Giappone, pochi eredi maschi per il trono: una legge allarga la successione, ancora escluse le donne
di Bernardo TombariSecondo la leggenda la dinastia imperiale giapponese discende direttamente da Amaterasu, la potente dea del sole del pantheon shintoista, ma per il parlamento, sul trono del crisantemo, non potrà mai sedersi una donna. Ai fini della dinastia, contano solo gli uomini. La legge salica è stata confermata ancora una volta in un emendamento approvato ieri dal Parlamento giapponese, in cui sono state però riviste e ammorbidite le regole di successione per contrastare la progressiva riduzione della famiglia: i membri di undici rami cadetti, esclusi dall’ultima riforma del 1949, potranno essere “adottati” se sono celibi, senza figli e hanno compiuto i 15 anni d’età. Non potranno comunque salire al trono, saranno solo i loro discendenti ad essere inclusi nella successione.
L’altro cambiamento riguarda proprio le donne: potranno mantenere il loro titolo nobiliare anche se sposano un “plebeo”, ma i figli dei matrimoni misti non potranno comunque diventare sovrani. Fino ad ora le principesse che …
Secondo la leggenda la dinastia imperiale giapponese discende direttamente da Amaterasu, la potente dea del sole del pantheon shintoista, ma per il parlamento, sul trono del crisantemo, non potrà mai sedersi una donna. Ai fini della dinastia, contano solo gli uomini. La legge salica è stata confermata ancora una volta in un emendamento approvato ieri dal Parlamento giapponese, in cui sono state però riviste e ammorbidite le regole di successione per contrastare la progressiva riduzione della famiglia: i membri di undici rami cadetti, esclusi dall’ultima riforma del 1949, potranno essere “adottati” se sono celibi, senza figli e hanno compiuto i 15 anni d’età. Non potranno comunque salire al trono, saranno solo i loro discendenti ad essere inclusi nella successione.
L’altro cambiamento riguarda proprio le donne: potranno mantenere il loro titolo nobiliare anche se sposano un “plebeo”, ma i figli dei matrimoni misti non potranno comunque diventare sovrani. Fino ad ora le principesse che sposavano persone comuni perdevano tutti i privilegi, tra cui l’alloggio nelle ville imperiali e il Kōshitsu-hi, l’indennità pubblica per le spese della famiglia reale. L’ultima è stata la nipote dell’attuale imperatore Naruhito, l’ex principessa Mako di Akishino, ora Mako Komuro dopo il matrimonio con l’avvocato Kei Komuro nel 2021. Gli uomini, invece, non hanno mai avuto questo problema: la madre di Naruhito, ad esempio è una donna comune.
I motivi della riforma
La riforma serve ad ampliare il bacino della famiglia reale, che conta sempre meno membri. Nemmeno i discendenti della dea del sole sono immuni alla crisi demografica del Giappone, che ha uno dei tassi di fecondità più bassi al mondo e una popolazione sempre più vecchia. In particolare, però, scarseggiano i maschi: dopo l’imperatore Naruhito, nella linea al trono ci sono in ordine suo fratello Fumihito, 60 anni, e Hisahito, figlio 19enne di Fumihito e unico maschio della dinastia nato negli ultimi 40 anni. Dopo di loro, lo zio 90enne dell’imperatore, il principe Masahito. Il nuovo emendamento punta a salvare la dinastia più longeva al mondo, al trono ininterrottamente dal 660 a.C. secondo la tradizione mitologica (ma gli storici moderni concordano su una successione di almeno 1500 anni). Ci sarebbe in realtà un modo più semplice per salvarla, ed è quello preferito dai giapponesi.
Questione di genere
Secondo un sondaggio fatto lo scorso mese dal giornale Mainichi Shinbun, il 70% della popolazione nipponica sarebbe a favore di un’imperatrice donna. In particolare la più amata è l’unica figlia dell’imperatore, Aiko: il suo nome significa “figlia dell’amore”, la principessa gen Z (ha appena 24 anni) lavora per la Croce Rossa e nel Sol Levante è come una popstar. “Chi vuole che l’imperatore sia il figlio di un adottato che non conosce nessuno anziché Aiko?” ha detto dopo l’emendamento di ieri il fumettista Yoshinori Kobayashi, da tempo il più grande sostenitore della campagna per il diritto di successione alle donne e grande fan della principessa. Lo stesso Naruhito apprezza l’idea che sia la figlia a succedergli.
Gli oppositori
Sono in molti a pensarla così ma, ironicamente, tra di loro non c’è la prima premier donna del Paese, Sanae Takaichi. Per la leader conservatrice, preservare la successione patrilineare significa difendere la tradizione e la legittimità del trono del crisantemo. In realtà, le imperatrici non sarebbero una novità assoluta per il Giappone, anzi, ce ne sono state già otto. La prima, Suiko, regnò all’inizio del settimo secolo in un periodo di conflitti tra clan nobiliari, e si distinse come grande riformatrice: iniziò relazioni diplomatiche con la Cina, promosse la diffusione del buddismo, introdusse un calendario ufficiale e una burocrazia di corte. L’ultima, Go-Sakuramachi, abdicò nel 1771. Dopo più di due secoli e mezzo il popolo giapponese vorrebbe il ritorno di una sovrana donna, ma, per ora, dovrà continuare ad aspettare.