NEW YORK – Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato per almeno cinque volte negli ultimi due mesi che la guerra era «quasi finita», la crisi si aggrava. L’Iran ha alzato il tiro e chiesto agli Houthi yemeniti di tenersi pronti a bloccare il corridoio energetico del Mar Rosso, nel caso gli Stati Uniti — come ha minacciato Trump martedì — attaccheranno gli impianti energetici iraniani. Secondo la Reuters, la minaccia è stata discussa dai vertici di Teheran che poi hanno informato gli Houthi, i quali avrebbero già completato i preparativi per attaccare i mercantili. L’impatto sarebbe enorme, perché quel passaggio è uno dei principali “colli di bottiglia” dell’energia mondiale. Lo stretto di Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’oceano Indiano. Attraverso questa rotta passa il 7 per cento dell’energia globale trasportata via mare. Sempre secondo Reuters, saranno gli “operativi” del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche iraniane present…
NEW YORK – Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato per almeno cinque volte negli ultimi due mesi che la guerra era «quasi finita», la crisi si aggrava. L’Iran ha alzato il tiro e chiesto agli Houthi yemeniti di tenersi pronti a bloccare il corridoio energetico del Mar Rosso, nel caso gli Stati Uniti — come ha minacciato Trump martedì — attaccheranno gli impianti energetici iraniani. Secondo la Reuters, la minaccia è stata discussa dai vertici di Teheran che poi hanno informato gli Houthi, i quali avrebbero già completato i preparativi per attaccare i mercantili. L’impatto sarebbe enorme, perché quel passaggio è uno dei principali “colli di bottiglia” dell’energia mondiale. Lo stretto di Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’oceano Indiano. Attraverso questa rotta passa il 7 per cento dell’energia globale trasportata via mare. Sempre secondo Reuters, saranno gli “operativi” del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche iraniane presenti in Yemen a decidere quando chiudere lo stretto. La notizia è circolata nelle stesse ore in cui il canale israeliano Channel 12 ha parlato di possibile escalation da parte di Israele, che sostiene la linea dura di Trump.
Intanto siamo al quinto giorno di bombardamenti. Il Comando centrale americano ha annunciato di aver colpito centri di comando iraniani, sistemi di difesa aerea e sistemi missilistici e droni. Secondo Teheran, missili americani hanno colpito l’area vicino a Bandar Abbas, uno dei porti principali dell’Iran nei pressi dello Stretto di Hormuz. I pasdaran hanno risposto rivendicando di aver attaccato basi Usa in Giordania, Kuwait e Bahrein, e minacciato di colpire infrastrutture regionali. Teheran ha poi accusato Washington di un nuovo «crimine di guerra»: secondo l’Iran, missili americani avrebbero colpito un ospedale oncologico pediatrico, nel sudovest del Paese, costringendo l’evacuazione di oltre duecento piccoli pazienti sottoposti a chemioterapia. Intanto nelle acque vicine all’Iraq una nave che trasportava veicoli di fabbricazione Usa è stata attaccata con droni. Mentre secondo il Wall Street Journal Trump sta considerando di inviare soldati via terra sull’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano, Teheran ha risposto promettendo un “massacro” di militari.
Se Dubai ha smentito la notizia di esplosioni nel centro della città, gli Houthi hanno minacciato di prendere di mira gli impianti petroliferi nella regione. Nonostante lo scenario sia diventato più cupo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha ribadito la linea ottimistica del presidente, sostenendo che «gli iraniani vogliono un accordo dopo le devastazioni subite». Teheran, però, non sembra disposta a fare concessioni, anche se il rilascio (che la magistratura iraniana smentisce) della donna americana-iraniana Dena Karari, arrestata nel dicembre 2024 con l’accusa di spionaggio, è stato visto da Trump come un «gesto di buona volontà».