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Purtova: “Con Putin non si può dialogare senza metterlo nell’angolo con la forza”

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La deputata ucraina: “Il cambio di passo Usa verso Kiev è evidente, ma la vera svolta dipende dalla capacità di costringere Mosca a fare i conti con la realtà”
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L’intesa ritrovata tra Trump e Zelensky non basta. "Con Putin il dialogo funziona solo se sostenuto dalla forza”, sostiene Anna Purtova, deputata ucraina del partito Servitore del Popolo, in questa intervista sui nuovi equilibri tra Washington, Kiev e Mosca e sulle prospettive di una pace negoziata.

Zelensky ha incontrato Trump e sembra esserci un netto cambio di atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell'Ucraina. Ma la reazione russa è quella di intensificare i bombardamenti…

“Sì, e il cambiamento è evidente non solo nella retorica, ma anche nelle decisioni concrete. Tra i principali temi affrontati c'era la possibilità di concedere all'Ucraina una licenza per la produzione dei sistemi Patriot: un livello di fiducia che sarebbe stato difficile immaginare solo pochi mesi fa. All'inizio dell'estate il presidente Trump aveva inoltre elogiato pubblicamente la determinazione delle forze armate ucraine, in particolare l'impiego innovativo dei droni, sostenendo l'espansione della pr…

L’intesa ritrovata tra Trump e Zelensky non basta. "Con Putin il dialogo funziona solo se sostenuto dalla forza”, sostiene Anna Purtova, deputata ucraina del partito Servitore del Popolo, in questa intervista sui nuovi equilibri tra Washington, Kiev e Mosca e sulle prospettive di una pace negoziata.

Zelensky ha incontrato Trump e sembra esserci un netto cambio di atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell'Ucraina. Ma la reazione russa è quella di intensificare i bombardamenti…

“Sì, e il cambiamento è evidente non solo nella retorica, ma anche nelle decisioni concrete. Tra i principali temi affrontati c'era la possibilità di concedere all'Ucraina una licenza per la produzione dei sistemi Patriot: un livello di fiducia che sarebbe stato difficile immaginare solo pochi mesi fa. All'inizio dell'estate il presidente Trump aveva inoltre elogiato pubblicamente la determinazione delle forze armate ucraine, in particolare l'impiego innovativo dei droni, sostenendo l'espansione della produzione di sistemi di difesa aerea.È il risultato della diplomazia coerente e perseverante del presidente Zelensky. Ma la vera svolta dipenderà capacità di costringere Mosca a fare i conti con la realtà attraverso sanzioni più severe, un continuo sostegno militare all'Ucraina e l'unità dei partner internazionali di Kiev. Finché Putin continuerà a giocare su due tavoli, qualsiasi strategia di dialogo dovrà essere sostenuta dalla forza”.

Ha fiducia nella capacità di Donald Trump di arrivare a una svolta nel conflitto, nonostante la strategia di dialogo con la Russia seguita finora?

“La fiducia non riguarda una singola persona, ma un principio fondamentale: non potrà esserci pace senza una pressione costante sul Paese che questa guerra l'ha iniziata e continua a portarla avanti. E quel Paese è la Russia di Vladimir Putin. Nonostante numerosi cicli di negoziati, il Cremlino non ha ancora inviato alcun segnale credibile di essere disposto a perseguire una pace giusta e duratura. Il dialogo con il Cremlino è necessario, ma deve essere uno strumento di pressione, non un fine in sé”.

La rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha provocato le più grandi manifestazioni antigovernative dall'inizio dell'invasione su vasta scala. Cosa sta succedendo in Ucraina?

"Direi che si è trattato prima di tutto di un segnale di fiducia, più che di sfiducia. Anche nel quarto anno della più grande guerra combattuta in Europa da decenni, gli ucraini conservano pienamente il diritto di scendere in piazza, porre domande difficili e pretendere risposte. Ed è altrettanto importante che lo Stato risponda invece di mettere a tacere queste preoccupazioni. È esattamente questo il motivo per cui combattiamo: una democrazia capace di resistere alle pressioni della guerra, anziché esserne indebolita”.

Lei è stata una convinta sostenitrice della trasformazione digitale. In un momento in cui la fiducia dei cittadini è sotto pressione, come possono la digitalizzazione e la tecnologia migliorare la trasparenza, rafforzare la fiducia nelle istituzioni e rendere lo Stato più resiliente?

“È una domanda che mi sta particolarmente a cuore. L'Ucraina ha già dimostrato, attraverso iniziative come Diia, Prozorro e la piattaforma per l'innovazione nella difesa Brave1, che gli strumenti digitali rappresentano uno dei mezzi più efficaci per contrastare la corruzione e uno dei modi più rapidi per costruire fiducia. Quando le decisioni pubbliche e la spesa dello Stato sono trasparenti e tracciabili in tempo reale rimane molto meno spazio per sospetti e opacità. Per questo motivo l'eredità di Mykhailo Fedorov come ministro della Trasformazione digitale non riguarda una singola persona o un incarico, ma una vera e propria filosofia di governo che deve continuare a espandersi, anche nel settore della difesa.

Inoltre, i servizi digitali decentralizzati possono continuare a funzionare persino sotto gli attacchi missilistici, quando i tradizionali apparati burocratici rischiano di fermarsi”.

La Crimea resta centrale nella strategia di lungo periodo dell’Ucraina. Guardando al futuro, quali condizioni politiche, diplomatiche e di sicurezza devono essere presenti perché possano diventare possibili passi concreti verso la reintegrazione della Crimea?

“La posizione dell’Ucraina su questo tema è sempre stata coerente e irremovibile: la Crimea è Ucraina e nessun accordo diplomatico può cambiare questo principio, né secondo il diritto internazionale né agli occhi del popolo ucraino. E’ essenziale che la comunità internazionale continui a rimanere unita nel rifiutare il riconoscimento dell’annessione illegale della Crimea e nel mantenere le sanzioni finché la Russia non cambierà atteggiamento e non tornerà a rispettare il diritto internazionale”.

Guardando ai prossimi dodici mesi, vede un percorso realistico verso la fine della guerra?

"L’Ucraina ha già dimostrato la propria disponibilità ad accettare compromessi responsabili. Tra questi vi sono l’accettazione della realtà pratica di un congelamento del fronte; la proposta di una zona economica demilitarizzata; e una certa flessibilità sui dettagli degli accordi transitori. È pragmatismo finalizzato a salvare vite, non un segnale di debolezza.Allo stesso tempo, le linee rosse dell’Ucraina restano immutate. Il riconoscimento giuridico di qualsiasi territorio ucraino occupato come territorio russo è inaccettabile in ogni circostanza, sia che riguardi la Crimea sia il Donbass. Il diritto sovrano dell’Ucraina a scegliere le proprie alleanze, compreso il percorso europeo ed euro-atlantico, non è negoziabile. Né possono esserci limitazioni alla dimensione o alle capacità delle forze armate ucraine, perché questa è una questione legata alla sopravvivenza stessa del Paese”.

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