NEW YORK – Tira aria di negoziato, almeno dalle ultime 48 ore, fra Usa e Iran. Il Pentagono ha sospeso i bombardamenti a Hormuz, un po’ perché non li ritiene più efficaci, e un po’ perché sta esaurendo le scorte di Patriot e altre armi. Teheran ha risposto che è pronta a riprendere il negoziato, se Washington rispetterà il memorandum of understanding firmato a giugno. Domani il premier israeliano Netanyahu sarà alla Casa Bianca da Trump e la dinamica potrebbe ancora cambiare, ma almeno in queste ore la diplomazia potrebbe avere un’altra finestra di opportunità per risolvere la crisi, se non trovare una soluzione definitiva alla guerra.
Dopo quasi due settimane di raid, da tre giorni gli americani non sparano più. La spiegazione del New York Times è che venerdì, durante l’incontro nella Situation Room per valutare le opzioni dell’eventuale escalation, il capo degli Stati Maggiori Riuniti Caine ha avvertito il presidente che può accelerare, ma rischia di restare senza abbastanza Pa…
NEW YORK – Tira aria di negoziato, almeno dalle ultime 48 ore, fra Usa e Iran. Il Pentagono ha sospeso i bombardamenti a Hormuz, un po’ perché non li ritiene più efficaci, e un po’ perché sta esaurendo le scorte di Patriot e altre armi. Teheran ha risposto che è pronta a riprendere il negoziato, se Washington rispetterà il memorandum of understanding firmato a giugno. Domani il premier israeliano Netanyahu sarà alla Casa Bianca da Trump e la dinamica potrebbe ancora cambiare, ma almeno in queste ore la diplomazia potrebbe avere un’altra finestra di opportunità per risolvere la crisi, se non trovare una soluzione definitiva alla guerra.
Dopo quasi due settimane di raid, da tre giorni gli americani non sparano più. La spiegazione del New York Times è che venerdì, durante l’incontro nella Situation Room per valutare le opzioni dell’eventuale escalation, il capo degli Stati Maggiori Riuniti Caine ha avvertito il presidente che può accelerare, ma rischia di restare senza abbastanza Patriot, intercettori e altre armi, essenziali per proseguire le operazioni e garantire la difesa degli Usa. Il vice Vance, da sempre il più scettico sull’intervento in Iran, ha sostenuto la posizione del generale, convincendo Trump a fermarsi. Axios e la Cnn hanno aggiunto che la parola chiave in realtà è venuta dal capo del Comando Centrale, Brad Cooper, perché i raid sullo Stretto ormai non servono più alcun proposito strategico, e quindi non varrebbe la pena di proseguirli, anche se ci fossero abbastanza armi. Ieri l’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha confermato che il presidente ha ordinato lo stop agli attacchi per dare “un po’ di spazio” ai colloqui con l’Iran.
La Cbs ha riferito che Trump ha optato per la pausa in modo da consentire agli emissari dell’Oman di andare a Teheran per discutere la riapertura di Hormuz, e il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha confermato che i colloqui con i dirimpettai sullo Stretto hanno prodotto progressi. Al Arabiya ha aggiunto che la Repubblica islamica avrebbe comunicato al Pakistan di essere pronta a riprendere i negoziati con gli Usa a Ginevra, Doha o Islamabad.
Se Cooper ha ragione, il capo della Casa Bianca sarebbe spalle al muro, perché se i bombardamenti su Hormuz sono ormai inutili, l’unica opzione militare resterebbe quella dell’escalation con raid sul sito nucleare di Pickaxe, oppure operazioni di terra per sequestrare l’uranio arricchito e far cadere il regime. Tutte ipotesi molto pericolose, considerando anche l’avvicinarsi delle elezioni midterm in programma fra di 100 giorni. Netanyahu ha detto alla Fox che domani ascolterà Trump, perché a lui tocca la decisione finale. Magari proverà a convincerlo che la trattativa è tempo sprecato, ma i suoi interessi potrebbero non coincidere con quelli del presidente.