TUNISI – Mentre il grosso dei ragazzi marocchini che hanno inondato le strade di Ceuta sta ritornando rapidamente a casa, in questa strana fiammata di crisi migratoria, resta ancora un mistero: perché le forze dell’ordine di Rabat hanno consentito l’andata e il ritorno di questa massa di disperati? Perché non li hanno fermati, come hanno fatto nei mesi e anni precedenti? Tra le possibili spiegazioni, alla fine ne affiora una che sa un po’ di fantageopolitica, ma nei tempi di Donald Trump tutto ormai è consentito (vedi la Groenlandia): la rivendicazione delle due exclavi, Ceuta e Melilla, da parte di Rabat.
Insomma, il Marocco, alleato fedelissimo degli Usa di Trump (che fu il primo nel 2020, alla fine del primo mandato, a riconoscere la sovranit…
TUNISI – Mentre il grosso dei ragazzi marocchini che hanno inondato le strade di Ceuta sta ritornando rapidamente a casa, in questa strana fiammata di crisi migratoria, resta ancora un mistero: perché le forze dell’ordine di Rabat hanno consentito l’andata e il ritorno di questa massa di disperati? Perché non li hanno fermati, come hanno fatto nei mesi e anni precedenti? Tra le possibili spiegazioni, alla fine ne affiora una che sa un po’ di fantageopolitica, ma nei tempi di Donald Trump tutto ormai è consentito (vedi la Groenlandia): la rivendicazione delle due exclavi, Ceuta e Melilla, da parte di Rabat.
Insomma, il Marocco, alleato fedelissimo degli Usa di Trump (che fu il primo nel 2020, alla fine del primo mandato, a riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale), ne vorrebbe approfittare per recuperare le due exclavi spagnole presenti sul proprio territorio, ognuna con 85mila abitanti, a 270 km di distanza l’una dall’altra sulla costa mediterranea (Melilla è spagnola dal 1497 e Ceuta dal 1580). Ebbene, il 30 luglio, nel pieno della crisi, Le360, media online marocchino vicinissimo al palazzo reale, ha pubblicato un’analisi dove Ceuta e Melilla sono definite «città occupate», la loro appartenenza alla Spagna è descritta come «un’anomalia» e il loro recupero da parte del regno di Muhammad VI «un esito inevitabile». Su Hespress, altro media marocchino, Yahya Yahya, presidente del Comitato nazionale per la reintegrazione delle due exclavi, ha sostenuto che la maniera in cui le autorità di Ceuta hanno gestito l’evento ha rivelato «la fragilità della presenza spagnola nella regione».
Sul destino dei due territori si erano già espressi nei mesi scorsi esponenti del mondo Maga (ovviamente in funzione anti-spagnola, per colpire Madrid, rea di non aver concesso le sue basi militari per l’avventura iraniana e di aver sostenuto la causa palestinese). In marzo Michael Rubin, del think tank liberista American Entreprise Institute, scrivendo per il Middle East Forum aveva esortato l’amministrazione Trump a riconoscere Ceuta e Melilla come territori marocchini, invitando il Marocco a organizzare un’“onda verde” di migliaia di persone per entrare dentro Ceuta. E in aprile Mario Diaz-Balart, deputato repubblicano vicino a Marco Rubio e presidente della sottocommissione per la sicurezza nazionale della Camera, aveva dichiarato che le exclavi «non si trovano nel territorio geografico della Spagna» ma in quello marocchino e che il loro destino deve «essere stabilito, negoziato e discusso fra amici e alleati».
Sempre in marzo, un rapporto dell’Istituto spagnolo di studi strategici (emanazione della Difesa di Madrid) allertava sul fatto che «a sud di Gibilterra la pressione militare marocchina è una realtà», invocando «un piano di difesa specifico». Dal 2022 Madrid si è riavvicinata a Rabat, dando il proprio sostegno al piano di autonomia voluto dai marocchini per il Sahara Occidentale (l’anticamera per il suo definitivo assorbimento). Senza tuttavia chiedere garanzie per le sue due exclavi africane.