Trump sulla bara di Graham con Zelensky e Netanyahu: “Il destino degli Usa è vincere”
dalla nostra inviata Anna LombardiWASHINGTON – Credeva in un’America forte: sapeva che il nostro destino è vincere sempre». Donald Trump alza gli occhi al cielo («è qui e ci guarda») pronunciando nella National Cathedral di Washington, poco dopo le due del pomeriggio, l’elogio funebre dell’amico Lindsey Graham: il senatore della Carolina del Sud morto lo scorso 11 luglio a 71 anni, il falco repubblicano che dopo le iniziali controversie era diventato suo alleato e confidente: sempre pronto a spingerlo alla pugna, in Iran come in Ucraina. Un addio commosso, quello del presidente, culmine di una lunga giornata di commemorazioni e incontri al vertice.
Sì, perché quando alle 10 di ieri mattina il feretro di Graham, avvolto nella bandiera a stelle e strisce, è stato portato a spalla da militari e poliziotti del Campidoglio in alta uniforme – omaggio i suoi anni di servizio in aeronautica (33) e al Congresso (23) – e poi adagiato al centro della Rotunda di Ca…
WASHINGTON – Credeva in un’America forte: sapeva che il nostro destino è vincere sempre». Donald Trump alza gli occhi al cielo («è qui e ci guarda») pronunciando nella National Cathedral di Washington, poco dopo le due del pomeriggio, l’elogio funebre dell’amico Lindsey Graham: il senatore della Carolina del Sud morto lo scorso 11 luglio a 71 anni, il falco repubblicano che dopo le iniziali controversie era diventato suo alleato e confidente: sempre pronto a spingerlo alla pugna, in Iran come in Ucraina. Un addio commosso, quello del presidente, culmine di una lunga giornata di commemorazioni e incontri al vertice.
Sì, perché quando alle 10 di ieri mattina il feretro di Graham, avvolto nella bandiera a stelle e strisce, è stato portato a spalla da militari e poliziotti del Campidoglio in alta uniforme – omaggio i suoi anni di servizio in aeronautica (33) e al Congresso (23) – e poi adagiato al centro della Rotunda di Capitol Hill che viene trasformata in camera ardente solo per presidenti e politici di altissimo livello, Trump non c’era. L’ultimo saluto politico affidato al suo vice, JD Vance. In quelle medesime ore il presidente era infatti impegnato a ricevere alla Casa Bianca, prima, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: ultimo leader da cui era volato Graham prima di morire (tanto che la scomparsa improvvisa ha scatenato i complottisti: ucciso dai russi per il sostegno all’Ucraina, hanno detto). Poi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu: che per ottenere l’appuntamento chiesto fin da aprile ha colto l’occasione del funerale. Nella giornata di lutto, il presidente ha dunque incontrato i due leader orfani del loro sostenitore più fidato. Ritrovandosi sulla stessa pagina d’agenda le due maggiori crisi estere che coinvolgono gli Usa, entrambe in fasi cruciali: la guerra in Iran, in una fragile fase di stallo dopo settimane di combattimenti. E gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina a ritrovare slancio dopo mesi di stagnazione.
«Gli incontri nello Studio Ovale con Zelensky e Netanyahu sono stati positivi e produttivi», ha commentato a caldo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, via social. «Buon incontro» le ha fatto eco su X il leade ucraino, al termine del meeting durato un’ora, alla presenza anche del segretario di Stato Marco Rubio, quello al Tesoro Scott Bessent e alla Guerra Pete Hegseth: «Ho offerto a Trump le condoglianze per la scomparsa di Graham, vero amico dell’Ucraina e l’ho ringraziato per tutto ciò che fa per promuovere la pace», ha scritto Zelensky. Arrivato d’altronde a Washington con carte importanti: la promessa di Londra di fornirgli tecnologie che impediscono l’individuazione dei droni. E l’impegno dei suoi ingegneri ucraini a realizzare con gli americani una fabbrica di droni negli Usa: «Abbiamo discusso di licenze per produrre intercettori Patriot», ha scritto su X, citando un’ipotesi che già fa infuriare Mosca. «E parlato di rivitalizzare il processo diplomatico».
Netanyahu, ha invece diffuso un video: «Incontro eccellente con Trump. Abbiamo conversato con piena collaborazione, reciproco supporto, comprensione degli obiettivi condivisi: garantiremo che l’Iran non abbia mai armi nucleari». Di più: « È stata una delle nostre migliori conversazioni. Abbiamo scambiato idee e coordinato su questioni importanti per la sicurezza e il futuro di Israele. Siamo perfettamente allineati sull’Iran. Israele sosterrà qualsiasi strada sceglierà Trump».
I tre si sono ritrovati poco dopo fra i banchi della cattedrale episcopale che svetta su Massachusetts Avenue, struttura neogotica, blindatissima per l’occasione con alte grate di ferro nonostante downtown fosse deserta: se si escludono una decina di manifestanti pro-Pal che hanno fischiato il passaggio dell’israeliano. «Gli Stati Uniti hanno perso un patriota. Io un amico», ha sospirato il presidente, riferendosi a colui che ha definito «leggenda americana».