un pezzo, e gli influencer decisi a “sparare a vista”.
Se le indagini sugli episodi di Houston, dove un messicano è stato freddato dall’Ice, del Minnesota e ora del Maine domineranno la narrativa tv e social, Trump rischia di essere associato non più al controllo delle frontiere, ma all’uso della forza. E il presidente comprende che sono le immagini, non le statistiche, a plasmare la gente. Indagini ripetute consumano prezioso capitale umano, i governatori rifiutano la collaborazione e i giudici federali diffidano.
Con il cordoglio diffuso per la morte improvvisa del senatore Lindsey Graham, i repubblicani centristi sono a disagio mentre Wall Street e le imprese soffrono per una manodopera ormai rara sul mercato, industriale ed agricolo. Homan innesca la classica, aspra, retorica trumpiana, modificando però in silenzio le regole dell’Ice, con arresti mirati, meno rastrellamenti in pieno giorno, gestione delle proteste, utilizzo delle body cam. Stesse deportazioni, minor prezzo nei consensi.
Lo scontro decisivo è allora fra movimento Maga e autorità, con i funzionari di carriera chiamati a gestire una macchina di ventimila addetti, con responsabilità legali, reclutamento, morale del personale, indagini, bilanci. Torna in mente l’evoluzione della presidenza di Richard Nixon, dopo le rivolte urbane della fine degli anni Sessanta. Nixon non abbandonò mai la parola d’ordine Law and Order, legge e ordine, alternando tuttavia le gradassate in tv del vicepresidente Spiro Agnew con azioni passabili al vaglio dei tribunali.
Trump ha ottenuto finanziamenti cospicui per Ice, ma il sangue del Maine lo pone di fronte a una competizione interna al Dhs sul criterio con cui giudicare le operazioni: il numero degli arresti o i titoli negativi sul network di destra Fox?
È un tragico paradosso, speculare allo scacco nello Stretto di Hormuz, dove successi tattici non piegano l’Iran, né sbloccano il traffico del greggio: campione nel raggiungere il cuore degli elettori, Trump stenta davanti alla durezza della Storia, annoiandosi con strategie e piani minuziosi di logistica, sempre scommettendo su colpi di scena improvvisi che lo traggano dai guai. Non ha funzionato in Iran, non funzionerà in Maine.