LONDRA – Nigel Farage era in testa ai sondaggi da ben 15 mesi. Almeno fino all’arrivo del “re del Nord”. Perché l’effetto Andy Burnham già si fa sentire. Con il nuovo primo ministro britannico, infatti, il Labour è tornato a comandare nelle intenzioni di voto. Lo conferma un sondaggio dell’istituto More in Common, che dà Burnham e il suo partito al 24%, saliti di quattro punti rispetto all’ultima rilevazione due settimane fa, prima che il nuovo primo ministro si insediasse a Downing St. È il risultato più positivo del Labour dal novembre 2024, ossia cinque mesi dopo il trionfo elettorale di Keir Starmer, poi defenestrato dal partito e da Burnham. Mentre Farage, che deve riconquistarsi il seggio a Clacton-on-Sea dopo le sue dimissioni provocatorie, scende nei sondaggi al 22% (e i tories stazionano al 20%) dopo il caso delle controverse e oscure donazioni plurimilionarie in criptovalute dal paperone Christopher Harborne.
LONDRA – Nigel Farage era in testa ai sondaggi da ben 15 mesi. Almeno fino all’arrivo del “re del Nord”. Perché l’effetto Andy Burnham già si fa sentire. Con il nuovo primo ministro britannico, infatti, il Labour è tornato a comandare nelle intenzioni di voto. Lo conferma un sondaggio dell’istituto More in Common, che dà Burnham e il suo partito al 24%, saliti di quattro punti rispetto all’ultima rilevazione due settimane fa, prima che il nuovo primo ministro si insediasse a Downing St. È il risultato più positivo del Labour dal novembre 2024, ossia cinque mesi dopo il trionfo elettorale di Keir Starmer, poi defenestrato dal partito e da Burnham. Mentre Farage, che deve riconquistarsi il seggio a Clacton-on-Sea dopo le sue dimissioni provocatorie, scende nei sondaggi al 22% (e i tories stazionano al 20%) dopo il caso delle controverse e oscure donazioni plurimilionarie in criptovalute dal paperone Christopher Harborne.
«Non mi illudo», risponde il premier a margine del suo primo summit con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su una nave di guerra britannica a Portsmouth, «abbiamo avuto un buon inizio, ci siamo riconnessi con la gente, il Paese ha ripreso a essere ottimista. Ma la strada è ancora lunga e il Regno Unito deve crescere in ogni parte». La settimana scorsa Burnham ha annunciato tagli alle bollette elettriche, tagli alle imposte a bar, pub e ristoranti, e la creazione di “Number 10 North”, la succursale di Downing Street nel Nord inglese, nella Manchester dove è stato sindaco per nove anni. «Ma ora abbiamo altre sfide», ricorda il re del Nord, «assistenza sociale, politiche abitative e lotta alla disoccupazione giovanile». Per finanziare le riforme, allo studio c’è una tassa di successione del 10% su tutti gli immobili. E oggi Burnham annuncerà una formazione professionale più facile e intensa per i 14enni e 15enni «perché l’università non deve essere l’unico sbocco per i giovani».
È una delle enormi sfide per Burnham, come ha già fatto capire nella sua prima intervista alla Bbc ieri sera: riformare il welfare del Regno, oramai insostenibile, con il suo fardello di 400 miliardi di euro all’anno, visto che i sussidi sono esplosi dopo il Covid, soprattutto per malattie mentali e tra i giovanissimi. La caduta di Starmer iniziò proprio da quel flop. Attento, re del Nord.