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Gli “scarafaggi” della Gen Z all’assalto dell’India di Modi: “Non ci inginocchiamo più”

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Proseguono nonostante la repressione le proteste dei giovani, nate da un concorso truccato e sostenute ora anche dall’opposizione
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CHENNAI – Gas lacrimogeni, cariche, idranti, manganellate. I feriti tra poliziotti e manifestanti sono circa 200, almeno 70 i ragazzi arrestati. Delhi è nel caos della protesta della Gen Z, di quel Partito popolare degli Scarafaggi nato con una battuta ironica e cresciuto fino a dar vita a un’erosione di consenso per il governo da quando Narendra Modi è stato eletto 12 anni fa.

Sono giovani, ma anche famiglie con zainetto dei viveri, quelli che marciano a Jantar Mantar, piazza preposta alle manifestazioni a pochi chilometri dal Parlamento. I loro eroi sventolano su grandi cartelloni nel caldo soffocante: Sonam Wangchuk, militante carismatico del Ladakh che dopo 20 giorni di sciopero della fame è stato trascinato dalla polizia in osped…

CHENNAI – Gas lacrimogeni, cariche, idranti, manganellate. I feriti tra poliziotti e manifestanti sono circa 200, almeno 70 i ragazzi arrestati. Delhi è nel caos della protesta della Gen Z, di quel Partito popolare degli Scarafaggi nato con una battuta ironica e cresciuto fino a dar vita a un’erosione di consenso per il governo da quando Narendra Modi è stato eletto 12 anni fa.

Sono giovani, ma anche famiglie con zainetto dei viveri, quelli che marciano a Jantar Mantar, piazza preposta alle manifestazioni a pochi chilometri dal Parlamento. I loro eroi sventolano su grandi cartelloni nel caldo soffocante: Sonam Wangchuk, militante carismatico del Ladakh che dopo 20 giorni di sciopero della fame è stato trascinato dalla polizia in ospedale; Bhimrao Ambedkar, uno dei padri della Costituzione e difensore dei diritti dei Dalit, i cosiddetti “intoccabili”; e non può mancare il baschetto di Che Guevara con la frase emblematica «meglio morire in piedi che vivere in ginocchio». Un disegno spiega meglio di altre immagini cosa sta accadendo: un bimbo con un aquilone che frantuma le gambe della statua di un generale con la sciabola.

«La chiamano manifestazione illegale, ci danno degli antinazionali», dice Rhythm Katoch, 22 anni. «Ma io sono qui per la scuola, per i diritti dei giovani, per la democrazia. È troppo chiedere che il governo ci ascolti?».

È la rivolta dei ventenni, dei disoccupati, degli sfaccendati. A maggio, il presidente della Corte Suprema ebbe la pessima idea di dire che chi non ha lavoro, chi protesta perché gli esami della facoltà di medicina sono stati taroccati, costringendo due milioni di studenti onesti a rifarli (per solo 130 mila posti), non sono altro che «scarafaggi e parassiti». È un’abitudine del governo quella di paragonare gli antagonisti a insetti, così come il ministro degli Interni Amit Shah descrisse come «termiti» gli immigrati del Bangladesh. Ma questa volta Abhijeet Dipke, trentenne indiano, ha deciso di rispondere con una battuta: «Facciamogli sentire la protesta degli scarafaggi, uniamoci».

Il fenomeno del Partito popolare degli Scarafaggi, il Cockroach Janta Party, o Cjp per fare il verso al partito governativo Bjp, raccoglie subito milioni di follower che producono migliaia di meme. Ma poi il fenomeno si consolida, cresce. Sulle prime chiede solo che il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan (che li definisce «terroristi di serie B») dia subito le dimissioni. Niente da fare. Il governo è inamovibile. Modi nemmeno parla del tema. Tant’è che nella folla che intasa il traffico della capitale spunta la foto di Modi con la scritta “Missing”. Così Dipke, leader degli scarafaggi, alza la posta: che si dimetta pure Modi.

Cosa c’è dietro? Non solo due milioni di studenti di medicina che devono rifare il test, ma anche più di 20 ragazzi suicidi alla prospettiva di non farcela. È questo che ha smosso le coscienze dei coetanei. Perché la New India promessa 12 anni fa, quella della crescita del Pil del 7% l’anno, non distribuisce equamente il benessere, quindi la disoccupazione giovanile non accenna a scendere, anzi. E i giovani non ci stanno più. Anche perché per superare gli esami bisogna pagare le ripetizioni private, le famiglie si indebitano. Lo scandalo dei test circolati in anticipo tra i soliti raccomandati è troppo. Tutti in piazza. Non sarà come in Nepal, Sri Lanka e Bangladesh, dove i Gen Z hanno fatto la differenza, il governo indiano è molto più coriaceo. Ma i tremori si sentono.

Dipke ha chiesto aiuto agli agricoltori, ricordando che gli studenti li avevano sostenuti ai tempi delle leggi agricole. Rakesh Tikait è arrivato al Jantar Mantar con 500 contadini: «Il governo si piega, basta qualcuno che lo faccia piegare». Un altro gruppo del Punjab spinge alle porte per protestare contro l’accordo commerciale Usa-India.

La tattica degli scarafaggi guarda lontano. Dipke ha annunciato che dopo i troppi feriti di lunedì, la protesta non marcerà verso il Parlamento, ma consoliderà il sit in al Jantar Mantar. Aspettano che arrivino altri sostenitori, prima di ripartire. E alla richiesta di dimissioni del ministro dell’Istruzione ora si aggiungono altri due punti: la liberazione immediata di Wangchuk dall’ospedale e il risarcimento per le famiglie dei suicidi.

Nuova Delhi, botte e bastonate della polizia alla protesta degli "scarafaggi" contro Modi

E l’opposizione scende in piazza con i manifestanti. Rahul e Priyanka Gandhi del Partito del Congresso, insieme ad Akhilesh Yadav del Partito Samajwadi e altri leader hanno protestato davanti alla casa di Modi, a Nuova Delhi, e sono stati portati via dalla polizia. Ha detto Priyanka Gandhi, figlia di Sonia: «Ci sono problemi enormi, e voi sparate lacrimogeni sui ragazzini e li picchiate. Per cosa?». E Rahul chiede le dimissioni di Modi: «Perché ha distrutto il futuro della gioventù indiana». Il governo però tiene il punto. Kangana Ranaut, deputata del Bjp, dice: «Nessuno può fare pressione sul governo su chi licenziare e chi tenere». Staremo a vedere.

(reuters)

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