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Se ne va Woolsey, alla Cia con Clinton tra spie e tradimenti

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Guidò l’Agenzia a inizio anni ’90: non era amato dal presidente, ma era simbolo della vecchia America aperta al dialogo e tollerante
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Tutto cominciò con un litigio sulla guerra in Vietnam, a un matrimonio fine anni Sessanta. Alla festa a Washington, Martini cocktail al posto degli odierni Spritz, il viceministro della Difesa Paul Nitze, che da giovane organizzava i bombardamenti sulla Germania nazista, investe un compunto impiegato del Pentagono, giacca e cravatta, che osa avanzare dubbi sulla guerra in Vietnam. Il ragazzo beneducato, una laurea a Stanford e una a Oxford, si chiama James Woolsey e, pur nel dissenso, colpisce il falco Nitze che, nel 1969, lo assume come dirigente al negoziato Salt, per ridurre la corsa alle armi con l’allora potente Unione Sovietica.

James Woolsey, scomparso martedì a 84 anni, inizia così una carriera che lo porterà a guidare lo spionaggio della Cia con il presidente Bill Clinton, 1993-1995, dopo aver collaborato con la Casa Bianca sotto amministrazioni democratiche e repubblicane, da Nixon a Carter, da Reagan a Bush padre, impresa oggi impensabile in un’America spaccata in due, irri…

Tutto cominciò con un litigio sulla guerra in Vietnam, a un matrimonio fine anni Sessanta. Alla festa a Washington, Martini cocktail al posto degli odierni Spritz, il viceministro della Difesa Paul Nitze, che da giovane organizzava i bombardamenti sulla Germania nazista, investe un compunto impiegato del Pentagono, giacca e cravatta, che osa avanzare dubbi sulla guerra in Vietnam. Il ragazzo beneducato, una laurea a Stanford e una a Oxford, si chiama James Woolsey e, pur nel dissenso, colpisce il falco Nitze che, nel 1969, lo assume come dirigente al negoziato Salt, per ridurre la corsa alle armi con l’allora potente Unione Sovietica.

James Woolsey, scomparso martedì a 84 anni, inizia così una carriera che lo porterà a guidare lo spionaggio della Cia con il presidente Bill Clinton, 1993-1995, dopo aver collaborato con la Casa Bianca sotto amministrazioni democratiche e repubblicane, da Nixon a Carter, da Reagan a Bush padre, impresa oggi impensabile in un’America spaccata in due, irriducibili, fazioni. Moderato, gli avversari lo definivano “neoconservatore”, Woolsey era invece persuaso che gli Stati Uniti dovessero navigare con saggezza e strategia dopo la Guerra Fredda e la fine dell’Urss, perché «abbattuto un drago siamo circondati da serpenti velenosi, più pericolosi del mostro antico».

Con Clinton Woolsey non andrà d’accordo. Il giovane liberal venuto dal Sud lo aveva nominato cercando un uomo dell’establishment alla Cia, che pochi anni prima le inchieste del senatore Church accusavano di ogni malefatta, dalla caduta di Saigon al golpe in Cile. E lo scandalo di Aldrich Ames, la spia che per pacchi di dollari svende al Cremlino i segreti del Pentagono, scatena ancora il Senato contro l’intelligence. Dennis DeConcini, focoso parlamentare dell’Arizona, schiuma, chiedendo a Woolsey di «tagliare le teste dei colpevoli», ma il capo della Cia, camicia bianca e cravatta regimental, non lancia cacce alle streghe, così di moda nel 2026, ricordando poi: «La maggioranza dei responsabili di omesso controllo sul tradimento di Ames era in pensione, non volevo capri espiatori».

Clinton non ha pazienza per il raziocinante Woolsey, non lo riceve mai nello Studio Ovale, «lo avrò intravisto forse un paio di volte - scherzava il numero 1 Cia - e quando nel 1994 un poveretto si schiantò con il suo aeroplanino Cessna, cercando di atterrare sul South Lawn della Casa Bianca, pensai: “Qualcuno penserà che ai comandi c’ero io, pur di incontrare Clinton”».

Con Woolsey se ne va uno degli ultimi eredi della diplomazia bipartisan Usa, uomini come Nitze e il collega George Kennan (che con un articolo anonimo su Foreign Affairs, firmato X, illustra i piani per “contenere” Stalin, tra difesa e negoziato), il cerebrale McGeorge Bundy, il vulcanico Richard Holbrooke, il pragmatico Brent Scowcroft, il duro Zbigniew Brzezinski, intellettuali e statisti capaci di navigare dal Sudest asiatico al Medio Oriente servendo l’America superpotenza aperta al mondo, guidata dalla tolleranza democratica, anche in guerra.

Il funerale di James Woolsey, nato l’ultimo giorno di estate del 1941, simboleggia dunque l’addio a questa scuola, nell’era dei militanti severi su TikTok, a favore del presidente Trump o contro, con Compromesso e Dialogo ridotti a parolacce impronunciabili. Degli anni alla Cia, James Woolsey era fiero di un episodio, che nulla ha a che fare con gli agenti segreti: aveva ordinato di condividere con il Ministero della Sanità i software usati per interpretare le foto dei satelliti spia nello spazio, impiegandone gli algoritmi per identificare i primi segnali del cancro al seno dalle mammografie, salvando milioni di donne. Sul resto non aveva dubbi: «Se volete essere popolari, non fate mai il direttore della Cia…».

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