In quanti Paesi del Golfo è stato schierato lo scudo antidroni e antimissili dei militari italiani per contribuire a fermare i bombardamenti iraniani? Le uniche due dichiarazioni rese dai vertici delle forze armate non fanno chiarezza. Il 17 giugno il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, davanti alle Commissioni parlamentari ha detto: «Con il secondo asse ci riferiamo alla fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Bahrein che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l’Italia, supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni». Nella stessa sede il 1° luglio il generale Giovanni Maria Iannucci, comandante del Covi che gestisce l’attività operativa, ha aggiunto: «A seguito del mutato quadro securitario e delle ostilità che hanno interessato l’area, il dispositivo è stato rimodulato. Le componenti operative di supporto e sorveglianza sono s…
In quanti Paesi del Golfo è stato schierato lo scudo antidroni e antimissili dei militari italiani per contribuire a fermare i bombardamenti iraniani? Le uniche due dichiarazioni rese dai vertici delle forze armate non fanno chiarezza. Il 17 giugno il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, davanti alle Commissioni parlamentari ha detto: «Con il secondo asse ci riferiamo alla fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Bahrein che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l’Italia, supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni». Nella stessa sede il 1° luglio il generale Giovanni Maria Iannucci, comandante del Covi che gestisce l’attività operativa, ha aggiunto: «A seguito del mutato quadro securitario e delle ostilità che hanno interessato l’area, il dispositivo è stato rimodulato. Le componenti operative di supporto e sorveglianza sono state ridislocate in Arabia Saudita, Giordania e Italia. Qui svolgiamo attività di difesa aerea e missilistica integrata, ricerca, sorveglianza».
Queste sono le uniche comunicazioni – meno di quattro minuti complessivi – dedicate all’invio di settecento militari, batterie di missili e cannoni, radar e caccia in una zona di guerra: frasi completamente ignorate dai parlamentari di maggioranza e opposizione presenti alle audizioni. Stando ai due generali, sono attivi contingenti italiani in sei nazioni: Arabia Saudita, Giordania, Kuwait, Bahrein, Emirati, Qatar. Ossia tutti quelli presi di mira dalle incursioni di Teheran nel mese di marzo e dall’ondata di ritorsioni missilistiche delle scorse settimane: Paesi fondamentali per i nostri rifornimenti energetici. Il sito del ministero della Difesa specifica solo le attività svolte dalla task force dell’Aeronautica in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: non fa cenno a truppe in Giordania, Qatar ed Emirati che invece sono state citate dai due alti ufficiali.
Di sicuro, il governo ha mandato in Arabia Saudita anche una spedizione dell’Esercito con una – due secondo altre fonti – batteria di missili Samp-T: ciascuna in genere ha 150 militari. Negli Emirati risulta presente una batteria di cannoni a tiro rapido Skynex sempre dell’esercito: l’arma che in Ucraina si è dimostrata straordinariamente efficace nell’abbattere droni e missili cruise. Su quali siano i contributi alla protezione del Qatar – citato dal generale Portolano – e della Giordania – presente nel discorso del generale Iannucci – invece non sono trapelate indiscrezioni.
Di sicuro, la situazione più delicata riguarda il personale presente in Kuwait e Bahrein, piccoli emirati tempestati da decine di attacchi dei Guardiani della rivoluzione. In Kuwait c’è un radar An/Tps-77 dell’Aeronautica: può monitorare 1.500 oggetti volanti anche a 460 chilometri di distanza. In Bahrein invece sarebbe presente un radar Leonardo Kronos dell’esercito con prestazioni simili. E questo tipo di sensori sono spesso bersagli privilegiati dei raid iraniani.
Tutti i nostri militari hanno funzioni difensive. Non ci sono notizie certe sull’impiego dei missili terra-aria o dei cannoni Skynex. Quello che è stato confermato è il ruolo di ombrello radar contro le aggressioni iraniane. Lo schermo più importante è stato allestito in Arabia Saudita. Oltre ai quattro caccia Eurofighter, l’elemento chiave è l’aereo radar Gulfstream Caew del 14° stormo: si tratta di uno dei sistemi più avanzati al mondo, del costo di mezzo miliardo. Questo velivolo tiene sotto controllo un’area di 450 chilometri e serve come una centrale operativa volante, che grazie all’intelligenza artificiale elabora quantità colossali di dati raccolti anche da altri jet e radar: fornisce una «cupola informativa» su ogni minaccia diretta da sud-est verso l’Arabia Saudita. La task force infatti ha allestito la sua base nell’aeroporto di Taif, a pochi chilometri dalla Mecca, e le missioni del Caew sono concentrate sulle frontiere meridionali. Quelle dove la situazione è diventata incandescente per il riaccendersi dei combattimenti tra i sauditi e gli Houthi yemeniti, che rischiano di sfociare in guerra aperta.