BERLINO – Una delle più radicali esponenti dell’Afd, Lena Kotrè, una parlamentare del Brandeburgo che organizzò mesi fa un incontro con l’ideologo più famoso della remigrazione, Martin Sellner, ha sintetizzato su X una posizione diffusa nell’ultradestra tedesca sull’attentato al Pride di Berlino: «La comunità lgbtq+ non deve amarci e non dobbiamo diventare amici. Ma siamo l’unico garante della loro sicurezza». Farebbe ridere se non fosse la posizione ufficiale che Alice Weidel, leader dell’Afd, lesbica dichiarata, sostiene da sempre. Da un palco in Renania proclamò anni fa che lei aveva aderito a un partito omotransfobico come l’Afd proprio perché lesbica. Perché la faceva sentire più sicura, perché voleva essere certa di tornare a casa sana e salva, senza essere assalita da fanatici islamici.
BERLINO – Una delle più radicali esponenti dell’Afd, Lena Kotrè, una parlamentare del Brandeburgo che organizzò mesi fa un incontro con l’ideologo più famoso della remigrazione, Martin Sellner, ha sintetizzato su X una posizione diffusa nell’ultradestra tedesca sull’attentato al Pride di Berlino: «La comunità lgbtq+ non deve amarci e non dobbiamo diventare amici. Ma siamo l’unico garante della loro sicurezza». Farebbe ridere se non fosse la posizione ufficiale che Alice Weidel, leader dell’Afd, lesbica dichiarata, sostiene da sempre. Da un palco in Renania proclamò anni fa che lei aveva aderito a un partito omotransfobico come l’Afd proprio perché lesbica. Perché la faceva sentire più sicura, perché voleva essere certa di tornare a casa sana e salva, senza essere assalita da fanatici islamici.
L’Afd e Weidel hanno condannato dunque l’attentato al Christopher Street Day, nella loro ottica ferocemente islamofoba. Ma l’attacco al Pride arriva in un momento delicatissimo, per il destino della Germania. Primo, perché alcuni esponenti dell’Afd come Lena Kotrè predicano da tempo la necessità di allargare l’obiettivo della remigrazione anche ai migranti con passaporto tedesco - come Abdul Ballout - insomma anche a chi «non si integra». L’idea di queste frange più radicali dell’ultradestra è che bisognerebbe cacciare dalla Germania milioni di persone, e non solo i profughi e i migranti che si sono macchiati di reati, come sostenuto nel programma del partito.
Il secondo motivo per cui l’attacco terroristico di sabato sera fa venire i brividi è che in autunno si vota in tre land della Germania: Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania e Berlino. E l’Afd è avanti ovunque - da qualche giorno è il primo partito persino nella tradizionalmente capitale “rossa”, nella città di Willy Brandt e Bertolt Brecht, governata per decenni dai socialdemocratici. Uno shock.
Ma il 6 settembre ci sarà già un primo appuntamento con le urne in Sassonia-Anhalt che potrebbe terremotare il governo Merz: l’Afd è oltre il 40% da mesi e può ambire a governare persino da sola. Una prospettiva raccapricciante alla luce del programma estremista del suo candidato governatore, Ulrich Siegmund. Uno che ai comizi si fa festeggiare urlando “Sieg!” e la folla risponde “Mund”, una chiara associazione con il “sieg heil” di tempi buissimi.
Anche se non dovessero farcela da soli, la rossobruna Sahra Wagenknecht ha già detto che potrebbe garantire la presa del potere dell’ultradestra attraverso l’appoggio esterno. E in un vero “momento Von Papen”, che ricorda il famoso politico conservatore che diede il via libera nel 1933 all’alleanza con Hitler spiegando ai suoi «lo schiacceremo in un angolo finché cigolerà», il governatore della Sassonia ed esponente di spicco della Cdu, Michael Kretschmer, si é scagliato nei giorni scorsi contro il cordone sanitario. Lui, che guida un governo di minoranza, vuole parlare d’ora in poi «con tutti». Compresa l’Afd.