NEW YORK – Come nel giorno della marmotta, ogni mattina la guerra in Iran sembra tornare al punto di partenza. Il presidente Trump ha comunicato al Congresso la ripresa delle operazioni militari , in realtà per poter continuare a colpire senza l’autorizzazione parlamentare; ha annunciato nuovi bombardamenti tra la notte di ieri e oggi (già ieri sera colpite Bandar Abbas, Kish e Qeshm); ha avvertito che prenderà di mira il sito nucleare della Pickaxe Mountain, vicino Natanz. Ha imposto nuovamente il blocco alle navi sgradite che attraversano lo Stretto di Hormuz, e minaccia di tenerlo aperto con la forza per quelle amiche, chiedendo però il pagamento di un balzello del 20% sul valore dei beni trasportati. Poi ha annunciato che giovedì sera terrà un discorso alla nazione. Teheran prima ha fatto la voce grossa, prospettando rappresaglie in tutta la regione, ma poi ha scelto di trollare il capo della Casa Bianca prendendolo in giro. Di sicuro il cessate il fuoco non esiste più, mentre il …
NEW YORK – Come nel giorno della marmotta, ogni mattina la guerra in Iran sembra tornare al punto di partenza. Il presidente Trump ha comunicato al Congresso la ripresa delle operazioni militari , in realtà per poter continuare a colpire senza l’autorizzazione parlamentare; ha annunciato nuovi bombardamenti tra la notte di ieri e oggi (già ieri sera colpite Bandar Abbas, Kish e Qeshm); ha avvertito che prenderà di mira il sito nucleare della Pickaxe Mountain, vicino Natanz. Ha imposto nuovamente il blocco alle navi sgradite che attraversano lo Stretto di Hormuz, e minaccia di tenerlo aperto con la forza per quelle amiche, chiedendo però il pagamento di un balzello del 20% sul valore dei beni trasportati. Poi ha annunciato che giovedì sera terrà un discorso alla nazione. Teheran prima ha fatto la voce grossa, prospettando rappresaglie in tutta la regione, ma poi ha scelto di trollare il capo della Casa Bianca prendendolo in giro. Di sicuro il cessate il fuoco non esiste più, mentre il negoziato che secondo il memorandum of understanding avrebbe dovuto risolvere il conflitto nell’arco di 60 giorni è ormai solo un ricordo sbiadito.
Dopo giorni di bombardamenti, provocati dalla diversa interpretazione delle modalità per il passaggio attraverso Hormuz, il presidente ha alzato il tiro con questo messaggio pubblicato ieri mattina sul suo social: «Lo Stretto è aperto e rimarrà aperto, con o senza l’Iran. Stiamo ripristinando il blocco navale, che impedisce esclusivamente alle navi o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi potranno usufruire dello Stretto in modo equo e libero».
Non ha spiegato come, ma servirebbe un intervento militare di grandi proporzioni, perché la scorta delle petroliere non si può fare solo dall’aria. Si capisce dal fatto che poi Trump ha aggiunto: «Gli Usa da ora in poi saranno noti come i custodi dello Stretto di Hormuz. In questa veste e per ragioni di equità, verranno rimborsati nella misura del 20% del valore di ogni carico trasportato, per i costi necessari a garantire la sicurezza». Quindi anche le navi amiche dovranno pagare, per rimborsare il servizio offerto. Secondo l’Onu non ci sono basi legittime per il pedaggio, ma il Pentagono ha confermato che il blocco navale riprenderà alle 10 di stasera.
Ebrahim Zolfaqari, portavoce militare iraniano, ha risposto così: «Non permetteremo agli Usa di intervenire nella gestione di Hormuz. Le forze armate iraniane reagiranno con fermezza a qualsiasi azione che provochi disordini o comprometta la sicurezza del passaggio navale». Poi ha ammonito: «Ai leader dei Paesi della regione mandiamo un avvertimento: qualsiasi collaborazione con gli Usa sarà considerata un atto di guerra. In caso di espansione del conflitto nella regione, le fiamme coinvolgeranno tutti i paesi dell’area». Il portavoce dei pasdaran, Hossein Mohebi, ha aggiunto: «Continueremo ad esercitare con forza la sovranità e il controllo su Hormuz, e costringeremo gli stranieri e i loro alleati ad arrendersi alla volontà del popolo iraniano». Il ministro degli Esteri Araghchi ha scelto invece l’ironia: «Il presidente Usa ha ragione. Chiunque garantisca un passaggio sicuro alle navi attraverso lo Stretto dovrebbe essere compensato. Il 20% è troppo. Saremo equi».
Con una lettera inviata venerdì al Congresso, Trump ha comunicato che gli attacchi contro l’Iran sono ripresi il 7 luglio. Lo ha fatto in conformità con il War Powers Act, per poterli proseguire senza l’autorizzazione dei parlamentari: «Le forze di terra Usa - ha scritto - non sono coinvolte». Resta da vedere se è l’inizio di una nuova escalation, o il tentativo di costringere l’Iran ad accettare le sue condizioni per la pace.