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Allerta a Ceuta per l’ingresso di migliaia di migranti, Meloni: “Pronti a sospendere Schengen”

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Sánchez mobilita l’esercito e convoca l’ambasciatore italiano. Negli ultimi dieci giorni tra le 1.500 e le 2.000 persone sono entrate nell’enclave spagnola. Almeno undici morti e venti dispersi. Il governo italiano starebbe valutando di interrompere la libera circolazione con il Paese iberico
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Ciambelloni, materassini, camere d’aria. Il mare davanti a Ceuta, una delle due città spagnole situate sulla costa del Marocco, davanti alla penisola iberica, è pieno di gonfiabili. Ma non è un festival, né un gioco. Per migliaia di ragazzi e ragazze marocchine è la pericolosa sfida per un futuro migliore: negli ultimi dieci giorni fra le 1.500 e le duemila persone hanno tentato di raggiungere Ceuta. Trecento solo oggi a mezzogiorno, con un ingresso di massa immortalato in decine di video che rimbalzano sui social. Ma l’arrivo di molti è più silenzioso, discreto, pericoloso: in Spagna ci arrivano a nuoto.

Cinque chilometri per conquistarsi il futuro

Complice una finestra di bel tempo e mare calmo, lì a un passo dallo Stretto di Gibilterra dove Mediterraneo e Oceano si incrociano, a centinaia hanno tentato la traversata. I più fortunati hanno pinna e mute che permettono di affrontare le correnti forti e gelide. Altri so…

Ciambelloni, materassini, camere d’aria. Il mare davanti a Ceuta, una delle due città spagnole situate sulla costa del Marocco, davanti alla penisola iberica, è pieno di gonfiabili. Ma non è un festival, né un gioco. Per migliaia di ragazzi e ragazze marocchine è la pericolosa sfida per un futuro migliore: negli ultimi dieci giorni fra le 1.500 e le duemila persone hanno tentato di raggiungere Ceuta. Trecento solo oggi a mezzogiorno, con un ingresso di massa immortalato in decine di video che rimbalzano sui social. Ma l’arrivo di molti è più silenzioso, discreto, pericoloso: in Spagna ci arrivano a nuoto.

Cinque chilometri per conquistarsi il futuro

Complice una finestra di bel tempo e mare calmo, lì a un passo dallo Stretto di Gibilterra dove Mediterraneo e Oceano si incrociano, a centinaia hanno tentato la traversata. I più fortunati hanno pinna e mute che permettono di affrontare le correnti forti e gelide. Altri solo un ciambellone da spiaggia e la forza di volontà. Non sono solo giovani uomini. Fra chi faticosamente cerca di raggiungere la spiaggia di Ceuta, aggirando via mare i chilometri e chilometri della Valla, la doppia recinzione metallica alta 8 metri che circonda l’enclave spagnola e la separa dal Marocco in cui è incastonata, ci sono ragazzini, persino bambini di 11 o 12 anni, tantissime ragazze.

La campionessa, il neonato, decine di ragazzini

Come Farah. Le telecamere di un’emittente locale l’hanno immortalata ancora zuppa per la traversata, scalza con una muta rosa e nera addosso e un’amica accanto, un sorriso enorme sul volto e la mano alzata con le dita allargate in una V, in segno di vittoria. Pallavolista e calciatrice di talento, convocata più volte nelle rispettive selezioni nazionali, Farah ha nuotato in piena notte per più di cinque chilometri per coronare il suo sogno. Sportivo e personale. Mariam, poco più che adolescente, ha nuotato con suo padre accanto. E solo poche ore fa la Guardia costiera spagnola ha salvato una famiglia intera: la madre era incinta, il padre portava stretto sulle spalle un bimbo di non più di un paio d’anni.

La lotteria del mare tra Ceuta e il Sahara

Non è una traversata semplice. La zona è pattugliata. Contro chi si accalca in attesa di lanciarsi tra le onde o del momento per tentare di aggirare la Valla arrampicandosi sugli scogli, la polizia marocchina ha usato lacrimogeni e cannoni ad acqua. E anche il mare è sorvegliato. Spesso – racconta chi è riuscito ad arrivare – bisogna stare fermi, immobili, attenti a non provocare neanche il minimo sciabordio che possa allertare i droni che il Marocco usa per pattugliare o i gommoni della Guardia costiera marocchina o della Marina reale. Chi viene preso, incluso i residenti in città e paesi vicini alla Valla, viene portato nel Sahara e lì abbandonato senza soldi, né acqua, né cibo. Ecco perché ci si lancia in acqua quando scende la sera o a notte fonda per arrivare all’alba.

In venti mancano all’appello, trovati 11 corpi

Non tutti riescono ad arrivare. In una settimana, il mare potrebbe aver inghiottito fra le venti e le trenta persone, ma solo undici corpi sono stati al momento recuperati. Alcuni riescono a legarsi stretti attorno alla vita con grandi giri di scotch cellulare e documenti impacchettati in buste e cellophane per evitare che l’acqua li distrugga. Altri si lanciano in acqua senza nulla addosso e identificarli diventa estremamente complicato. Decine di famiglie marocchine stanno inondando i social e i media locali di entrambi i lati della frontiera con foto dei loro cari e informazioni. Alcuni sono poco più che bambini. La storia che raccontano è sempre la medesima: l’ultima telefonata, poi giorni di silenzio e dubbi. Sono stati inghiottiti dal Mediterraneo? Sono stati catturati e portati nel Sahara? O semplicemente non hanno trovato il modo di comunicare?

Strutture di accoglienza sotto pressione

L’hotspot e le strutture di Ceuta sono sature. Protezione civile, Croce Rossa, ong stanno lavorando per tentare di assistere tutti, ma la città è piccola e le strutture hanno capienza limitata. Il leader locale del Partido popular Juan Jesús Vivas, da 25 anni inamovibile presidente della città autonoma, ha chiesto lo stato d’emergenza nazionale e chiesto di ripristinare l’immediato accompagnamento alla frontiera, a dispetto della recente sentenza del Tribunale Supremo che limita la possibilità al solo caso in cui l’ingresso a Ceuta avvenga tramite la distruzione di strutture di contenimento. Traduzione, solo ed esclusivamente se qualcuno viene beccato a tagliare l’ipersorvegliata e impenetrabile Valla, ma mai per chi si arrampica su rocce a strapiombo per chilometri o affronta a nuoto un tragitto di almeno cinque o sei ore. Per tutti loro, hanno stabilito i giudici in punta di diritto internazionale, codice di navigazione e convenzioni marittime e diritto d’asilo, la procedura deve essere quella standard.

"I migranti non sono emergenza nazionale”

Anche per questo il governo ha rispedito al mittente le richieste di Vivas. Lo stato d’emergenza, ha fatto sapere il ministero dell’Interno di Fernando Grande-Marlaska, che domani sarà a Ceuta insieme al premier Sánchez,in Spagna è previsto in casi molto specifici: alluvioni, rischi sismici e vulcanici, eventi meteorologici avversi, incendi boschivi, incidenti con sostanze pericolose, rischi nucleari e radiologici e rischi tecnologici. “La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale – si legge in una nota - rientra nella normativa statale in materia di protezione civile, che non considera i flussi migratori come un rischio per il Sistema Nazionale di Protezione Civile, né prevede piani speciali, linee guida generali o strumenti specifici di protezione civile per la loro gestione”. Ma per Ceuta, fa sapere il governo, Madrid si muove. Nell’enclave spagnola in Marocco arriveranno sub e navi della guardia costiera, altri uomini a supporto degli 80 agenti della Guardia Civil (GC) già presenti, più l’esercito con l’incarico specifico di sostenere la GC ”nell'esercizio delle sue funzioni e in qualsiasi altro compito che si renda necessario per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta”.

Vox: “Invasione voluta da Pedro Sánchez”

Tutto materiale buono per accendere la polemica politica, che dopo la maxi-regolarizzazione voluta dal governo Sánchez, sui migranti è accesa da tempo e finisce per irrigidire anche le relazioni con Rabat, con cui da mesi va avanti un delicato lavoro diplomatico sul Sahara. Il leader dell’ultradestra di Vox, Santiago Abascal, vicinissimo alla premier Giorgia Meloni, parla di “invasione”. Che a suo parere sarebbe stata addirittura pianificata dal governo di Pedro Sánchez, bollato come “capo della mafia”. L’attacco arriva via social. “Si tratta di uomini in età militare, convocati dal governo corrotto di Sánchez per assaltare i nostri confini, solo per poi vagare per le strade della Spagna gridando ‘Viva Pedro Sánchez!’. Per ogni stupro, ogni accoltellamento e ogni colpo alle tasche degli spagnoli per sostenerli c'è un colpevole diretto: il capo della mafia che chiama disperatamente altri sicari per aggrapparsi al potere”, scrive Abascal su X. Toni diversi, ma identici contenuti usa il Partido popular, che ha sancito un’alleanza di intenti (e in molte regioni e città elettorale e di governo) al prezzo di una svolta a destra sulle politiche migratorie, sintetizzata nello slogan diventato programma politico: “prima gli spagnoli”. “Non possiamo ignorare che questa situazione critica riflette un'immagine di declino che la Spagna non merita. Non possiamo rassegnarci a decisioni irresponsabili, come la politica migratoria, che portano a crisi di questa portata. La Spagna ha bisogno di un governo che guidi e serva il nostro Paese e tutti gli spagnoli. Un governo che difenda la sovranità nazionale”, ha dichiarato il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo.

La reazione dell’Italia

Una polemica che si allarga all’Italia e diventa l’ennesimo motivo di frizione fra Roma e Madrid. Nonostante a separare Ceuta dall’Europa ci sia il Mediterraneo, non esistano frontiere terrestri fra Italia e Spagna e chiunque arrivi via mare o via aria sia obbligato a mostrare i propri documenti, che lo identificano come comunitario, dunque con diritto a libero accesso, o extracomunitario, la cui permanenza sul territorio europeo è soggetta a regole e limiti, la premier Giorgia Meloni ha annunciato che sarebbero in valutazione “strumenti straordinari per la difesa dei confini, come la sospensione dello spazio Schengen (che permette la libera circolazione ai cittadini Ue all’interno dell’Unione ndr) con la Spagna”. Poco prima sulla stessa falsa riga era intervenuto il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: "Ho affrontato anni di processo, rischiando sei anni di carcere, per aver protetto i confini del mio Paese. Sánchez no. Sospendere Schengen. Difendere i confini".

Convocato d’urgenza l’ambasciatore italiano dopo il post di Tajani

Ma a mettere ancora una volta sotto pressione i rapporti diplomatici è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sui social scrive: "Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell'operato del Ministro Piantedosi. L'immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani". Parole che hanno irritato non poco il suo omologo spagnolo José Manuel Albares, che dopo aver convocato formalmente l’ambasciatore italiano a Madrid, su X risponde: "questo messaggio è indegno del ministro degli Esteri di un paese partner e amico da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica. I fatti di oggi hanno a che fare con una sentenza, niente a che vedere con ciò che dice il tweet”.

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