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Marocco, il dispetto a Sánchez e il regalo a Trump: cosa c’è dietro la crisi dei migranti a Ceuta

(afp)

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Rabat è il più stretto alleato di Donald nell’area, mentre con Madrid è sempre forte la frizione per le sue posizioni sul Sahara Occidentale. La scintilla è stata la visita del premier spagnolo ad Algeri, il vecchio nemico. “Le autorità marocchine hanno spinto i giovani a passare il confine per mettere in difficoltà la Moncloa”
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TUNISI – Una ripicca del Marocco contro la Spagna, “colpevole” di riavvicinarsi agli odiati algerini. E, sullo sfondo, l’eterna questione del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, occupato stabilmente all’80% dalle autorità di Rabat. Potrebbe essere questa complessa vicenda una delle spiegazioni del recente afflusso massiccio di migranti a Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa marocchina. Senza dimenticare la ragione di fondo che spinge i ragazzi disperati a nuotare in alto mare fino a quelle spiagge europee: il loro Paese, che assicura una forte crescita economica (+4,6% nel primo trimestre di quest’anno), non riesce a generare sufficienti posti di lavoro per la sua gioventù, abbandonata in parte sulla strada del progresso del “nuovo Marocco”.

Controlli allentati

Partiamo dalla situazione attuale: Fernando Grande-Marlaska, ministro degli Interni spagnolo, ha stimato stamani a 50mila i clandestini penetrati a Ceuta nelle ultime 24 ore. L’afflusso era già iniziato nei giorni preced…

TUNISI – Una ripicca del Marocco contro la Spagna, “colpevole” di riavvicinarsi agli odiati algerini. E, sullo sfondo, l’eterna questione del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, occupato stabilmente all’80% dalle autorità di Rabat. Potrebbe essere questa complessa vicenda una delle spiegazioni del recente afflusso massiccio di migranti a Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa marocchina. Senza dimenticare la ragione di fondo che spinge i ragazzi disperati a nuotare in alto mare fino a quelle spiagge europee: il loro Paese, che assicura una forte crescita economica (+4,6% nel primo trimestre di quest’anno), non riesce a generare sufficienti posti di lavoro per la sua gioventù, abbandonata in parte sulla strada del progresso del “nuovo Marocco”.

Controlli allentati

Partiamo dalla situazione attuale: Fernando Grande-Marlaska, ministro degli Interni spagnolo, ha stimato stamani a 50mila i clandestini penetrati a Ceuta nelle ultime 24 ore. L’afflusso era già iniziato nei giorni precedenti, ma dall’inizio del 2026 non era stato segnalato nessun migrante in arrivo nell’exclave fino allo scorso 15 luglio. È chiaro che a un certo momento le autorità marocchine hanno allentato i controlli. L’ultima volta era avvenuto nel maggio 2021, quando in due giorni erano sbarcati a Ceuta più di 10mila giovani migranti. Eravamo allora in pieno in una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat con il Sahara Occidentale sullo sfondo. La Spagna aveva accolto Brahim Ghali, il leader del Polisario, perché fosse curato in un ospedale. Si tratta del fronte che combatte da sempre per l’indipendenza del territorio e della sua popolazione autoctona, i sahrawi. Fino ad allora la Spagna aveva appoggiato il progetto di un referendum di autodeterminazione dei sahrawi, voluto dall’Onu e osteggiato da Rabat. Nel 2022, però, la Spagna aveva cambiato posizione, iniziando a sostenere il piano marocchino di autonomia del Sahara Occidentale (come partner integrante del suo regno), al pari degli Usa, la Francia e le altre maggiori potenze. Solo l’Algeria continua ad appoggiare il Polisario nella sua lotta.

La fragile tregua tra Madrid e Rabat

Come per miracolo, i flussi migratori verso la Spagna (comprese le due exclave di Ceuta e Melilla) si erano arrestati o fortemente rallentati. Perché ricominciano? Una delle ragioni potrebbe essere la visita ad Algeri del premier spagnolo Pedro Sánchez lo scorso 20 luglio. Erano quattro anni che un primo ministro spagnolo non andava in visita ufficiale in Algeria, fornitore indispensabile di gas naturale della Spagna. Dopo mesi di crisi fra i due paesi, all’indomani del riavvicinamento al Marocco nel 2022, la situazione, al di là della vicenda del Sahara Occidentale, si era ristabilita tra Algeri e Madrid. Sonatrach, il colosso pubblico algerino degli idrocarburi, è ridiventato il primo fornitore di gas della Spagna. La visita di Sánchez non ha portato nessuna novità sul Sahara Occidentale e sul tema il Marocco ha già vinto un’altra battaglia, quando il 31 ottobre 2025 il Consiglio di sicurezza dell’Onu approvò una risoluzione, che considera il piano di autonomia marocchina come il riferimento principale per riportare la pace su quel territorio. Ma la visita potrebbe aver indispettito comunque i marocchini.

Il dispetto a Sánchez e il regalo a Trump

Su questo, ad esempio, non ha dubbi Abdullah Abaakil, vicesegretario del Partito socialista unificato marocchino, che ha dichiarato: “Le autorità marocchine hanno lasciato chiaramente passare i migranti. C’è una tendenza discutibile a utilizzare la migrazione e la disperazione dei giovani per mettere nell’imbarazzo il governo spagnolo e fargli capire quando le cose non piacciono ai marocchini”. Nel dicembre 2020 Donald Trump, alla fine del suo primo mandato, fu il primo a riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Da quando è ridiventato presidente, il Marocco è il suo più fedele alleato nell’area. Viste le reazioni dello stesso Trump sui social e del suo “mondo” a livello internazionale riguardo alla crisi di Ceuta, si può dire che questa, provocata o meno dai marocchini, è anche un “regalino” nei suoi confronti: permette a Trump di criticare duramente la Spagna di Saáchez, che considera uno dei suoi principali nemici. Poi, per capire il perché, una volta aperto il varco, così tanti giovani marocchini vogliano passare a Ceuta, territorio europeo, bisogna riferirsi alla particolare situazione economica del Marocco. Nel Paese, in crescita, sfrecciano treni ad alta velocità e lo sviluppo industriale è rapido (da poco ha strappato al Sudafrica il primato africano per l’industria più potente). Ma questa avanzata non beneficia a tutti. Come indicato nei mesi scorsi da uno studio della Banca mondiale, lo sviluppo economico non genera sufficienti posti di lavoro, soprattutto per i giovani (e anche a compensare le perdite occupazionali nell’agricoltura). Fra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione sfiora il 30%. E il tasso di attività nel tempo, invece di aumentare, è precipitato : era a quota 43,5% nel 2024, dieci punti percentuali al di sotto rispetto al 1999. I giovani marocchini in arrivo a Ceuta in questi giorni gridano una sola parola, dinanzi alle telecamere delle tv spagnole: “Trabajo”. Lavoro.

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