CEUTA – A Ceuta ieri si sarebbero dovute accendere le luci per la Virgen de África, la patrona dell’exclave, e invece da due giorni in città è quasi tutto spento. In una sorta di coprifuoco sussurrato, ma non imposto, i negozi sono chiusi, i bar e ristoranti barricati – tranne qualche eccezione dentro gli alberghi per turisti stranieri – per evitare che i gruppetti di giovani migranti arrivati dal vicino Marocco, tutti uomini, che vagano per le strade del centro senza soldi e con molta fame possano saccheggiarli. I festeggiamenti per la Madonna sono stati annullati, così come le bancarelle, i carri, la musica. «Dovevo vestirmi da gitana per la feria, come si fa a Siviglia, e invece guardi che tristezza. Qui siamo molto andalusi, mi creda, anche se siamo in Africa», racconta Maria, un’energica signora dai capelli dorati che si affretta verso casa.
Dall’altro lato della strada Ibrahim cammina insieme ad altri ragazzi senza meta, è marocchino, ha delle ciabatte fluo e una busta di plasti…
CEUTA – A Ceuta ieri si sarebbero dovute accendere le luci per la Virgen de África, la patrona dell’exclave, e invece da due giorni in città è quasi tutto spento. In una sorta di coprifuoco sussurrato, ma non imposto, i negozi sono chiusi, i bar e ristoranti barricati – tranne qualche eccezione dentro gli alberghi per turisti stranieri – per evitare che i gruppetti di giovani migranti arrivati dal vicino Marocco, tutti uomini, che vagano per le strade del centro senza soldi e con molta fame possano saccheggiarli. I festeggiamenti per la Madonna sono stati annullati, così come le bancarelle, i carri, la musica. «Dovevo vestirmi da gitana per la feria, come si fa a Siviglia, e invece guardi che tristezza. Qui siamo molto andalusi, mi creda, anche se siamo in Africa», racconta Maria, un’energica signora dai capelli dorati che si affretta verso casa.
Dall’altro lato della strada Ibrahim cammina insieme ad altri ragazzi senza meta, è marocchino, ha delle ciabatte fluo e una busta di plastica. Anche lui pensa che Ceuta sia triste, soprattutto perché non ha trovato quello che stava cercando – «la libertà», dice – e spiega come ci è arrivato a nuotare oltre la frontiera con il Marocco. «Un mio amico mi ha detto di aver saputo dal cugino poliziotto che dalla mattina di giovedì la frontiera con la Spagna sarebbe stata aperta. Allora ci siamo fiondati, per tanti è stato lo stesso passaparola a spingerli a venire». E nel frattempo sui social circolano video, non tutti verificati, di decine di giovani marocchini che vengono scaricati da camion nei pressi di Ceuta, mentre il New York Times riporta le testimonianze di chi racconta di essere stato spinto a nuotare fino alla frontiera dalle autorità marocchine.
In 84 hanno perso la vita in questa impresa e di quei tanti arrivati – in tutto a superare il confine con la Spagna sono stati secondo Madrid circa 50mila (ma le autorità di Ceuta parlano di 60mila), arrivati in massa soprattutto nel drammatico giovedì che qui ha riportato indietro alla crisi del 2021 – nella serata di ieri il ministro degli Esteri José Manuel Albares diceva che «praticamente tutti sono già tornati in Marocco» e il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, specificava che erano 48.300 quelli che avevano fatto ritorno «volontariamente».
Eppure nelle strade intorno al porto la situazione non è ancora rientrata. Ad ogni angolo c’è un mezzo militare con soldati armati di mitra che si vedono sfilare davanti gruppetti di giovanissimi che gli ridono in faccia. Sono ancora molti. C’è tensione. Alcuni si nascondono al passaggio degli agenti. C’è chi fugge di corsa. Poco più in là davanti ai chioschi dei tabacchi si sono formate file chilometriche perché «i ragazzi fumano», spiega un signore, «e i tabaccai per paura di essere derubati hanno chiuso tutti». Così quei pochi vengono presi d’assalto e un pacchetto di Marlboro, al mercato nero delle hall degli hotel, arriva a costare fino a 12 euro. Al centro di accoglienza, ormai al collasso, ieri sera è dovuta intervenire la polizia per evitare che un centinaio di migranti affamati facessero irruzione in cerca di accoglienza e cibo. Insomma, la situazione in città è tutt’altro che normale e anche dormire è diventata un’impresa. La Spagna ha requisito diversi dei pochi alberghi della città per far pernottare gli agenti di polizia, guardia civile e antisommossa arrivati dalla penisola per garantire la sicurezza.
Ieri ad arrivare è stato anche “el presidente”, Pedro Sánchez, che parlando «di una delle maggiori crisi vissute nel Paese» per cautela politica ha voluto spezzare la narrazione della macchinazione marocchina orchestrata dagli Stati Uniti e ha anzi definito la cooperazione con Rabat «ripetuta, costante e fluida a differenza di quello che era successo nel 2021», preferendo parlare di «mafie» dietro a quella che è stata «una violazione dell’integrità territoriale della Spagna». Poi ha evocato «una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza della Corte Suprema, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto», facendo riferimento a un pronunciamento di tre settimane fa.
Ad accogliere Sánchez, è stato il presidente della città, Juan Jesus Vivas, il delegato del governo del Partito Popolare, ma anche contestazioni e grida di “dimissioni” da parte di alcuni cittadini fuori dalla sede del municipio. «Non le sembra sospetto che secondo il governo tutte le persone che sono entrare giovedì siano già uscite?», domanda Paula, 25 anni, che studia per diventare poliziotta e vive a Ceuta da quando è nata. «Qui lo sappiamo tutti che è stata una manovra, Marocco e Usa giocano con le vite nelle persone. Lo so per certo perché il centro migranti era pieno da giorni e i poliziotti della frontiera non hanno fatto niente per fermarli. Io non ho nessun problema se entrano legalmente ma così no, qui siamo 84.222 abitanti, l’arrivo di giovedì rappresenta metà della nostra popolazione»