Gli Houthi yemeniti temono una “grande offensiva militare” via mare e via terra da parte di Riad dopo l’annuncio saudita di una coalizione navale internazionale a difesa del Mar Rosso. Lo scrive il Guardian, che cita fonti nel gruppo armato yemenita. La zona oggetto delle operazioni sarebbe lo Yemen centrale. «Secondo fonti yemenite, l’Arabia Saudita si starebbe preparando a una grande offensiva militare contro gli Houthi via mare e forse via terra nel tentativo di rompere il controllo sulle sue esportazioni di petrolio attraverso il Mar Rosso meridionale», spiega Patrick Wintour, corrispondente diplomatico del quotidiano britannico appena tornato dall’Iran dove ha avuto accesso per raccontare i funerali di Khamenei.
Le forze saudite si sarebbero ritirate dalla zona orientale dello Yemen, liberando mezzi e personale per la possibile offensiva di terra che potrebbe avvenire nell’area di al-Bayda, una zona del centro-sud dello Yemen che fu conquistata dagli Houthi tra il 2020 e il …
Gli Houthi yemeniti temono una “grande offensiva militare” via mare e via terra da parte di Riad dopo l’annuncio saudita di una coalizione navale internazionale a difesa del Mar Rosso. Lo scrive il Guardian, che cita fonti nel gruppo armato yemenita. La zona oggetto delle operazioni sarebbe lo Yemen centrale. «Secondo fonti yemenite, l’Arabia Saudita si starebbe preparando a una grande offensiva militare contro gli Houthi via mare e forse via terra nel tentativo di rompere il controllo sulle sue esportazioni di petrolio attraverso il Mar Rosso meridionale», spiega Patrick Wintour, corrispondente diplomatico del quotidiano britannico appena tornato dall’Iran dove ha avuto accesso per raccontare i funerali di Khamenei.
Le forze saudite si sarebbero ritirate dalla zona orientale dello Yemen, liberando mezzi e personale per la possibile offensiva di terra che potrebbe avvenire nell’area di al-Bayda, una zona del centro-sud dello Yemen che fu conquistata dagli Houthi tra il 2020 e il 2021.
Il gruppo armato nato nel 2014 come movimento ribelle è cresciuto, in pochi anni si è trasformato in un parastato che amministra due terzi del paese, compresa la capitale Sana’a, anche grazie al sostegno finanziario, logistico e militare della Repubblica islamica. Ma pure il rapporto con gli iraniani si è evoluto: da milizia filo-Teheran gli Houthi sono diventati un partner alla pari, che gestisce i propri affari e interessi in maniera anche indipendente. Lo si è visto con la guerra americana all’Iran: a differenza degli Hezbollah libanesi subito scesi in campo per difendere il proprio sponsor principale, gli yemeniti si sono tenuti alla larga dal conflitto e sono intervenuti solo in chiave anti-saudita.
Riad, che sostiene il governo yemenita deposto e riparato nel sud del paese, ha combattuto una lunga, costosa e sanguinosa guerra per tentare di ricacciare indietro gli Houthi sostenuti dall’Iran, perdendola. Ha così cercato un appeasement attraverso la tregua del 2022 e riallacciando le relazioni diplomatiche con l’Iran l’anno successivo, grazie alla mediazione della Cina. Non è servito però a mettere al riparo i suoi interessi energetici.
Con l’inizio della guerra americana contro l’Iran, e la chiusura dello stretto di Hormuz, il regno ha dovuto reindirizzare le sue esportazioni sul Mar Rosso esponendosi di nuovo agli attacchi degli Houthi. Il 20 luglio, il gruppo armato islamista ha imposto un blocco navale ai sauditi nel Mar Rosso, affermando che lo revocherà solo quando il regno avrà rimosso le sue restrizioni allo Yemen. Nei giorni successivi, i ribelli hanno colpito almeno due navi saudite. La monarchia ha reagito bombardando alcune postazioni Houthi a Sana’a e i loro alleati in Iraq, le milizie filo iraniane di Hashd al-Shaabi. E due giorni fa, il ministro della Difesa saudita ha annunciato la formazione di una coalizione navale internazionale a protezione del Mar Rosso. Quattordici paesi hanno già dato il loro assenso, tra cui potenze come il Pakistan, l’Egitto, la Turchia. La discussione è in corso anche con gli europei e con l’Italia. Il governo Meloni sta valutando la possibilità di entrare a far parte della missione navale difensiva.
Il Mar Rosso è una arteria marittima strategica, da cui passa il 15% del commercio globale via mare: una sua chiusura avrebbe implicazioni sulle forniture energetiche di tutta l’area euromediterranea. Ma l’adesione al progetto saudita rischia di trascinare anche gli europei in una guerra contro gli Houthi.