BRUXELLES – Sul nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia i partner dell’Unione europea non riescono ancora a trovare l’accordo definitivo. Al momento il problema principale riguarda la Grecia che a Bruxelles si oppone al divieto imposto alle navi europee di trasportare il gasi liquido russo.
Ieri il Coreper (il Comitato che riunisce i ventisette ambasciatori permanenti presso l’Unione) non è dunque stato in grado di individuare un compromesso che superasse in particolare l’opposizione di Atene. Il Comitato però tornerà a riunirsi oggi per indicare una via d’uscita. I 27 si aspettano che la Commissione Ue escogiti in queste ore un compromesso che soddisfi tutti i governi.
Il nuovo incontro è determinato dal fatto che oggi scade il provvedimento che impone il price-cap, ossia un tetto al prezzo del petrolio russo. Fissato per ora a 44 dollari al barile. L’urgenza di un’intesa nasce anche da questa circostanza che non può essere ignorata per evitare un’ulteriore conseguenza sui prezz…
BRUXELLES – Sul nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia i partner dell’Unione europea non riescono ancora a trovare l’accordo definitivo. Al momento il problema principale riguarda la Grecia che a Bruxelles si oppone al divieto imposto alle navi europee di trasportare il gasi liquido russo.
Ieri il Coreper (il Comitato che riunisce i ventisette ambasciatori permanenti presso l’Unione) non è dunque stato in grado di individuare un compromesso che superasse in particolare l’opposizione di Atene. Il Comitato però tornerà a riunirsi oggi per indicare una via d’uscita. I 27 si aspettano che la Commissione Ue escogiti in queste ore un compromesso che soddisfi tutti i governi.
Il nuovo incontro è determinato dal fatto che oggi scade il provvedimento che impone il price-cap, ossia un tetto al prezzo del petrolio russo. Fissato per ora a 44 dollari al barile. L’urgenza di un’intesa nasce anche da questa circostanza che non può essere ignorata per evitare un’ulteriore conseguenza sui prezzi dell’energia. La riconvocazione del Coreper, quindi, risponde all’esigenza di raggiungere una mediazione entro la giornata odierna.
È chiaro che una convergenza di massima sulla necessità di varare nuove sanzioni contro Mosca non è messa in discussione. L’Ungheria, che con il governo di Viktor Orbán rappresentava una costante spina nel fianco e un elemento di fiancheggiamento del Cremlino, adesso si è adeguata alla linea in difesa dell’Ucraina. I problemi, dunque, sono essenzialmente “tecnici” e basati su alcuni interessi nazionali specifici.
Nei giorni scorsi per accendere il disco verde all’unanimità erano già state apportate alcune correzioni rispetto alle proposte iniziali. Tra queste, ad esempio, l’import di pesce dalla Russia. Misura che è stata eliminata dalla lista delle sanzioni. Un richiesta specifica arrivata da Portogallo e Germania. Francia e Italia hanno invece insistito sull’eliminazione di alcune restrizioni per i visti turistici ai russi. Il nostro Paese e quello d’Oltralpe costituiscono alcune delle mete principali dei cittadini più abbienti della Russia. L’Austria dal canto suo ha chiesto di sbloccare beni russi per due miliardi detenuti nei suoi confini.
La Grecia, principale hub marittimo del Mediterraneo, è infine preoccupata che il divieto possa comportare ricadute economiche sulle sue imprese di navigazione, finendo per favorire quelle cinesi e non recede rispetto all’esigenza di effettuare almeno una valutazione più dettagliata dell’impatto economico di questa misura.
Ma che il livello di attenzione verso Mosca e in difesa di Kiev resta alto, lo dimostrano le parole dell’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione, Kaja Kallas. «Stiamo aumentando la pressione sulla flotta ombra della Russia ha detto. La petroliera Mv South Star, sospettata di navigare sotto falsa bandiera in violazione del diritto marittimo internazionale, è stata abbordata il 20 luglio dalle forze dell’Operazione Eunavfor Med Irini per la verifica della bandiera. Ogni viaggio illecito aiuta a sostenere la macchina da guerra della Russia. Stiamo accompagnando le nostre sanzioni con azioni in mare».
Resta il fatto che se lo stallo proseguisse anche oggi, si tratterebbe di una sconfitta per l’Unione europea. Un’opzione che in questa fase nessuno si può permettere.