LONDRA – Karl Turner è il politico ideale per raccontare la caduta di Keir Starmer e la sensazionale ascesa di Andy Burnham. Avvocato di 55 anni, da 16 deputato laburista a Kingston upon Hull dove è nato, dell’ala sinistra del partito, è stato tra i primi a scaricare Starmer. E, insieme a Burnham, è il più grande rappresentante della carica del Nord su Westminster.
Cos’ha Burnham più di Starmer?
«Ho capito nel 2010 che Andy sarebbe diventato premier. Era ministro della Cultura con Gordon Brown e venne ad Hull: umile, carismatico, con un cervello enorme. Ma soprattutto, un essere umano. Una volta, si ricordò di un mio problema familiare dopo non esserci visti per mesi. È un politico raro, ve ne accorgerete presto».
Ma come farà Burnham a coniugare il welfare, totem della sinistra, e le spese per la Difesa?
«Andy vi stupirà. Bisognerà cambiare qualcosa sul welfare, perché non si può spendere in sussidi il doppio della Difesa. Ma a differenza di Starmer, Burnham parla con i suoi,si connette con il popolo e ha personalità per far capire ai deputati, anche a sinistra, ciò che è giusto per il Paese. Ha visione e un piano».
Quale?
«Riconnettersi alla classe operaia e redistribuire risorse e ricchezza anche al Nord. Non è possibile che Amazon paghi poche tasse e la mia donna delle pulizie troppe. Lo Stato sarà importante come gli investitori privati: Burnham troverà il giusto compromesso senza spaventare i paperoni, come a Manchester».
E sull’Europa? Burnham tace.
«Abbiamo perso il 7% del Pil per la Brexit. Mi stupirebbe se con Burnham non tornassimo nel mercato unito Ue e nell’unione doganale...».
Londra e il sud inglese devono temere il “re del Nord”?
«No. Burnham sarà il premier di tutti. Anche perché è l’ultima speranza del Labour per evitare l’estinzione. Andy ha una montagna di fronte a sé. Ma la scalerà».
Perché Starmer ha fallito?
«Conosco Keir da dieci anni. Ma l’anno scorso i suoi a Downing Street iniziarono a far circolare voci che io fossi pazzo, quando avevo subito un grave lutto familiare. Starmer mi assicurò che era estraneo. Ma il problema di Keir è che non era fedele a niente. A niente. Del resto, non doveva arrivare a Number 10…».
In che senso?
«Non era il premier designato. Il piano di Morgan McSweeney (l’ex Rasputin di Starmer, ndr) era di spianare la strada a Wes Streeting (la giovane e blairiana promessa del Labour, ndr) e intanto tenersi Keir per la transizione. Ma i Tory sono implosi, il Labour ha vinto le elezioni del 2024, e Starmer si è ritrovato primo ministro… Ma zero carisma e personalità. E non ascoltava gli onesti consigli miei e di altri. Ecco perché abbiamo perso fiducia in lui».