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Trump frena Netanyahu sull’Iran: “Mi vuole riportare in guerra ma la decisione spetta a me”

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Il tycoon riceve il premier dello Stato ebraico, nessuna critica su Gaza e coloni però stoppa il pressing sul conflitto: “Tratto, senza intesa distruggo il nucleare”
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Hanno iniziato insieme una guerra che ha fatto saltare l’equilibrio energetico globale, ostentando piena sintonia, e per cinque mesi non si sono mai visti. Nel frattempo, la hubris iniziale di un possibile cambio di regime in Iran ha lasciato spazio all’amarezza di un conflitto che ha affondato Trump nei sondaggi e rischia di diventare un nuovo pantano per l’America. E quando ieri si sono ritrovati alla Casa Bianca, faccia a faccia, per un’ora, il problema per Benjamin Netanyahu non era condividere successi ma appianare le tensioni con Trump. Il premier israeliano ha bisogno del tycoon per vincere le elezioni di ottobre, e aveva cercato per settimane questo incontro, senza successo. Trump glil’ha concesso ma chiarendo che anche sulle questioni mediorientali «il boss» è lui.

(reuters)

Bibi è entrato dall’ingresso laterale della casa Bianca tra le proteste di un gruppo di pro-pal. «È stato un incontro e…

Hanno iniziato insieme una guerra che ha fatto saltare l’equilibrio energetico globale, ostentando piena sintonia, e per cinque mesi non si sono mai visti. Nel frattempo, la hubris iniziale di un possibile cambio di regime in Iran ha lasciato spazio all’amarezza di un conflitto che ha affondato Trump nei sondaggi e rischia di diventare un nuovo pantano per l’America. E quando ieri si sono ritrovati alla Casa Bianca, faccia a faccia, per un’ora, il problema per Benjamin Netanyahu non era condividere successi ma appianare le tensioni con Trump. Il premier israeliano ha bisogno del tycoon per vincere le elezioni di ottobre, e aveva cercato per settimane questo incontro, senza successo. Trump glil’ha concesso ma chiarendo che anche sulle questioni mediorientali «il boss» è lui.

(reuters)

Bibi è entrato dall’ingresso laterale della casa Bianca tra le proteste di un gruppo di pro-pal. «È stato un incontro eccellente con piena collaborazione» e un «obiettivo condiviso: garantire che l’Iran non abbia armi nucleari», si è affrettato a dichiarare mentre il suo ufficio stampa faceva circolare rassicurazioni per non irritare l’americano. «L’obiettivo del primo ministro è approfondire il coordinamento, non spingere il presidente a prendere una decisione o l’altra», ha ribadito il portavoce Doron Spielman. «Sosteniamo qualsiasi strada il presidente scelga». Nessuna divergenza, dunque, secondo i resoconti israeliani.

Prima del bilaterale, tuttavia, Trump aveva manifestato insofferenza nei confronti dell’alleato israeliano a cominciare dalla questione degli F-35 alla Turchia. «Nessuno mi dice a chi dobbiamo venderli», aveva ripetuto. Ma è l’Iran il vero nodo tra i due. Trump ha concesso a Bibi di non ritirarsi dal sud del Libano, ha accettato le imposizioni israeliane su Gaza e non si è espresso sulle violenze in Cisgiordania, ma su Teheran si gioca le midterm e la presidenza.

(afp)

Il premier israeliano è andato a Washington per perorare la causa di un nuovo, massiccio attacco contro la Repubblica islamica, convinto che non ci sia altra strada per piegare gli iraniani, sebbene questo non sia accaduto dopo cinque mesi di bombardamenti. Trump prima dell’incontro si è mostrato risentito dalle voci secondo cui Netanyahu portava negli States intelligence sul programma nucleare di Teheran. «Non ho bisogno che Bibi me lo dica: sappiamo esattamente quello che sta accadendo (sotto la montagna Pickaxe, ndr). Lo dice perché vuole che restiamo coinvolti in Iran. Poi perché lo dice a tutto il mondo?», ha detto in un’intervista a Fox. «Se non c’è un accordo distruggeremo Pickaxe Mountain facilmente».

Un alto ufficiale israeliano fotografa così la situazione con Channel 12, canale tv vicino alla destra israeliana: «Siamo in un momento critico. Il presidente Trump prenderà presto una decisione. Non lo stiamo pressando, ma non stiamo nemmeno nascondendo la testa sotto la sabbia. Netanyahu ritiene che non ci sia altra scelta se non quella di attaccare nuovamente l’Iran. Attacchi significativi, contro impianti nucleari, strutture ricostruite e siti non precedentemente colpiti».

Trump finora è sembrato riluttante a questa ipotesi, a cui è contraria una parte significativa della sua amministrazione, a partire dal vicepresidente J.D Vance. Nonostante i colpi subiti e l’economia a pezzi, gli iraniani non hanno ceduto di un millimetro su Hormuz come sul nucleare. Nel fine settimana, l’Oman ha proposto a Teheran un piano per una gestione regionale dello Stretto, con contributi volontari versati da chi lo utilizza, ma gli iraniani hanno rifiutato anche questa mediazione, pretendendo il controllo sulle rotte di navigazione e su tutti i passaggi in entrata nello Stretto. La ripresa della guerra potrebbe non cambiare la loro posizione, anzi.

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