Alagna: “L’obiettivo di Mosca è mettere in crisi l’establishment democratico”
di Fabio Tonacci“La strategia russa non consiste soltanto nel favorire un partito, ma amplificare le fratture già presenti nelle società occidentali: immigrazione, guerra, identità, sfiducia nelle istituzioni. L’obiettivo è polarizzare, dividere e mettere in crisi l’establishment democratico”. Luca Alagna, esperto di integrità della comunicazione e minacce ibride, già advisor dell’Europarlamento, da anni studia le interferenze ordinate dal Cremlino.
Quando comincia l’offensiva russa contro le opinioni pubbliche occidentali?
“Le avvisaglie erano chiare già tra il 2013 e il 2014, prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Nei report dell’Fbi, della Cia e delle società che tracciano i cyberattacchi comparivano gli stessi attori poi coinvolti nelle interferenze sulle elezioni americane d…
“La strategia russa non consiste soltanto nel favorire un partito, ma amplificare le fratture già presenti nelle società occidentali: immigrazione, guerra, identità, sfiducia nelle istituzioni. L’obiettivo è polarizzare, dividere e mettere in crisi l’establishment democratico”. Luca Alagna, esperto di integrità della comunicazione e minacce ibride, già advisor dell’Europarlamento, da anni studia le interferenze ordinate dal Cremlino.
Quando comincia l’offensiva russa contro le opinioni pubbliche occidentali?
“Le avvisaglie erano chiare già tra il 2013 e il 2014, prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. Nei report dell’Fbi, della Cia e delle società che tracciano i cyberattacchi comparivano gli stessi attori poi coinvolti nelle interferenze sulle elezioni americane del 2016. Mosca ha costruito allora reti che oggi può riattivare rapidamente contro un Paese o un obiettivo politico”.
Come colpisce concretamente una democrazia?
“Il risultato più grave è distruggere la credibilità dell’informazione. Quando il cittadino non crede più ai giornali, alle istituzioni o agli esperti, cerca risposte altrove e finisce dentro circuiti costruiti apposta per intercettarlo. Il cittadino informato viene sostituito da quello disinformato, militante e polarizzato”.
Quali strumenti vengono utilizzati?
“Disinformazione, bot, campagne coordinate, finanziamenti opachi, attacchi hacker e operazioni di hack and leak”.
Vale a dire?
“Si sottraggono dati, li si seleziona o manipola e poi li si diffonde come una fuga di notizie autentica. È una guerra ibrida perché combina cyberattacchi, propaganda, pressione politica e, quando serve, azione militare. Le infrastrutture costruite negli anni funzionano oggi come missili ibridi”.
La Cina opera nello stesso modo?
“No, Pechino lavora soprattutto sul lungo periodo. Cerca di magnificare la grandezza della Cina, presentandola come una potenza affidabile, efficiente e tecnologicamente avanzata. Lo fa anche attraverso influencer occidentali che mostrano metropolitane, treni veloci e modernità urbana. TikTok rientra in questa penetrazione culturale delle fasce più giovani: l’influenza può apparire innocua, ma entra in profondità nella vita quotidiana”.
Chi rappresenta oggi il pericolo maggiore?
“In una prospettiva di dieci anni la Cina ha tutto l’interesse ad asservire l’opinione pubblica occidentale alla propria narrativa. Tuttavia, negli ultimi anni l’attore più aggressivo è stato la Russia. Mosca vuole destabilizzare i Paesi Nato e ricostruire un’egemonia antioccidentale. È la strategia del caos, ed è una guerra vera”.
Che ruolo hanno algoritmi e intelligenza artificiale?
“Sono l’elefante nella stanza. Gli algoritmi possono favorire non solo un’ideologia, ma stati d’animo come rabbia, paura e divisione. L’intelligenza artificiale rende le campagne più veloci, permette di orchestrare migliaia di bot credibili e può contaminare i dati con cui vengono addestrati i chatbot. I russi producono enormi quantità di contenuti distorti in molte lingue per influenzare ciò che i sistemi assorbiranno e restituiranno. È il cosiddetto LLM grooming”.
Come possono difendersi le democrazie?
“La risposta deve essere sistemica. Non basta proteggersi dai cyberattacchi se si ignorano le interferenze elettorali, la manipolazione algoritmica o le campagne coordinate. Servono trasparenza sulle piattaforme, monitoraggio serio e applicazione delle regole europee. Se l’attacco è sistemico, anche la difesa deve esserlo”.