È il tratto finale verso la piena dittatura. Un colpo di spugna sui valori ormai sbiaditi della rivoluzione sandinista. Daniel Ortega non poteva scegliere data migliore per annunciare l’abolizione del voto. L’ultimo residuo di apparente democrazia. Mentre domenica scorsa il Nicaragua festeggiava il 47° anniversario dell’insurrezione contro Anastasio Somoza Debayle, l’ex guerrigliero diventato dittatore dichiarava ai fedelissimi: «Qui, non ci saranno più elezioni. I partiti se le possono scordare. Non potranno tentare di impadronirsi del governo, di prendere il potere». La decisione è stata accolta con un lungo silenzio. Del resto, sono ormai dieci anni che ogni minima forma di opposizione subisce arresti, torture, condanne. I più fortunati sono spediti in esilio. Ma anche lì, soprattutto nel vicino Costa Rica diventato il rifugio di chi cerca di scampare alla mannaia della famigerata coppia Ortega-Murillo, qualcuno ci ha rimesso la pelle.
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È il tratto finale verso la piena dittatura. Un colpo di spugna sui valori ormai sbiaditi della rivoluzione sandinista. Daniel Ortega non poteva scegliere data migliore per annunciare l’abolizione del voto. L’ultimo residuo di apparente democrazia. Mentre domenica scorsa il Nicaragua festeggiava il 47° anniversario dell’insurrezione contro Anastasio Somoza Debayle, l’ex guerrigliero diventato dittatore dichiarava ai fedelissimi: «Qui, non ci saranno più elezioni. I partiti se le possono scordare. Non potranno tentare di impadronirsi del governo, di prendere il potere». La decisione è stata accolta con un lungo silenzio. Del resto, sono ormai dieci anni che ogni minima forma di opposizione subisce arresti, torture, condanne. I più fortunati sono spediti in esilio. Ma anche lì, soprattutto nel vicino Costa Rica diventato il rifugio di chi cerca di scampare alla mannaia della famigerata coppia Ortega-Murillo, qualcuno ci ha rimesso la pelle.
Nicaragua, il presidente Ortega: "Mai più elezioni, i giorni degli yankee al potere sono finiti"
L’annuncio non modifica una realtà che i nicaraguensi conoscono bene. Dal 2008, tutte le elezioni locali e nazionali sono state macchiate da frodi evidenti. Ma il nuovo giro di vite sulla più elementare forma di libertà costituisce un salto narrativo e politico. Le consultazioni del 2021 hanno rappresentato il miglior esempio di un sistema senza competizione. Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo, nominata co-presidente nel 2025 proprio per accentrare ancora di più un potere che non prevede deleghe, hanno pensato bene di sbattere in galera tutti i candidati dell’opposizione. Il risultato li ha premiati: hanno ottenuto il 75,92 per cento dei voti.
Il modello da seguire è quello cubano, nordcoreano e anche cinese. Un solo partito che sceglie i candidati a seconda del grado di fedeltà e di opportunismo. Ortega evita di precisare i dettagli di questa svolta oscurantista. Si limita a dire che lavorerà con i suoi deputati e alleati politici nell’Assemblea Nazionale per creare leggi «che erigano un muro, un blocco» contro ogni tentativo di conquistare il potere attraverso delle elezioni.
Chi conosce l’ex guerrigliero sandinista non si stupisce più di tanto. Juan Sebastián Chamorro, uno dei sette aspiranti alla presidenza imprigionato prima delle elezioni del 2021, spiega: «Ha sempre sostenuto che i partiti dividono la società». Altri ritengono che stia giocando d’anticipo. Se la pressione internazionale lo costringerà a negoziare, non partirà dal presupposto che in Nicaragua si tengano elezioni libere e competitive. Dirà semplicemente che le elezioni sono state abolite.
La strada imboccata è quella cinese. Anche solo per motivi contingenti. È dal 2021 che Pechino si è tuffato nel settore minerario nicaraguense. Grazie a un accordo di libero scambio firmato nel 2024, opera in condizioni vantaggiose. In soli tre anni la Cina si è aggiudicata 30 concessioni per una distribuzione territoriale di 919.825 ettari. Ha in mano il 7 per cento del Nicaragua. Per il paese centroamericano è una vera manna: nel solo 2025 ha esportato 1,8 milioni di dollari in oro. È diventato il suo prodotto di punta. La cosa allarma Washington che è stata finora tenera con Managua. Ma il clima sta cambiando.
Premiati da un’economia priva di scossoni, Daniel Ortega e Rosaria Murillo hanno accentrato in modo brutale il loro potere. Hanno cacciato tutte le ong dal paese, chiuso giornali e televisioni, messo i sigilli alle prestigiose università e scuole gesuitiche, rotto le relazioni con la Chiesa cattolica colpevole di aver preso le difese delle mamme scese in piazza per protestare contro la strage dei loro figli durante le rivolte studentesche del 2018. Il vescovo di Matagalpa, monsignor Rolando Alvárez, è stato condannato a 26 anni di carcere e rinchiuso per 17 mesi in una cella senza luce e finestre. Lo ha salvato il Vaticano.
Stessa sorte è toccata agli amici e compagni di lotta. Arce Castaño e Henry Ruiz Hernández, della direzione nazionale del Fronte Sandinista, sono stati rinchiusi in casa e guardati a vista. Il fratello di Ortega, Humberto, colpevole di averlo criticato, è morto isolato nella sua stanza. Dora María Téllez, la mitica Comandante Due, è stata sepolta viva in una cella dove è stata ripetutamente torturata. Hugo Torres, altro storico guerrigliero sandinista, era diventato cieco nei sotterranei bui della prigione dove alla fine è morto. Entrambi avevano guidato il commando che assaltò la prigione dove era rinchiuso il giovane Ortega ai tempi di Somoza. Lui li ha ricambiati sbattendoli dietro le sbarre. Vigliacco e sospettoso, spinto dalle ambizioni della moglie Rosario, vera padrona del campo, l’ex guerrigliero è rimasto prigioniero del suo ego. Ha finito per cancellare la foto con i protagonisti del suo passato. I superstiti sono stati liberati, privati della cittadinanza e deportati su un aereo negli Usa.