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Trump e il voto senza documenti: cosa c’è di vero e come vengono identificati gli elettori negli Usa

(reuters)

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Il presidente sostiene che negli Stati Uniti si possa votare senza mostrare una carta d’identità. In realtà le regole cambiano da Stato a Stato, ma tutte richiedono una forma di identificazione al seggio. Il tycoon vuole in realtà aggiungere difficoltà burocratiche che ostacolano un bacino di elettori democratici
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NEW YORK – Il presidente Donald Trumpsostiene che negli Stati Uniti si può votare senza mostrare una carta d’identità e sarà il tema al centro del discorso alla nazione di stasera in cui lancerà un nuovo allarme sui brogli elettorali. In realtà la situazione non è proprio così, ma molto più complessa. E’ falso dire, come sostiene il presidente, che nessuno deve mostrare un documento per votare.

In molti Stati il documento è richiesto. La ragione storica per cui gli Usa non hanno un sistema nazionale di carta d’identità è il sistema federalista: le elezioni sono tradizionalmente gestite dagli Stati e dalle amministrazioni locali, non dal governo federale. La questione è diventata politica: i sostenitori della prova di cittadinanza dicono che serva a prevenire le frodi, mentre i critici sostengono che requisiti più rigidi possono rendere più difficile e costoso votare per alcune categorie di persone, come anziani, poveri e senza patente.

Inoltre il Save Act, la legge sostenuta da Trump,…

NEW YORK – Il presidente Donald Trumpsostiene che negli Stati Uniti si può votare senza mostrare una carta d’identità e sarà il tema al centro del discorso alla nazione di stasera in cui lancerà un nuovo allarme sui brogli elettorali. In realtà la situazione non è proprio così, ma molto più complessa. E’ falso dire, come sostiene il presidente, che nessuno deve mostrare un documento per votare.

In molti Stati il documento è richiesto. La ragione storica per cui gli Usa non hanno un sistema nazionale di carta d’identità è il sistema federalista: le elezioni sono tradizionalmente gestite dagli Stati e dalle amministrazioni locali, non dal governo federale. La questione è diventata politica: i sostenitori della prova di cittadinanza dicono che serva a prevenire le frodi, mentre i critici sostengono che requisiti più rigidi possono rendere più difficile e costoso votare per alcune categorie di persone, come anziani, poveri e senza patente.

Inoltre il Save Act, la legge sostenuta da Trump, chiede che come documenti valgano, tra gli altri, il passaporto e il certificato di nascita, ma milioni di persone non hanno il passaporto o non hanno i soldi per permettersi la spesa, che può andare dai 60 fino ai 100 dollari. In Usa poi le donne sposate assumono spesso il cognome del marito, per cui il certificato di nascita non combacia più con il cognome sui documenti registrati da sposata. Lo stesso avviene per le divorziate, che spesso mantengono il cognome dell’ex marito. Molti sono i casi in cui, passando da uno Stato all’altro, i dati non vengono aggiornati. E’ un problema in più, che può ostacolare il diritto di voto per milioni di donne.

Ma il tema riguarda l’utilizzo della carta d’identità come documento unico accettato, non sul fatto che chiunque possa andare ai seggi e votare senza presentare un documento, come lascia intendere Trump. Questo non è possibile in nessuno Stato. Gli elettori devono essere iscritti nelle liste elettorali dello Stato in cui votano, e la registrazione avviene attraverso la presentazione di una serie di documenti che attestino la residenza. In alcuni Stati, tipo New York, l’elettore riceve a casa un tagliando con cui deve presentarsi al seggio: così in molti casi non serve che presenti un documento perché quel tagliando è unico e può essere utilizzato solo una volta. Viene fatta la verifica con i dati del registro elettorale e con la firma.

Documento richiesto in 36 Stati

Secondo la National Conference of State Legislatures (tutti i dati che seguono sono aggiornati al 2024, anno delle ultime presidenziali), la conferenza nazionale delle camere statali, sono 36 gli Stati che richiedono agli elettori di mostrare una qualche forma di identificazione al seggio, obbligatoriamente o su richiesta. Alcuni Stati richiedono un documento con fotografia. I restanti 14 Stati e Washington Dc, la capitale, utilizzano altri sistemi per verificare l’identità degli elettori. Nella maggior parte dei casi, le altre informazioni fornite al seggio vengono confrontate con i dati presenti nei registri elettorali.

Gli Stati che richiedono un documento con foto per votare sono nove: Arkansas, Georgia, Indiana, Kansas, Mississippi, North Carolina, Ohio, Tennessee e Wisconsin. In 14 Stati, se un elettore non possiede un documento d’identità, può votare con una scheda provvisoria oppure firmare una dichiarazione giurata che confermi la propria identità. In questo caso, si vota con una scheda provvisoria che viene conservata separatamente finché le autorità non verificano l’idoneità dell’elettore. La scheda provvisoria viene assegnata all'elettore anche quando i dati non corrispondono perfettamente. Gli Stati che adottano questo sistema sono: Alabama, Arizona, Florida, Idaho, Louisian, Michigan, Missouri, Montana, Nebraska, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Texas e Wyoming. Gli Stati che non richiedono documento con foto sono ventotto: Alaska, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Distretto di Columbia (Washington Dc), Hawaii, Illinois, Iowa, Kentucky, Oklahoma, Oregon, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Pennsylvania, Utah, Vermont, Virginia, Washington e West Virginia.

Chi vota per la prima volta deve mostrare un documento d’identità il giorno delle elezioni se non si è registrato di persona nelle liste elettorali e se non ha mostrato un documento quando si è registrato. I documenti che generalmente vengono accettati sono vari: vanno dal documento d’identità con foto alla bolletta recente di utenze domestiche che riportino il nome, un estratto conto bancario, un assegno emesso dal governo, la busta paga, un documento rilasciato da un ente pubblico.

Cosa dice il piano Trump

Il Save Act punta a imporre nuovi requisiti per dimostrare la cittadinanza al momento della registrazione al voto. Trump sostiene che l’obiettivo è impedire che votino stranieri e quindi bisogna presentare documenti che attestino la cittadinanza. Ma già oggi gli stranieri non possono votare nelle elezioni federali e in molte statali e locali. I casi documentati di voto illegale da parte di non cittadini americani sono estremamente rari.

Secondo alcuni analisti, l’obiettivo di Trump è aggiungere difficoltà burocratiche che storicamente ostacolano elettori giovani, poveri, anziani e alcune minoranze, considerati tutti potenziali bacini elettorali dei democratici. Ma il vero obiettivo, secondo alcuni, è quello di poter dichiarare a novembre, in caso di sconfitta, i brogli elettorali e non accettare il risultato delle urne. Il presidente e i repubblicani temono di perdere il controllo della Camera, se non anche del Senato, uno scenario che metterebbe in difficoltà il tycoon e aprirebbe una nuova stagione di richieste di incriminazioni per molti membri del governo, accusato dall’opposizione di essere il più corrotto della storia americana. Per Trump aumenterebbero le possibilità di un terzo impeachment, dopo i due bloccati dal Senato del primo mandato.

Il presidente farà pressione sui repubblicani per approvare il Save Act, e in ogni caso punterà a squalificare il risultato di novembre, dovesse essere negativo. Il teorema trumpiano del “sistema democratico” in grado di far votare milioni di illegali e truccare le elezioni non regge: Trump è stato eletto due volte, sempre sotto amministrazioni democratiche, e attualmente controlla Camera e Senato. Le uniche elezioni contestate dal tycoon sono state quelle del 2020, in cui ha perso.

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