BRUXELLES – Un canale di comunicazione diretto tra Teheran e Bruxelles. Un’iniziativa avviata dai vertici iraniani e in particolare dai Guardiani della Rivoluzione. Nell’impasse nella guerra del Golfo, l’Iran tenta una mossa per isolare ulteriormente Donald Trump. E assegnare un ruolo all’Europa nel percorso di pace.
Un filo di dialogo che si sta snodando da un paio di settimane con relazioni informali. Un’operazione di cui l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione, Kaja Kallas, ha però informato in maniera molto riservata i 27 ministri degli Esteri nel corso dell’ultimo vertice ministeriale. Nei contatti ufficiosi con il Seae – il “Ministero degli Esteri dell’Ue” – i “messaggeri” di Teheran hanno esplicitamente invitato ad assumere u…
BRUXELLES – Un canale di comunicazione diretto tra Teheran e Bruxelles. Un’iniziativa avviata dai vertici iraniani e in particolare dai Guardiani della Rivoluzione. Nell’impasse nella guerra del Golfo, l’Iran tenta una mossa per isolare ulteriormente Donald Trump. E assegnare un ruolo all’Europa nel percorso di pace.
Un filo di dialogo che si sta snodando da un paio di settimane con relazioni informali. Un’operazione di cui l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione, Kaja Kallas, ha però informato in maniera molto riservata i 27 ministri degli Esteri nel corso dell’ultimo vertice ministeriale. Nei contatti ufficiosi con il Seae – il “Ministero degli Esteri dell’Ue” – i “messaggeri” di Teheran hanno esplicitamente invitato ad assumere un ruolo maggiore. Ma soprattutto hanno chiarito di preferire dialogare con i 27 e non con i cosiddetti E3, Francia Gran Bretagna e Germania. Ossia con i principali fautori della Coalizione dei Volenterosi. Nelle informazioni, del tutto riservate, fornite nell’ultimo Consiglio Affari Esteri svoltosi a Bruxelles, Teheran ritiene preferibile coinvolgere l’intera Unione europea nell’«architettura della sicurezza» nel Golfo Persico. Soprattutto quando la tregua sarà effettiva. E Kallas non ha nascosto di voler cogliere questa finestra di opportunità che apre uno spazio politico all’Europa: «Noi siamo impegnati». Ovviamente qualsiasi operazione sarà possibile solo dopo un effettivo cessate il fuoco. Del resto anche i “Volenterosi” hanno sempre precisato che il loro impegno sarebbe stato possibile solo quando il conflitto sarà archiviato.
La posizione iraniana è stata letta da molti in chiave anti-Trump. E anche di non piena fiducia nelle capacità diplomatiche di Parigi Londra e Berlino. Una partecipazione dell’Ue ai dialoghi di pace e alle successive garanzie, infatti, equivarrebbe a ridurre il peso dell’Amministrazione americana che non ha mai gradito una eventuale interferenza di Bruxelles. Anche perché al momento, come è stato riferito alla Commissione dagli interlocutori dei Paesi del Golfo, lo stallo nelle trattative è pieno. Il Qatar ha espresso pessimismo e l’Arabia Saudita è ancora più preoccupata dagli attacchi degli Houthi che stanno bloccando il traffico pure nel Mar Rosso. E lo stallo è in larga parte determinato da due aspetti: dalla pretesa iraniana di mantenere il controllo di Hormuz e dalla richiesta di una “compensazione” economica per gli attacchi subiti dagli Usa. Quindi soldi da Washington e il ritiro delle sanzioni europee nei loro confronti. Una preoccupazione non casuale. Perché tra i timori dei pasdaran c’è anche quello di una recrudescenza delle proteste interne quando la guerra sarà finita. Il conflitto - invece di aiutare - ha di fatto silenziato l’opposizione, ma con la pace e con una situazione economica peggiorata, le proteste potrebbero tornare a far sentire la loro voce. I soldi e l’eliminazione delle sanzioni sono dunque considerati fondamentali per prevenire questo rischio.
Nelle stesse interlocuzioni dell’Alto Rappresentante per la politica estera Ue con i 27 colleghi, è stato evidenziato un altro aspetto che può giocare a favore di una tregua e di un ruolo europeo: la Cina ha iniziato a intaccare le scorte di carbone per le sue centrali elettriche. Il ridotto approvvigionamento di petrolio iraniano sta infatti costringendo Pechino a utilizzare tutte le risorse per conservare il livello di energia elettrica e soprattutto per mantenere i programmi sull’Intelligenza artificiale più energivori. Se la Russia è diventata il principale sostenitore militare dell’Iran (in particolare per quanto riguarda l’Intelligence), Pechino può diventare il fattore economico che può costringere ad una mediazione, con gli Usa e con l’Ue. Tenendo presente che nell’Amministrazione di Washington il confronto tra la componente Maga - pronta a lasciare il Golfo il prima possibile - e quella tradizionale - che non vuole rinunciare al ruolo geopolitico nelle fondamentali “vie di mare” - rischia di creare un limbo.