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No di Fedorov a Zelensky, la Difesa agita ancora Kiev

(agf)

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Offerto all’ex ministro un posto nel governo. Ma lui: rivoglio il dicastero. A Manila flop e accuse tra Lavrov e Rubio: “Per la pace servono altre idee”
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L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha formalmente respinto l’offerta di Zelensky, che una settimana fa lo aveva silurato nell’ennesimo rimpasto di governo. Travolto da polemiche e proteste, il presidente gli aveva offerto di rientrare al governo come vice primo ministro con delega alle tecnologie. Un ruolo «di leadership», gli aveva detto, in cui avrebbe coordinato i vertici di forze armate, Difesa e tecnologie militari. Ma lo avrebbe allontanato dalla centrale appalti di guerra, la stanza dei bottoni in cui si decide la direzione da imprimere al conflitto, e in cui la procura anti corruzione ha scoperchiato una bolgia.

Secondo Fedorov, insieme ai soldati al fronte ci sono solo tre figure che incidono davvero in guerra: presidente, comandante delle Forze armate e ministro della Difesa: «Per questo non accetterò nessun altro incarico». Nessun altro ruolo istituzionale, ha detto ieri ai giornalisti, può contrastare la corruzione negli appalti alla Difesa, completare la tra…

L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha formalmente respinto l’offerta di Zelensky, che una settimana fa lo aveva silurato nell’ennesimo rimpasto di governo. Travolto da polemiche e proteste, il presidente gli aveva offerto di rientrare al governo come vice primo ministro con delega alle tecnologie. Un ruolo «di leadership», gli aveva detto, in cui avrebbe coordinato i vertici di forze armate, Difesa e tecnologie militari. Ma lo avrebbe allontanato dalla centrale appalti di guerra, la stanza dei bottoni in cui si decide la direzione da imprimere al conflitto, e in cui la procura anti corruzione ha scoperchiato una bolgia.

Secondo Fedorov, insieme ai soldati al fronte ci sono solo tre figure che incidono davvero in guerra: presidente, comandante delle Forze armate e ministro della Difesa: «Per questo non accetterò nessun altro incarico». Nessun altro ruolo istituzionale, ha detto ieri ai giornalisti, può contrastare la corruzione negli appalti alla Difesa, completare la trasformazione delle forze armate e pianificare e condurre operazioni sul campo eliminando le inefficienze. Il suo team al ministero, dice, aveva un piano strategico «chiamato “Aria-terra-economia”. Lo abbiamo attuato per sei mesi e l’Ucraina aveva iniziato a prendere l’iniziativa» creando «una finestra di opportunità per costringere la Russia alla pace con la forza. E non possiamo lasciarcela sfuggire».

Il braccio di ferro è a bassa intensità, senza accuse dirette o fuori tono, ma ad alto potenziale. A sostenere Fedorov c’è il “Maidan di cartone”, la protesta nelle piazze che chiede a Zelensky di ridargli la guida della Difesa: da stasera sarà «a oltranza». Tempi difficili sul fronte interno, ma l’orizzonte bellico e diplomatico non è da meno. «Quest’inverno abbiamo due strade. La prima è trovare un modo per sederci al tavolo delle trattative con la Russia e porre fine a questa guerra, ed è la priorità su cui mi sto concentrando», dice Zelensky. Ma avverte: «Ho un rapporto dei Servizi, nella cerchia ristretta di Putin c’è chi vuole la fine della guerra ma ci sono anche militari che vogliono estenderla e aumentare la mobilitazione». L’altra strada, dunque, è preparare un nuovo inverno di guerra e gelo.

La diplomazia però è in moto. Dal colloquio con Witkoff e Kushner, inviati di Trump, Zelensky ha capito che «ci sarà, credo, un trilaterale prima dell’autunno. Dobbiamo impegnarci a fondo». Ma a Manila, tra Lavrov e Rubio, c’è più gelo che intesa: per il ministro degli Esteri russo è «inammissibile un ulteriore riarmo di Kiev». E Mosca è disponibile «a soluzioni politiche del conflitto» ma «nello spirito di Anchorage». Cioè la capitolazione ucraina con consegna del Donbass. Eh no, servono «nuove idee», replica Rubio. La stretta di mano tra Putin e Trump in Alaska è nel binario morto delle soluzioni «inaccettabili» per Kiev.

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