La macchina bellica americana si muove con il freno a mano tirato. Sì, perché le ambizioni di Donald Trump si devono misurare con un’industria militare ferma più o meno ai ritmi del 2022, prima che il mondo tornasse a venire tormentato dalle guerre totali. Oggi siamo davanti a una proliferazione di conflitti che richiedono il consumo di quantità colossali di ordigni hi-tech, in numeri che le fabbriche statunitensi non riescono a produrre. E questo limite è diventato così forte da condizionare le scelte strategiche della Casa Bianca: la sfida con l’Iran brucia più missili di quanti se ne costruiscono. Proseguire con i bombardamenti potrebbe lasciare l’America clamorosamente disarmata in un eventuale confronto con la Cina, che invece gonfia senza sosta i suoi arsenali.
I missili Patriot in azione: come funzionano le nuove armi che Trump farà produrre a Zelensky
L’esau…
La macchina bellica americana si muove con il freno a mano tirato. Sì, perché le ambizioni di Donald Trump si devono misurare con un’industria militare ferma più o meno ai ritmi del 2022, prima che il mondo tornasse a venire tormentato dalle guerre totali. Oggi siamo davanti a una proliferazione di conflitti che richiedono il consumo di quantità colossali di ordigni hi-tech, in numeri che le fabbriche statunitensi non riescono a produrre. E questo limite è diventato così forte da condizionare le scelte strategiche della Casa Bianca: la sfida con l’Iran brucia più missili di quanti se ne costruiscono. Proseguire con i bombardamenti potrebbe lasciare l’America clamorosamente disarmata in un eventuale confronto con la Cina, che invece gonfia senza sosta i suoi arsenali.
I missili Patriot in azione: come funzionano le nuove armi che Trump farà produrre a Zelensky
L’esaurimento dei magazzini riguarda anche i cruise per gli attacchi a lungo raggio ma il simbolo di questa crisi sono i missili Patriot, lo scudo nel cielo degli Usa e di almeno altre venti nazioni. Sono indispensabili per fermare le rappresaglie lanciate dall’Iran sulle monarchie del Golfo e vengono disperatamente richiesti da Zelensky per proteggere Kiev dai raid russi. Ma sono ormai introvabili, con offerte stellari degli sceicchi pur di ottenerli subito. Si stima che tra il 28 febbraio e inizio aprile gli americani e gli alleati arabi ne abbiano bruciati quasi duemila per contrastare le bordate di Teheran: una spesa superiore a 5 miliardi di dollari e un incubo per i generali. Il think tank Csis ipotizza che per rimpiazzare i Patriot sparati in un mese serviranno tre anni: nel 2026 ne saranno completati 172 e, pur incrementando gli impianti, si potrà ricostituire le riserve soltanto nella seconda metà del 2029. La situazione è così drammatica che ad aprile il governo americano ha ordinato la vecchia versione dell’intercettore - chiamata Gem - pur di avere in tempi meno lunghi qualcosa per difendere le sue basi e quelle dei partner bersagliati dai pasdaran: non la comprava da dieci anni, perché non ha la capacità di abbattere i missili balistici caratteristica dell’ultimo modello, il Pac3. Persino la Lockheed Martin si è resa conto della situazione e ha proposto una variante semplificata - il Patriot Ace - con prezzi e prestazioni inferiori ma la speranza di forniture più rapide. Il colosso statunitense ha paura di perdere clienti, perché la priorità di esaudire le esigenze del Pentagono fa slittare gli altri ordini, come quello della Svizzera che viene continuamente posticipato. I Paesi che hanno urgenza di un ombrello contro droni e missili si rivolgono a Israele, Corea del Sud e persino alla Cina. Insomma, la Casa Bianca ha un doppio guaio: militare e commerciale. Non è che l’Ue stia molto meglio. La rete industriale è frammentata e restano gelosie nazionali insuperabili. Ma l’unica realtà europea è proprio il consorzio dei missili Mbda che sotto la spinta del presidente Macron vuole imporre il Samp-T italo-francese come architrave della cupola protettiva del Continente. I prestiti Safe erogati da Bruxelles potrebbero dare un aiuto, a patto di accelerare i ritmi delle fabbriche.
Il problema comune dell’Occidente è rivoluzionare le catene di montaggio. Oggi le aziende della difesa lavorano quasi artigianalmente e commissionano componenti su misura solo dopo la firma dei contratti: si discute di passare agli schemi produttivi delle automobili, con fabbriche robotizzate in funzione h24 e magazzini alimentati senza sosta. Un cambio di passo straordinario, con l’aumento di investimenti e manodopera, per prendere atto della nefasta realtà di un pianeta senza più pace.