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“La nostra protesta rafforza l’Ucraina, è una grande prova di democrazia”

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Dmytro Koziatynskyi, leader del movimento “Maidan di cartone”, che ha organizzato e promosso le manifestazioni: “Abbiamo costretto il presidente a licenziare Syrsky”
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Scendendo in piazza con i cartelli di cartone, gli ucraini hanno spinto il presidente a licenziare il capo delle Forze armate, Syrsky. Ora il “Maidan di cartone”, la protesta di cui il medico militare veterano Dmytro Koziatynskyi è promotore e anima, continua per il reintegro di Fedorov a ministro della Difesa.

Koziatynskyi, perché Zelensky ha rinunciato a Syrsky?

«Troppe persone scendono in piazza per protestare: sono maturate questioni che è impossibile ignorare. Zelensky non aveva altra scelta che ascoltare la volontà della società e attuare i cambiamenti necessari. Syrsky è un generale della vecchia scuola di comando sovietica, che non è più attuale per l’Ucraina. È potente, ma non è rimasto al passo coi tempi. Si sono accumulati problemi nello Stato maggiore e nelle Forze armate, col tentativo di far tacere i militari e la censura. È chiaro che non era più idoneo per l’incarico».

E perché ritenete così importante riportare Fedorov alla Difesa?

«È un ministro molto efficiente…

Scendendo in piazza con i cartelli di cartone, gli ucraini hanno spinto il presidente a licenziare il capo delle Forze armate, Syrsky. Ora il “Maidan di cartone”, la protesta di cui il medico militare veterano Dmytro Koziatynskyi è promotore e anima, continua per il reintegro di Fedorov a ministro della Difesa.

Koziatynskyi, perché Zelensky ha rinunciato a Syrsky?

«Troppe persone scendono in piazza per protestare: sono maturate questioni che è impossibile ignorare. Zelensky non aveva altra scelta che ascoltare la volontà della società e attuare i cambiamenti necessari. Syrsky è un generale della vecchia scuola di comando sovietica, che non è più attuale per l’Ucraina. È potente, ma non è rimasto al passo coi tempi. Si sono accumulati problemi nello Stato maggiore e nelle Forze armate, col tentativo di far tacere i militari e la censura. È chiaro che non era più idoneo per l’incarico».

E perché ritenete così importante riportare Fedorov alla Difesa?

«È un ministro molto efficiente, ha finalmente avviato le riforme nella Difesa e merita la possibilità di portarle avanti. Ha iniziato a combattere la corruzione e a tagliare i flussi da cui traevano profitto alcuni funzionari».

Zelensky oggi è più debole o più forte? E l’Ucraina?

«Non è diventato più debole né più forte: se riuscirà a instaurare un dialogo con la società e ad attuare i cambiamenti necessari, anche lui ne uscirà rafforzato. L’Ucraina ha già tratto beneficio da queste proteste con la nomina del nuovo comandante in capo. Per la stragrande maggioranza dei militari Drapatyi era la migliore candidatura possibile. Ha indiscussa autorevolezza e la fiducia dei militari. Ha un’ottima squadra, sostiene le relazioni orizzontali nell’esercito e apprezza l’iniziativa e il valore tecnologico».

Se Fedorov e Zelensky non troveranno un accordo chiederete le dimissioni del Presidente?

«La prima richiesta, le dimissioni di Syrsky, è stata soddisfatta. Ora resta il reintegro di Fedorov: se entro domani non verrà soddisfatta inizieremo una protesta a tempo indeterminato. Ma nessuno chiederà le dimissioni del presidente, nonostante tutti i difetti Zelensky è comunque un leader molto forte in guerra».

La situazione era così critica da manifestare sotto legge marziale?

«Sì. Come lo scorso anno per difendere Nabu e Sapo, il valore delle rivendicazioni supera i rischi di manifestare in guerra. Le proteste devono rimanere l’ultima istanza, ma questa era esattamente la situazione».

Un anno fa avete costretto il presidente a fare marcia indietro per difendere Nabu e Sapo. C’erano in ballo l’equilibrio dei poteri e la democrazia: è così anche ora?

«Sì. Allora la protesta era a favore delle istituzioni; e oggi lo è di nuovo, anche se sembra riguardare persone specifiche. I continui e incomprensibili rimpasti di governo non consentono ai ministri di fare riforme strategiche. È un problema e va risolto».

Quanti siete? Come vi organizzate? Chi vi sostiene?

«Siamo la società ucraina. È una protesta popolare e spontanea. Non abbiamo politici al microfono e non c’è leader né agenda politica. È manifestazione pacifica di volontà. E ci sostiene tutta la popolazione, compresi i militari».

È un’opposizione politica destinata a durare dopo la guerra?

«Non è opposizione ma dialogo con il potere. In guerra i processi politici sono in pausa. È un tentativo della società di risolvere i problemi e rafforzare l’Ucraina. Non si tratta di giochi politici».

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Cambierà l’Ucraina come fece la Rivoluzione Arancione?

«Poter protestare durante l’invasione su vasta scala dimostra che la democrazia ucraina è a un livello alto, forse superiore a quello di molti Paesi della vecchia Europa. I nostri valori democratici non sono scomparsi. Non diventeremo mai un’autocrazia. Non ci sono appelli al rovesciamento del governo né alla violenza. Per questo ne usciremo più forti di prima».

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