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India, vittoria per il movimento degli “scarafaggi”: si dimette il ministro dell’Istruzione

(reuters)

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Dharmendra Pradhan rinuncia dopo settimane di proteste per le fughe di notizie sugli esami di ammissione e per le irregolarità nel sistema educativo. Modi costretto a cedere e i manifestanti annunciano lo stop alle contestazioni
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CHENNAI – Hanno vinto gli scarafaggi. Nel pomeriggio il ministro dell'Istruzione indiano Dharmendra Pradhan ha finalmente annunciato le dimissioni, proprio mentre la polizia lanciava ancora lacrimogeni per disperdere i ragazzi a Jantar Mantar. Nella piazza di Delhi presidiata da giugno, Abhijeet Dipke, 30 anni, si è inginocchiato a leggere la notizia sul telefono stretto nella mano incerottata al tubicino della flebo per curarlo dal tifo. "Se non avete paura, se non vi inchinate a questo governo, possiamo ottenere le dimissioni di chiunque!"

India: come è nata, chi rappresenta e a cosa punta l'onda lunga degli "scarafaggi"

La piazza canta "haar gaye, haar gaye, tanashah haar gaye!", cioè, hanno perso, il dittatore è sconfitto. Sul palco, Dipke sventola il tricolore e intona l’inno patriottico Vande Mataram tra i ritratti del padre della Costituzione e dei Dalit, Ambedkar…

CHENNAI – Hanno vinto gli scarafaggi. Nel pomeriggio il ministro dell'Istruzione indiano Dharmendra Pradhan ha finalmente annunciato le dimissioni, proprio mentre la polizia lanciava ancora lacrimogeni per disperdere i ragazzi a Jantar Mantar. Nella piazza di Delhi presidiata da giugno, Abhijeet Dipke, 30 anni, si è inginocchiato a leggere la notizia sul telefono stretto nella mano incerottata al tubicino della flebo per curarlo dal tifo. "Se non avete paura, se non vi inchinate a questo governo, possiamo ottenere le dimissioni di chiunque!"

India: come è nata, chi rappresenta e a cosa punta l'onda lunga degli "scarafaggi"

La piazza canta "haar gaye, haar gaye, tanashah haar gaye!", cioè, hanno perso, il dittatore è sconfitto. Sul palco, Dipke sventola il tricolore e intona l’inno patriottico Vande Mataram tra i ritratti del padre della Costituzione e dei Dalit, Ambedkar. Cori di "Jai Hind", viva l'India, volontari che distribuiscono dolci sotto lo sguardo di un migliaio di poliziotti, ragazzi che sventolano la Carta come fosse una bandiera.

La rivoluzione nasce da un insulto. A maggio il presidente della Corte Suprema dà degli "scarafaggi e parassiti" ai giovani disoccupati che protestano i brogli di un esame importante. "Caro presidente, se non ci avessi chiamato scarafaggi, non sarei tornato in India, i giovani non sarebbero scesi in strada e Pradhan non si sarebbe dimesso", dice oggi il leader, che fu stratega della comunicazione per “il partito degli onesti” l’Aap di Arvind Kejriwal. Il 16 maggio, Dipke fonda sui social il Partito Popolare degli Scarafaggi. Requisiti d'ammissione: disoccupato, pigro, cronicamente online. A giugno, rientra in India dalla Boston University per guidare il presidio. In due mesi, il movimento diventa la più seria minaccia al potere di Modi in 12 anni.

A crollare non è un comprimario. Pradhan, 57 anni, ministro dal 2014, all'Istruzione dal 2021, veniva dato come astro nascente e papabile futuro leader del Bharatiya Janata Party. Ed è il primo ministro di Modi a cedere alla pressione della piazza, in un governo che ha sempre ripetuto di non essere come quelli di centrosinistra di un tempo, dove i ministri si dimettevano al primo scandalo.

Fino a sabato mattina la capitale era in stato d'assedio: 18 stazioni della metropolitana chiuse per il quarto giorno, negozi di alcolici serrati alle 20, altri 3 mila paramilitari in strada, rete mobile staccata nel quartiere, furgoni con telecamere a riconoscimento facciale a schedare chi entrava.

Nella lettera d’addio, Pradhan non ammette nulla, anzi rivendica quattro decenni dedicati alla scuola, accusa l'opposizione d’aver ingannato gli studenti. Se ne va perché "forze antinazionali" non approfittino ancora della situazione.

Perché ha ceduto un governo che non tentenna mai? Il calcolo è aritmetico. L'età media in India è 29 anni, cioè metà del Paese ha meno di 30 anni, ma quasi 4 laureati su 10, fra i 15 e i 25, non trovano lavoro. In Nepal, Bangladesh e Sri Lanka i governi sono caduti per mano della Gen Z.

Tenersi il ministro costava più che far contenta la piazza. Dietro la rivolta ci sono i 2 milioni di ragazzi costretti a rifare il test d'ingresso a medicina perché le tracce erano state vendute in anticipo. E quel test non è un esame: è la porta verso i pochi posti nelle università pubbliche e lavori statali, verso il posto fisso per cui le famiglie si indebitano. Infatti, almeno 21 candidati si sono uccisi per colpa dei brogli, ma i suicidi studenteschi in India sono cresciuti dell'80 % in 10 anni, oltre 2 mila l'anno. Pradhan aveva bollato i manifestanti come "la serie B dei terroristi", e gli è costato caro.

Restano in sospeso la richiesta di risarcimento di 10 milioni di rupie, circa 100 mila euro, per ogni famiglia dei suicidi, il ritiro delle denunce contro chi ha manifestato pacificamente, e l'azione penale contro chi ha venduto le tracce, oltre alle scuse pubbliche della polizia per le manganellate e pallottole di gomma. Sui primi due punti, il governo ha dato un assenso "in linea di principio," ma gli scarafaggi vogliono il documento firmato, e che Modi accolga le dimissioni. Sulle violenze dei poliziotti, c’è solo un verbale in cui il reparto antisommossa proibisce i proiettili di gomma e manganelli elettrici, ammettendo di aver colpito gente che si era già allontanata: lo Stato riconosce d’aver picchiato innocenti, ma non punisce nessuno.

Che ne sarà ora dei manifestanti in tutta l’India che dovrebbero tornare in classe o a cercare un lavoro che non c'è? "Siamo scarafaggi", avverte Dipke, "una volta che entrano, non se ne vanno più." Ma intanto annuncia che per ora la protesta si ritira “in buona fede.” Dalla piazza è però partito un coro nuovo: il prossimo obiettivo potrebbe essere l'E20, la benzina con il 20 per cento di etanolo accusata di rovinare i motori vecchi. Ripetono di essere apartitici, ma la lista delle richieste si allunga a riforma della giustizia e quote di genere in Parlamento, che non è un elenco di rivendicazioni: è un programma elettorale.

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