BERLINO – La grande scritta “evacuazione” sugli schermi, la calca, la polizia a ogni angolo, il telefono che non prendeva. Le immagini della tragedia che sabato sera ha colpito Berlino tornano di continuo nella testa di Alicia. Venti anni, capelli tinti di arancione e arcobaleni disegnati sulle braccia, quello che le rimane del suo primo Pride nella capitale tedesca. “Mi sentivo libera e al sicuro, poi quella scritta”, racconta tra le lacrime mentre sistema la sua lettera tra un mazzo di girasoli. Fiori, bandiere e candele hanno riempito l’albero del Tiergarten dove Abdul Ballout si è lanciato con un minivan bianco falciando la folla, uccidendo una persona e ferendone 29. “Da quando la polizia ha reso pubblico il suo nome hanno iniziato a marciarci sopra. Ma noi non vogliamo che questa tragedia venga usata da chi, in realtà, ha sempre ostacolato i diritti della nostra comunità lgbtq+”, dice con fermezza.
BERLINO – La grande scritta “evacuazione” sugli schermi, la calca, la polizia a ogni angolo, il telefono che non prendeva. Le immagini della tragedia che sabato sera ha colpito Berlino tornano di continuo nella testa di Alicia. Venti anni, capelli tinti di arancione e arcobaleni disegnati sulle braccia, quello che le rimane del suo primo Pride nella capitale tedesca. “Mi sentivo libera e al sicuro, poi quella scritta”, racconta tra le lacrime mentre sistema la sua lettera tra un mazzo di girasoli. Fiori, bandiere e candele hanno riempito l’albero del Tiergarten dove Abdul Ballout si è lanciato con un minivan bianco falciando la folla, uccidendo una persona e ferendone 29. “Da quando la polizia ha reso pubblico il suo nome hanno iniziato a marciarci sopra. Ma noi non vogliamo che questa tragedia venga usata da chi, in realtà, ha sempre ostacolato i diritti della nostra comunità lgbtq+”, dice con fermezza.
Intorno a lei Berlino sembra sospesa. Il luogo dell’attacco, sul lato sud-orientale del grande parco nel cuore della città, è a meno di 500 metri dal memoriale dell’Olocausto. Per Benedict, berlinese di 30 anni, “qui intorno c’è sempre un senso di disorientamento e angoscia, ma oggi è ancora più forte”. A interromperlo, di tanto in tanto, il rumore degli elicotteri che volano sulla città e le sirene della polizia. Ogni volta che si sentono al memoriale tutti si guardano impauriti: un perenne stato di allerta si è impadronito della città. “Non si è mai visto un giorno dopo il Pride così, senza colori e gioia”, ricorda il ragazzo. Il Christopher Street Day, nato nel 1979 in ricordo della rivolta di Stonewall, richiama ogni anno fino a un milione di persone ed è una delle più grandi manifestazioni Pride d'Europa. Per questo, spiega André Lehmann, dirigente della principale associazione Lgbtq+ tedesca LSVD+, questo attentato colpisce il cuore della comunità queer di tutta l’Europa. A poco più di 200 metri dal luogo dell’attacco c’è il monumento che commemora e gli omosessuali perseguitati sotto il nazismo. Benedict lascia una rosa bianca anche lì, sulla finestrella del blocco di cemento da cui un video proietta immagini di baci e coppie Lgbtq+, prima di continuare verso il nuovo memoriale costruito dalla folla che la mattina subito dopo l’attacco ha iniziato a portare bandiere arcobaleno e fiori.
Qualcuno ha attaccato a un palo lì vicino un quadernino marrone con un astuccio pieno di colori e ora tutti si alternano per lasciare i propri pensieri. “Tolleranza, apertura, amore”, sono le parole colorate scritte in stampatello sulla prima pagina.“Questa è per me Berlino”, dice Gabriella mentre rimette la penna al suo posto, perché qualcun altro possa raccogliere quel dolore. A soli 16 anni è arrivata dal Brasile per visitare parte della sua famiglia che vive nella capitale tedesca, ma soprattutto per partecipare al primo Pride della sua vita. “Sono cresciuta in una scuola cattolica, per me è difficile amare chi voglio in Brasile. Qui in Germania, invece, tutti celebrano l’amore. Qui posso essere apertamente queer”, spiega commossa. Gabriella era con i suoi amici vicino al palco principale quando hanno iniziato l'evacuazione. Poi si sono persi per ore. “Si parlava di vittime e feriti e non sapevamo dove fossero tutti. I telefoni non funzionavano perché c’erano troppe persone”.
Per molti, la paura del giorno dopo ha già lasciato spazio alla rabbia. “Spero che il governo faccia qualcosa per proteggere la libertà della comunità LGBTQ+”, dice Louisa, 31 anni, con una rosa bianca in mano poco fuori dall’ingresso del parco.
Anche le barriere di sicurezza, le cosiddette Merkel-Poller installate dopo l’attentato al mercatino di Natale di Breitscheidplatz del 19 dicembre 2016, non sono bastate a evitare una nuova tragedia nel cuore della capitale. “Solo l'anno scorso c'è stato un altro attacco al mercatino di Natale, dobbiamo imparare da questi eventi. Spero davvero che le autorità facciano di più”, ripete la ragazza. “Anche perché la destra sfrutta sempre tragedie come questa”, le fa eco la sua ragazza. Quello di sabato è stato un attacco “contro la comunità, contro le nostre esistenze. Ma non ci lasceremo abbattere", urlano dal palco poco distante dal memoriale a Pariser Platz, davanti alla Porta di Brandeburgo. Nonostante la pioggia e gli accessi limitati dalla polizia per ragioni di sicurezza,in migliaia hanno partecipato alla veglia.
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“È importante che oggi ci sia così tanta gente qui. Dimostra che non lasciamo vincere l’estrema destra”, dice Albert, 30 anni, arrivato da Colonia per il Pride. “Molte persone potrebbero credergli, perché questa vicenda si inserisce perfettamente nella loro narrativa. La useranno anche in vista delle elezioni. Per questo dobbiamo restare uniti”. Dopo un minuto di silenzio, centinaia di bandiere arcobaleno si alzano davanti alla Porta di Brandeburgo. Sul grande striscione al centro della piazza c’è scritto: “Dal dolore, alla rabbia, alla resistenza”.