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L’esperto di sicurezza marittima: “Gli Houthi possono bloccare Suez e far male all’Europa”

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Eyal Pinko, ex ufficiale israeliano e analista: “Rispondono agli ayatollah, è una strategia concordata e hanno i mezzi per farlo”
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«I blocchi degli stretti di Bab el-Mandeb e Hormuz fanno parte di una strategia unica elaborata da Teheran, sbaglia chi pensa che gli Houthi decidano da soli». A parlare è Eyal Pinko, ex ufficiale in congedo della Marina israeliana ed esperto di sicurezza marittima: ha appena concluso una ricerca, sul tema, al Nato Defense College di Roma.

Gli Houthi, che minacciano i porti sauditi, hanno le armi e la capacità per interrompere del tutto la navigazione nel Mar Rosso?

«Sì, dispongono di missili, siluri e mine navali forniti dall’Iran e sono stati ben addestrati da Hezbollah. Negli ultimi due anni e mezzo hanno già colpito duramente l’economia egiziana, riducendo le entrate legate a Suez e aggravando l’inflazione. Le conseguenze arrivano anche in …

«I blocchi degli stretti di Bab el-Mandeb e Hormuz fanno parte di una strategia unica elaborata da Teheran, sbaglia chi pensa che gli Houthi decidano da soli». A parlare è Eyal Pinko, ex ufficiale in congedo della Marina israeliana ed esperto di sicurezza marittima: ha appena concluso una ricerca, sul tema, al Nato Defense College di Roma.

Gli Houthi, che minacciano i porti sauditi, hanno le armi e la capacità per interrompere del tutto la navigazione nel Mar Rosso?

«Sì, dispongono di missili, siluri e mine navali forniti dall’Iran e sono stati ben addestrati da Hezbollah. Negli ultimi due anni e mezzo hanno già colpito duramente l’economia egiziana, riducendo le entrate legate a Suez e aggravando l’inflazione. Le conseguenze arrivano anche in Europa: le navi dall’Asia devono circumnavigare l’Africa e ogni viaggio può costare oltre un milione di dollari in più».

Teheran esercita un controllo operativo diretto sulle loro azioni?

«Gli Houthi sono un proxy iraniano e obbediscono al regime».

Eppure non sempre i miliziani yemeniti hanno risposto alle sollecitazioni della Repubblica islamica. I missili recenti sono la risposta alla ripresa degli scontri con le forze governative appoggiate dall’Arabia Saudita.

«Gli Houthi hanno una storia autonoma e combattono dagli anni Novanta, ma negli ultimi anni hanno presentato le loro operazioni come sostegno a Hamas. Agiscono all’interno dell’asse iraniano».

Come può essere protetta la navigazione a Bab el-Mandeb?

«Occorre ripristinare la piena operatività della missione navale internazionale. In passato vi partecipavano navi italiane, greche, tedesche, olandesi e di altri Paesi. Bisogna proteggere il traffico commerciale, perché il blocco colpisce direttamente l’Europa e il costo della vita».

Cosa sta accadendo nell’altro Stretto, a Hormuz?

«Fin dalla guerra Iran-Iraq, Teheran ha compreso che l’economia mondiale dipende dalla libertà di navigazione a Hormuz. La strategia ha due elementi: usare i proxy per minacciare Bab el-Mandeb e controllare Hormuz. Dopo il cessate il fuoco con gli Usa, gli iraniani hanno iniziato a chiedere denaro alle navi in transito e a sparare per rafforzare la posizione negoziale. Molte unità si sono spostate nelle acque dell’Oman, ma l’Iran ha colpito anche lì».

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Gli Stati Uniti bombardano la costa, ma l’Iran conserva la capacità di bloccare Hormuz. Perché?

«Perché Trump ha millantato una distruzione mai avvenuta. Gli americani hanno colpito molto la Marina regolare iraniana, quella d’altura. La forza decisiva nello stretto è invece la Marina dei Guardiani della rivoluzione, rimasta in gran parte operativa. Dispone di migliaia di piccoli mezzi veloci, armati con mine, razzi, siluri e missili antinave a corto raggio».

Siamo più vicini al ritorno a una guerra su vasta scala o alla ripresa del negoziato?

«Spero in una conclusione senza ulteriore escalation, ma vedo il contrario: aumentano sia gli attacchi iraniani sia quelli americani. Il passaggio successivo può essere un attacco dell’Iran contro Israele. Israele, a quel punto, reagirebbe, Hezbollah tornerebbe in guerra e potrebbe essere coinvolta anche la Siria. Nessuno pare intenzionato a fermarsi».

Gli ultimi raid iraniani hanno bucato le difese aeree delle basi americane. Russia e Cina stanno aiutando la Repubblica islamica?

«Non bisogna considerare Russia, Cina, Iran e Corea del Nord come attori separati: formano un asse, al quale in alcuni casi si aggiunge il Pakistan, che prima dell’ultima guerra Iran-Israele stava per inviare 750 missili balistici a Teheran. La Russia usa armi iraniane in Ucraina, l’Iran dispone di sistemi di difesa cinesi e russi, e, durante la tregua, ha ricevuto altre armi, missili e sistemi antiaerei».

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