WASHINGTON – La giornata chiave sarà martedì, quando il mondo politico di Washington darà l’addio al senatore Lindsey Graham. Poco prima di morire per un malore improvviso, l’ex migliore amico del collega John McCain era stato in Ucraina, per promuovere la legge con cui voleva imporre nuove sanzioni contro la Russia, colpendo in particolare chi compra la sua energia. Graham era un repubblicano tradizionale convertito al trumpismo, un po’ per necessità e un po’ per convinzione, ma su Mosca non aveva mai cambiato posizione, convinto che Vladimir Putin fosse una minaccia per gli Usa e l’intero Occidente. La sua tragica fine sembra aver convinto il capo della Casa Bianca ad ascoltarlo, dando via libera alle nuove misure, proprio nel giorno in cui la capitale offrirà il suo ultimo tributo al senatore della South Carolina, davanti al presidente ucraino Zelensky, che verrà a rendere il proprio omaggio ad un alleato chiave e allo stesso tempo raccogliere i frutti del suo aiuto incontrando Tru…
WASHINGTON – La giornata chiave sarà martedì, quando il mondo politico di Washington darà l’addio al senatore Lindsey Graham. Poco prima di morire per un malore improvviso, l’ex migliore amico del collega John McCain era stato in Ucraina, per promuovere la legge con cui voleva imporre nuove sanzioni contro la Russia, colpendo in particolare chi compra la sua energia. Graham era un repubblicano tradizionale convertito al trumpismo, un po’ per necessità e un po’ per convinzione, ma su Mosca non aveva mai cambiato posizione, convinto che Vladimir Putin fosse una minaccia per gli Usa e l’intero Occidente. La sua tragica fine sembra aver convinto il capo della Casa Bianca ad ascoltarlo, dando via libera alle nuove misure, proprio nel giorno in cui la capitale offrirà il suo ultimo tributo al senatore della South Carolina, davanti al presidente ucraino Zelensky, che verrà a rendere il proprio omaggio ad un alleato chiave e allo stesso tempo raccogliere i frutti del suo aiuto incontrando Trump.
La legge proposta da Graham prevedeva di imporre sanzioni secondarie del 500% ai Paesi che comprano petrolio e gas russo, nella convinzione che privare il Cremlino di queste risorse lo avrebbe costretto a negoziare davvero una soluzione diplomatica equa alla sua invasione dell’Ucraina, in particolare in questo momento favorevole a Kiev sul terreno. I negoziati avvenuti nel frattempo hanno cambiato il testo, che decreta misure contro la leadership di Mosca, Putin incluso, così come gli oligarchi suoi alleati, le aziende di Stato e le compagnie straniere che sostengono la base industriale del Paese. Il provvedimento più efficace però potrebbe risultare alla fine l’imposizione di sanzioni fino al 100% contro le cinque nazioni che comprano più petrolio e gas russo, incluse Cina e India. La percentuale finale verrà decisa dal rappresentante per i commerci Jamieson Greer.
Nei giorni scorsi Trump ha chiesto di aggiungere al testo anche nuove misure contro l’Iran, perché «questo avrebbe voluto Graham e sarebbe successo». All’inizio alcuni parlamentari avevano resistito, perché temono che il capo della Casa Bianca punti ad ampliare la sua autorità per imporre sanzioni, usandola poi a chissà quali scopi senza il controllo del Congresso. Alla fine però la resistenza si è rassegnata, e a meno di sorprese dell’ultima ora la rara legge bipartisan dovrebbe essere votata e approvata la settimana prossima.
Martedì Zelensky sarà a Washington per chiudere questa partita, ma anche per discutere le prospettive di pace, inclusa la proposta rifiutata dal Cremlino di una tregua degli attacchi aerei, per creare lo spazio e la buona volontà necessari a riprende le trattative diplomatiche. L’analisi prevalente a Washington è che Putin sia davvero in difficoltà. L’economia sta frenando e i droni ucraini hanno portato la guerra in Russia, provocando il risentimento dei cittadini finora risparmiati. Questo potrebbe convincere Trump a cambiare linea e accelerare le pressioni, per spingere Vladimir a negoziare sul serio.