William Boyd: “Burnham è autentico e concreto, vediamo se il governo lo cambierà”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – «Che novità avere un primo ministro con un marcato accento del Nord inglese. Altro che i tanti “posh boys” che ci hanno governato negli ultimi anni». William Boyd, celebre scrittore britannico, 74 anni, autore dell’ultimo La luna di Gabriel e storico elettore laburista, non vede l’ora di osservare Andy Burnham al lavoro.
Boyd, e ora che cosa si aspetta?
«Innanzitutto Burnham, rispetto a Starmer, è molto più a suo agio con i media. La sua grande forza è che sembra una persona diretta, autentica, capace di esprimersi in modo naturale, anziché formale, timido e impacciato. Quindi, incrociamo le dita».
Difatti è un grande comunicatore, ma sarà anche un politico efficace?
«Alcuni dei suoi progetti sono interes…
LONDRA – «Che novità avere un primo ministro con un marcato accento del Nord inglese. Altro che i tanti “posh boys” che ci hanno governato negli ultimi anni». William Boyd, celebre scrittore britannico, 74 anni, autore dell’ultimo La luna di Gabriel e storico elettore laburista, non vede l’ora di osservare Andy Burnham al lavoro.
Boyd, e ora che cosa si aspetta?
«Innanzitutto Burnham, rispetto a Starmer, è molto più a suo agio con i media. La sua grande forza è che sembra una persona diretta, autentica, capace di esprimersi in modo naturale, anziché formale, timido e impacciato. Quindi, incrociamo le dita».
Difatti è un grande comunicatore, ma sarà anche un politico efficace?
«Alcuni dei suoi progetti sono interessanti, come il decentramento dei poteri verso le regioni. E poi la Gran Bretagna è ossessionata dalle classi sociali: avere un primo ministro del Nord, che vuole redistribuire le risorse, sarà molto interessante. Inoltre Burnham ha studiato Letteratura inglese a Cambridge e ciò mi rende felice perché è insolito per un politico avere una formazione umanistica. Naturalmente servono anche le politiche concrete e il cosiddetto “re del Nord” dovrà affrontare moltissime sfide difficili che il Paese ha davanti a sé».
Quali, secondo lei?
«Sarà interessante vedere se la realpolitik del governo britannico gli permetterà davvero di costruire un milione di case popolari, per esempio. Ma Burnham ha obiettivi concreti. Ha annunciato un piano decennale, non è un opportunista. Mi sembra una persona che avverte quasi un senso del destino nel suo percorso verso Downing Street: farà tutto il possibile per trasformare quella visione in realtà».
Ma i tabloid lo accusano di voler riportare il Paese agli anni Settanta.
«Credo che tanti sono favorevoli a certe rinazionalizzazioni. Ma la realpolitik del governo spesso finisce per attenuare gli ideali. Westminster è un piccolo mondo a sé. Anche se vuoi decentralizzare il potere, alla fine tutto ruota comunque intorno a Londra, ai mandarini e all’establishment. Burnham non sarà un salvatore della patria: avrà un compito molto difficile. La sua provenienza finirà quasi per diventare un dettaglio secondario. E questa non sarà una vendetta del Nord contro Londra e il Sud. Ma di certo Farage e la destra avranno vita difficile contro Burnham, che si definisce anche lui uomo del popolo. E non potranno dipingerlo come un “uno dell’establishment” come facevano con Starmer».