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Hass: “Il caos in Cisgiordania è lo scopo reale di Israele, anche l’opposizione teme i coloni”

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L’editorialista di Haaretz: “Spetta agli europei dire no e prendere misure concrete. I settler vanno fermati e con essi l’intero sistema che permette loro di fiorire”
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Da 35 anni Amira Hass è gli occhi e la voce dell’Occupazione: editorialista di Haaretz, unica giornalista israeliana e vivere all’interno dei Territori palestinesi (a Gaza prima, a Ramallah poi) da sempre racconta non soltanto quello che accade oltre le recinzioni, i muri e i checkpoint che delimitano la Cisgiordania e Gaza, ma anche l’indifferenza con cui tutto questo viene accolto all’interno della sua società di origine. Per questo, a più riprese è stata criticata e attaccata. “Dietro a ogni israeliano che brucia o bombarda c’è una madre o una moglie che rifiuta di vedere”, è il titolo di uno dei suoi ultimi articoli su Haaretz.

Da mesi mette in guardia da una possibile esplosione di violenza prima delle elezioni: perché i segnali sono stati ignorati?

«Perché que…

Da 35 anni Amira Hass è gli occhi e la voce dell’Occupazione: editorialista di Haaretz, unica giornalista israeliana e vivere all’interno dei Territori palestinesi (a Gaza prima, a Ramallah poi) da sempre racconta non soltanto quello che accade oltre le recinzioni, i muri e i checkpoint che delimitano la Cisgiordania e Gaza, ma anche l’indifferenza con cui tutto questo viene accolto all’interno della sua società di origine. Per questo, a più riprese è stata criticata e attaccata. “Dietro a ogni israeliano che brucia o bombarda c’è una madre o una moglie che rifiuta di vedere”, è il titolo di uno dei suoi ultimi articoli su Haaretz.

Da mesi mette in guardia da una possibile esplosione di violenza prima delle elezioni: perché i segnali sono stati ignorati?

«Perché quello che sta accadendo è ciò che il governo voleva. Abbiamo visto la tensione salire, giorno dopo giorno, costantemente. I palestinesi vivono in uno stato di calamità permanente e peggiora ogni giorno: per questo non mi sento di dire che oggi siamo di fronte al disastro. Perché il disastro è tutti i giorni: ed è esattamente quello che vogliono i coloni. Le loro provocazioni sono continue. L’unica sorpresa in questa storia è quanto i palestinesi stiano evitando di rispondere in modo violento».

Perché?

«Perché sanno benissimo che il caos in Cisgiordania è lo scopo ultimo di questo governo e che devono evitare di facilitarlo. C’è una macchina complessa in Israele che punta alla distruzione della società palestinese: i coloni, l’esercito, larga parte della classe politica, ma anche gente che si considera normale. Il problema non è solo quello che accade tutti i giorni fra i campi e nei villaggi della Cisgiordania: per esempio, se trattieni i soldi dell’Autorità nazionale palestinese, come Israele sta facendo dal 2023, il governo di Ramallah non può pagare gli stipendi, né fornire assistenza medica. La gente sta male e vuole andare via».

Parliamo della classe politica israeliana: la Cisgiordania è la grande assente di questa campagna elettorale. Non ne parla nessuno…

«I politici, anche quella parte che non sta con Netanyahu, hanno paura di affrontare i coloni. Questo vale anche per molti giornalisti, che sanno esattamente quello che accade ma evitano di dirlo. Nessuno oggi in Israele può far finta di non sapere cosa succede in Cisgiordania: anche per questo sono molto scettica nei confronti dei sondaggi che danno Netanyahu in calo. La grande maggioranza degli israeliani, anche fra quelli che si definiscono all’opposizione, appoggiano le politiche anti-palestinesi che questo governo porta avanti. Quindi dubito che le elezioni, comunque vadano, possano cambiare le cose».

Oltre alla violenza dei coloni e dell’esercito, l’altra cosa che salta agli occhi quando si va in Cisgiordania è la totale assenza dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Ora sembra che dopo venti anni ci saranno elezioni: questo voto potrà influire su quello che sta succedendo?

«Quando parliamo dell’Anp dobbiamo distinguere due livelli. I funzionari, la gente normale, fa quel che può con ciò che ha: ci provano, in una situazione molto difficile. Ma se parliamo del livello più alto, la presidenza e il governo sono deboli: e usano questa debolezza per non fare nulla. Per questo la gente li detesta. Non credo possano avere una voce in questa situazione».

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Chi ce l’ha?

«Dentro Israele, a questo punto temo nessuno. Fuori voi, l’Europa. E ancora di più gli Stati Uniti: se volessero, ma ora non è questo il caso. Per questo spetta ai Paesi europei dire “no” a Israele e prendere misure concrete: non sanzioni contro una persona o un ente. Ma qualcosa che faccia male a ogni israeliano: a chi dice che questo è antisemitismo, io rispondo che questo è per la salvezza di Israele, non solo dei palestinesi. I coloni vanno fermati e con essi l’intero sistema che permette loro di fiorire: fermate la vendita di armi, ma anche il commercio e la collaborazione scientifica. Solo così le cose forse potranno cambiare».

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